Roc d'Azur contest over !!!

L'aspetti per un'anno, dodici lunghi mesi in cui ti tornano in mente i suoi colori, i rumori, i profumi, lo scorrere delle ruote sui sentieri dell'Esterel, la musica, la festa, l'apoteosi della tua passione e, in tre giorni scivola via un'altra Roc d'Azur che quando lasci la Costa Azzurra diventa già un ricordo dei tanti di un'altra stagione.

Quante ne abbiamo viste e fatte, e quanti bei momenti ci ha regalato, tutti diversi e tanti uguali condivisi quest'anno con 18.000 bikers e i suoi campioni, in cerca di una giornata di gloria, dell'abbraccio dei tifosi o di un'immenso finale di stagione.  La Roc incanta anche loro e chi arriva a Frejus per fare sul serio sa che non sarà una giornata qualunque.  Alla Roc d'Azur non sono mai giornate qualunque, per nessuno, chi la vede per la prima volta è attratto da un vortice di emozioni e chi la conosce ha ormai dei riti da rispettare, i tempi vengono scanditi dall'orologio di una passione che non ha pari in nessuno dei nostri eventi. 

Non c'è un'attimo di tregua dalle prime ore del mattino fino all'imbrunire, finito un giorno si pensa già all'altro, a quello che succederà domani, alla prossima gara da fare, si ritrovano vecchi amici e si fanno nuove conoscenze, ci si racconta la giornata e ci si prepara a riprendere di nuovo la strada della Base Nature, un vero tempio per il nostro divertimento.
Ci si appassiona alle gare come alle ultime novità che si trovano negli stand del salone del ciclo, alle folli evoluzioni dei freestylers, degli sloopers o dei Dirt BMX, adrenalina pura, musica a tutto volume e attrazioni ad effetto che incantano il pubblico e gelano il sangue a chi arriva a Frejus per la prima volta. 

Quest'anno in riva al Mediterraneo è venuto anche il vento, ha soffiato forte e ha scompigliato le carte della Roc, nessuno più saltava, la musica si è spenta, il salone del ciclo ha chiuso i battenti, volavano gli stand e sotto le sferzate del Mistral tutto si è fermato, si è corso lo stesso e sul Massif de L'Esterel in tanti sono caduti come birilli gettati a terra dalle folate di vento traditrici che hanno riempito gli occhi e la gola dei bikers di polvere.

Sabato alla Base Nature è tornata la calma e con tutta la sua normalità la Roc d'Azur ha ripreso la sua girandola, caricandosi ancor più di attese, gli spettacoli e gli stand hanno ripreso da dove avevano lasciato ed il pubblico francese è salito a fiumi sulle colline dell'Esterel per salutare la sua campionessa, Julie Bresset, scesa dalla Bretagna per il suo bagno di folla dopo una stagione fantastica. 

Ha corso con il sorriso stampato sul volto e una lacrima commossa sulle guancie, Julie e ha lasciato fare la gara alle altre, lei mischiata nel gruppo aveva altro da fare prima di firmare nl paddock autografi e dediche insieme a Maxime Marotte allo stand della BH.  Con la stessa semplicità con cui ha vinto il titolo mondiali ed europeo Under 23 e la Coppa del Mondo, la giovane francese è stata la star della Roc d'Azur, una stella destinata a brillare ancor di più nel futuro, un futuro che in Francia per la mountain bike appare radioso, per la sua qualità e per il movimento che ogni anno guidato dal suo faro arriva in Costa Azzurra.

Quale sarà il futuro della mountain bike d'oltralpe saranno le gare a dirlo, quello che appare certo è che dopo 28 anni, quattro cambi al timone della Roc d'Azur, l'ultimo avvenuto di recente, la grande reunion francese non cede nulla del suo prestigio e ogni anno cerca novità per dare a tutti il più grande divertimento.   "Rock my World" è stato il leit motive di questa edizione per celebrare una incontenibile Roc d'Azur dalle ambizioni planetarie, un vero motore per la mountain bike in Francia dove rappresenta un'importante e lungo capitolo dell'off road che ha visto un piccola corsa organizzata nel lontano 1984 da Stéphane Hauvette con sette partecipanti in mountain bike e abiti improbabili, diventare il primo evento di mountain bike del mondo che da 28 anni proclama nel suo tempio il più grande momento della stagione di un bikers. 

E la Roc d'Azur non dimenticherà mai il custode del suo tempio, Alain Bianchi, quello che per tanti anni è stato il suo motore, la sua anima, deceduto l'anno scorso a causa di un'arresto cardiaco durante un'uscito in bicicletta.   Ieri sera, al calar del buio, Alain si è certamente affacciato per un momento dal cielo terso di Frejus e sbirciando tra le stelle ha visto spegnersi l'ultimo riflettore su un'altra grandiosa Roc d'Azur, prima di riaddormendarsi sorridente in compagnia di altri 18.000 bikers.....

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