Quest'inverno in Repubblica Ceca il titolo iridato nel ciclocross di Zdenek Stybar aveva riempito le pagine dei giornali sportivi, ma c'è chi in primavera ed in estate ha fatto scorrere altri fiumi di inchiostr
o portando all massimo della popolarità nello stato dell'Europa Centrale anche la mountain bike. Dopo il trionfo in Coppa del Mondo ed aver guadagnato il titolo di Campione Europeo, Jaroslav Kulhavy sabato a Champery ha vestito la maglia arcobaleno di Campione del Mondo, realizzando un sogno in una stagione straordinaria.
Dopo il primo titolo Junior vinto a Lugano nel 2003, otto anni dopo, a 300 Km di distanza, Kulhavy ha vinto il secondo, diventando il primo biker della Repubblica Ceca della storia a vincere il titolo iridato nella massima categoria: "Ho realizzato un sogno, ma è stata anche la gara più difficile della mia carriera, ora guardo alle olimpiadi..." sono state le prime parole del fresco Campione del Mondo dopo essersi commosso mentre a Champery suonava l'inno nazionale ceco.
Kulhavy ha giocato al gatto col topo con Nino Schurter per sei giri, poi quando ha cominciato a piovere è sembrato in difficoltà, ma ancora una volta la sua tattica è stata quella vincente: "Nel sesto giro ho provato sulla lunga salita per la prima volta ad attaccare Schurter, ma ho fatto un'errore sulle radici bagnate e mi sono innervosito più di quanto avrei voluto. Ho ritrovato presto la concentrazione e ho provato di nuovo, ho preso un bel vantaggio che ho gestito fino al traguardo".
Kulhavy ha corso con la Specialized Epic 29er Full Suspension 2012, una mountain bike che ha ricevuto solo alcune settimane fa, in occasione della gara di Coppa del Mondo in Repubblica Ceca, che il campione ceco descrive con queste parole; "La Epic 29er è la
miglior mountain bike al mondo, penso che sia il futuro, la 29er full suspension è la migliore in tutte le condizioni. Ciò che ha reso particolarmente difficile la gara è stato l'acquazzone che ha reso molto scivolose le radici, fortunatamente le mie gomme erano ancora OK quando ha cominciato a piovere, hanno funzionato bene sia sull'asciutto che sul viscido"
Kulhavy aveva provato tutte le combinazioni di pneumatici durante l'allenamento, tra cui le Specialized Renegade Ground Control e Fast Track, quelle che ha scelto per il giorno della gara sono state le S-Works Fast Track 2.00 per l'anteriore e posteriore, gonfiate a 21 e 22 psi rispettivamente. Ha gonfiato l'ammortizzatore posteriore a 145 psi e settato lo Specialized Brain aperto di un click, per l'anteriore ha regolato le pressioni della 29er Rock Shox SID 2012 with Specialized Brain a 110 e 105 psi nelle camere negative e positive rispettivamente. Durante la settimana prima della gara, Kulhavy aveva testato diverse combinazioni di corone anteriori, tra cui la singola 36, ma ha scelto di correre con una 2x10 (39/26) RAM XX, ha anche usato i nuovissimi comandi SRAM a 10 velocità Grip Shifters, dopo aver apprezzato la precisione del loro lavoro.
Jaroslav Kulhavy è arrivato a Champery con la nuovissima SEAT Leon Cupra R 310 che l'azienda automobilistica, uno dei suoi sponsor, gli
ha messo a disposizion per la gara del mondiale, un modello della casa spagnola che in Svizzera è molto ammirata, un'automobile da 310 cavalli che raggiunge i 270 Km/h, che Kulhavy dopo averla guidata per alcuni giorni vuole farsi come regalo di Natale. Ieri il Campione del Mondo è rientrato in Repubblica Ceca e si è sottoposto ad un'esame di controllo presso l'ospedale Motol di Praga, necessario per determinare l'entità della contusione al petto che Kulhavy si è procurato nella staffetta di mercoledi che lo ha ancora infastidito durante la gara di sabato.
Catharine Pendrel ha riportato in Canada il titolo mondiale che dai tempi di Roland Green, nove anni fa aveva preso altre strade e, dopo 15 anni ha rinnovato l'ultimo vinto tra le donne da Alison Sydor nel 1996. La Pendrel era la favorita naturale per questi mondiali, dopo aver vinto le due ultime gare di Coppa del Mondo e con la sua acerrima rivale, Julie Bresset che ha corso per il titolo della categoria Under 23, che ha vinto con facilità. Tuttavia Maja Wloszczowska ha dimostrato che sarebbe stata
un'avversria difficile se non avesse forato nel terzo giro.
Catharine e Maja hanno fatto il vuoto già nel giro di lancio, poi la polacca ha forato e con una stupenda rimonta ha salvato il savabile, raggiungendo l'argento dopo aver superato l'ultimo ostacolo, quello della nostra Eva Lechner che ha tenuto finchè ha potuto il passo della polacca. "Ero molto nervosa all'inizio, sapevo che Maja era in ottima forma e poteva essere un'avversaria difficile" - ha detto la Pendrel - "Sapevo che era importante partire bene e di avere le gambe per arrivare per prima in cima alla salita lunga dove ho capito che Maja ed io eravamo equivalenti. Oggi lei era molto forte in salita, così ho cercato di creare un gap in discesa, dove era un pò meno sicura di me, ma è stata in grado di annullarlo con facilità, così ho capito che era molto motivata. Sapevo che potevamo arrivare insieme all'ultimo giro, perchè Maja stava guidando forte, se non avesse forato sarebbe stato un bel duello fino al traguardo, ma ero pronta a tutto. Non avevo mai vinto una medaglia ai mondiali, non ero mai stata in grado di mettere insieme un grande giorno e oggi è accaduto, sono felicissima"
Maja Wloszczowska, campionessa uscente e felice per l'argento, ha commentato che lei sarà ancora legata alla maglia iridata, in quanto l'azienda di sua madre realizza l'abbigliamento per la squadra della Pendrel, il Luna Pro Team. La polacca ha affrontato la più grande battaglia della sua vita, dopo che la sua gomma dietro è andata a terra al terzo giro sulla discesa più lunga, ha guidato con la ruora sgonfia più di un chilometro e ha perso oltre un minuto, visto però il recupero che ha messo in atto dopo aver
sostituito la ruota e i suoi tempi sul giro nettamente migliori dei quelli della Pendrel, poteva vincere, ma sportivamente ha riconosciuto tutti i meriti alla Pendrel, autrice di una grande stagione.
La nuova Campionessa del Mondo in questa stagione è maturata molto, avere un'avversaria forte e costante come Julie Bresset l'ha costretta a cercare quel qualcosa di più in se stessa e a cambiare qualcosa nel suo modo di correre contro un'avversaria al suo pari. In passato la canadese ha corso tante gare in cui si sentiva la più forte, la sua crescita continua di anno in anno le ha dato grande fiducia e la capacità di correre con tattiche differenti, imparando ad essere paziente e aspettare il momento giusto.
Questo è quello che è successo a Champery dove il tifo dei canadesi è stato una marcia in più per la Pendrel: "Se non fosse per l'incredibile energia dei miei tifosi canadesi che sulla lunga ascesa hanno urlato e gridato per me ogni giro, sarei salita molto più lenta, è stato il supporto più incredibile che io abbia mai avuto in una gara e mentre stavo per entrare nel rettilineo finale ho trattenuto le lacrime e solo quando il traguardo è stato così vicino ho capito cosa avevo fatto. Credo che sia stato mio fratello a passarmi la bandiera canadese, ma ero così fissata sul traguardo che non sono onestamente sicura, ho preso la bandiera e l'ho tenuta sopra la testa fino alla linea dove subito ho abbracciato chiunque ho riconosciuto. Siamo salite sul podio prima che la gara fosse finita e ho avuto modo di guardare le mie compagne di squadra attraversare la linea del traguardo e ho visto i loro sorrisi quando hanno sentito suonare l'inno canadese. E' stata tutta un'emozione incredibile"


