CAMBIO DELL'ORA, È TEMPO DI USCITE IN MTB AL BUIO: COME SCEGLIERE LE LUCI E PEDALARE IN SICUREZZA

Le giornate si accorciano, ma la voglia di pedalare non va in letargo. MTB e gravel si possono vivere anche dopo il lavoro, a patto di scegliere l'illuminazione giusta e pianificare il percorso. Vediamo come attrezzarci per le uscite notturne e quali prodotti possono essere utili.

Con il cambio dell'ora abbiamo dormito di più, ma quando le lancette sono tornate indietro di un'ora, per molti appassionati di mountain bike e gravel è iniziato il periodo in cui si rientra a casa dal lavoro che il sole è già tramontato, oppure si parte con la consapevolezza che l'ultima parte dell'uscita sarà al buio.

 

 

Ma dobbiamo davvero mettere da parte la bici fino alla primavera? Non necessariamente. Le uscite serali possono essere un modo interessante per continuare ad allenarsi e scoprire i propri percorsi sotto una luce diversa, purché si affrontino con la giusta preparazione.

 

L'elemento da cui partire è l'illuminazione: in questo periodo non basta essere visibili agli altri, ma, soprattutto in MTB, bisogna anche riuscire a leggere il terreno, individuare ostacoli e affrontare le discese con un margine di sicurezza adeguato.

 


CAMBIO DELL'ORA: PERCHÉ DOBBIAMO RIPENSARE LE USCITE

Il passaggio all'ora solare porta più luce al mattino, ma anticipa il tramonto secondo l'orario ufficiale. Il cambiamento si fa sentire soprattutto per chi pedala nei giorni feriali, quando il tempo a disposizione è limitato e spesso si riesce a uscire soltanto nel tardo pomeriggio.

 

 

Per chi pratica cross country, marathon o trail riding, il buio cambia il modo di affrontare i sentieri. Le radici, le pietre, le buche e i cambi di pendenza diventano meno leggibili, mentre la velocità con cui si riesce a interpretare il terreno dipende anche dalla qualità e dalla posizione della luce.

 

 

Nel gravel la situazione è diversa, ma non per questo meno importante. Sulle strade bianche e sui collegamenti asfaltati può essere necessario alternare tratti relativamente semplici a sezioni sconnesse, curve cieche e strade condivise con le automobili.

 

 

La soluzione non è necessariamente acquistare il fanale più potente disponibile. Dobbiamo prima capire dove pedaliamo, quanto dura l'uscita, a quale velocità ci muoviamo e quanta autonomia ci serve. Una luce adatta a essere visti nel traffico urbano, infatti, non è automaticamente sufficiente per illuminare un singletrack tecnico.

 

 

LUCI PER MTB E GRAVEL: VISIBILITÀ E ILLUMINAZIONE SONO DUE COSE DIVERSE

Quando scegliamo un impianto di illuminazione, dobbiamo distinguere due esigenze: vedere il percorso e farci vedere dagli altri utenti della strada. La luce anteriore deve consentirci di leggere ciò che abbiamo davanti. La potenza espressa in lumen è un primo parametro utile, ma non racconta da sola tutta la storia: contano anche la distribuzione del fascio luminoso, l'ampiezza dell'area illuminata, la possibilità di regolare l'intensità e l'autonomia alle diverse potenze.

 

 

In mountain bike, soprattutto sui sentieri non illuminati, un fascio ampio aiuta a interpretare meglio il terreno ai lati della traiettoria. Nei tratti veloci serve anche una buona illuminazione in profondità, per avere il tempo di reagire agli ostacoli.

 

 

Il fanale posteriore ha invece il compito di renderci riconoscibili da chi arriva alle nostre spalle. È particolarmente importante nei trasferimenti su asfalto, negli attraversamenti e sui collegamenti tra una strada bianca e l'altra.

 

Per scegliere correttamente, possiamo partire da queste indicazioni:

  • MTB su sentieri tecnici: serve una luce anteriore capace di illuminare bene il terreno, con un fascio sufficientemente ampio e un'autonomia compatibile con la durata dell'uscita.
  • Gravel su strade bianche e asfalto: è importante trovare un equilibrio tra illuminazione della strada, visibilità nel traffico e autonomia.
  • Trasferimenti urbani o su strade illuminate: può essere sufficiente una luce anteriore meno potente per vedere, purché sia adeguata al contesto, accompagnata da una luce posteriore efficace.
  • Uscite lunghe o bikepacking: autonomia, impermeabilità, facilità di ricarica e possibilità di gestire le modalità luminose diventano elementi centrali.

 

 

Un altro aspetto da non sottovalutare è la posizione del fanale. Un fascio orientato troppo in alto può abbagliare chi arriva in senso opposto, mentre una luce montata male può illuminare una zona poco utile del percorso. La regolazione va verificata prima di partire.

 

LUCE SUL MANUBRIO E SUL CASCO: PERCHÉ USARLE ENTRAMBE

Per le uscite notturne sui sentieri, la soluzione da valutare è una doppia illuminazione: una luce sul manubrio e una sul casco. Non si tratta di due dispositivi che fanno esattamente la stessa cosa, perché illuminano in modo complementare.

 

 

La luce sul manubrio deve offrire potenza e profondità sufficienti per leggere il terreno davanti alla bici. Il fascio, però, segue la direzione della ruota anteriore. Il biker, come sappiamo, guarda spesso verso l'uscita della curva o il punto in cui vuole impostare la traiettoria prima ancora di iniziare la manovra.

 

 

Una luce montata sul casco segue invece lo sguardo e permette di illuminare la direzione verso cui stiamo orientando la testa. Nei tornanti, nelle curve strette e nei passaggi tecnici può aiutare a individuare prima la linea da seguire e gli ostacoli laterali.

 

 

LUCE LEZY LITEDRIVE 1200+

 

Per questo, quando pedaliamo su sentieri non illuminati, manubrio e casco rappresentano la combinazione da privilegiare. La potenza deve essere adeguata al terreno, ma anche la distribuzione della luce e la possibilità di regolarne l'intensità sono importanti. Naturalmente, se la visibilità non permette di leggere il fondo con sufficiente anticipo, dobbiamo ridurre la velocità.

 

 

QUALI LUCI SCEGLIERE: ZÉFAL SUPERVISION

Tra le gamme che abbiamo presentato su PianetaMTB c'è la Zéfal Supervision, con cui il marchio francese è tornato nel settore dell'illuminazione per biciclette dopo 15 anni. La famiglia comprende diversi modelli, destinati a utilizzi differenti, dai trasferimenti quotidiani alle uscite su percorsi non illuminati.

 

Due esempi aiutano a capire come orientarsi nella scelta.

 

  • Zéfal Supervision F1500: raggiunge una potenza dichiarata di 1.500 lumen ed è il modello da valutare quando serve illuminare un percorso buio, compresi i sentieri MTB. Pesa 232 grammi, utilizza una ricarica USB-C e offre protezione IPX6 contro i getti d'acqua.

 

 

  • Zéfal Supervision F800: arriva a 800 lumen e può essere una soluzione da considerare per utilizzi meno impegnativi o per chi alterna strade bianche, asfalto e tratti non illuminati. Il peso dichiarato è di 167 grammi e anche questo modello dispone di ricarica USB-C e protezione IPX6.

 

 

La scelta non deve basarsi soltanto sulla potenza massima. Un fanale da 1.500 lumen può essere utile sui sentieri più bui, ma autonomia e distribuzione del fascio diventano determinanti quando dobbiamo utilizzarlo per tutta la durata del giro. Anche le autonomie dichiarate vanno lette con attenzione, perché i valori massimi si riferiscono alle modalità meno energivore e non necessariamente alla massima potenza.

 

 

 

Per conoscere gli altri modelli della gamma e le relative caratteristiche, abbiamo raccolto i dettagli nell'articolo Zéfal, dopo 15 anni torna a produrre luci da bicicletta con la linea Supervision.

 

ABUS TAIPAN: LA LUCE SUL CASCO E IL VANTAGGIO DI AVERLA INTEGRATA

La possibilità di montare una luce sul casco è particolarmente interessante in MTB, ma non tutti i modelli sono predisposti allo stesso modo. Un sistema di fissaggio adatto permette di posizionare il fanale senza ricorrere a soluzioni improvvisate e di sfruttare il vantaggio di un fascio luminoso che segue lo sguardo del biker.

 

 

Tra i prodotti da considerare c'è ABUS Taipan, il casco gravel Made in Italy che abbiamo già presentato su PianetaMTB. Per chi pedala anche su sentieri e strade bianche, l'aspetto interessante è la possibilità di integrare l'illuminazione nel proprio equipaggiamento. La versione Taipan LED dispone inoltre di una luce posteriore integrata.

 

 

Quest'ultima caratteristica offre un vantaggio pratico anche sulle mountain bike con reggisella telescopico: il fanalino non occupa spazio sul reggisella e non interferisce con il suo movimento. La posizione sul casco mantiene inoltre la luce più in alto rispetto alla zona della ruota posteriore, lontana da una parte degli schizzi di fango e potenzialmente più visibile per chi ci segue.

 

È un dettaglio utile quando si pedala in gruppo sui singletrack, dove avere un riferimento luminoso chiaro aiuta a individuare la posizione del biker che precede, anche in prossimità di curve e tornanti. Diciamo che, se qualcuno sta preparando un blockpass all'interno di una curva, almeno potrà vedere meglio dove siamo!

 

 

La luce posteriore sul casco non sostituisce automaticamente quella sulla bici, soprattutto nei trasferimenti su strada. Allo stesso modo, per illuminare un sentiero tecnico non possiamo affidarci soltanto al fanale sul casco: la luce anteriore sul manubrio resta fondamentale per leggere la traiettoria della bici.

 

 

L'approfondimento sul casco è disponibile qui: ABUS Taipan, il nuovo casco gravel Made in Italy per chi cerca libertà.

 

IL FANALE POSTERIORE E LA VISIBILITÀ NEL TRAFFICO

Anche quando la parte più divertente del giro è sui sentieri, spesso dobbiamo percorrere alcuni chilometri su asfalto per raggiungere il bosco o tornare a casa. In questi tratti la luce posteriore è fondamentale per rendersi riconoscibili dagli altri utenti della strada.

 

 

Dobbiamo montarla in una posizione ben visibile, evitando che sia coperta da borse, abbigliamento o altri accessori. Se utilizziamo una borsa sottosella per il gravel o il bikepacking, è importante controllare che non nasconda il fanale.

 

Anche gli elementi riflettenti sull'abbigliamento possono contribuire alla visibilità, ma non sostituiscono le luci. Prima di partire conviene verificare il funzionamento di tutti i dispositivi e assicurarsi che le batterie siano sufficientemente cariche per l'intera uscita.

 

 

CINQUE CONSIGLI PER PEDALARE AL BUIO

Per affrontare le uscite notturne non servono procedure complicate, ma qualche accorgimento può fare la differenza.

 

  • Scegliamo percorsi conosciuti: almeno per le prime uscite, meglio evitare sentieri mai affrontati prima. Conoscere curve, incroci e passaggi tecnici aiuta a gestire la velocità.
  • Controlliamo l'autonomia reale: la durata massima dichiarata non corrisponde necessariamente a quella alla massima potenza. Consideriamo sempre il tempo totale previsto per il giro.
  • Regoliamo il fascio luminoso: la luce deve illuminare il terreno senza abbagliare gli altri utenti della strada.
  • Portiamo una riserva quando serve: una seconda luce o una batteria supplementare può essere utile nelle uscite lunghe e nei percorsi isolati.
  • Adattiamo il ritmo alla visibilità: se non riusciamo a leggere il fondo con sufficiente anticipo, rallentiamo o rinunciamo ai tratti più impegnativi.

 

pedalare al buio

 

Prima della partenza controlliamo anche il fissaggio dei fanali, la carica del telefono e l'abbigliamento necessario per affrontare il calo delle temperature. In montagna, inoltre, è bene considerare che il buio può coincidere con un peggioramento delle condizioni meteo e che i tempi di rientro possono allungarsi.

 

 

CONTINUIAMO A PEDALARE, MA CON L'ATTREZZATURA GIUSTA

Il cambio dell'ora non deve necessariamente segnare la fine delle uscite in MTB e gravel dopo il lavoro. Con una buona illuminazione e un itinerario scelto con criterio possiamo continuare a pedalare anche nei mesi più bui, adattando velocità e difficoltà alle condizioni reali.

 

 

La priorità è capire di cosa abbiamo bisogno: una luce anteriore capace di illuminare il sentiero, un fanale posteriore per essere visibili e, quando affrontiamo trail tecnici, una luce sul casco che segua lo sguardo. Prodotti come le Zéfal Supervision e il casco ABUS Taipan LED sono esempi di soluzioni da valutare in base al tipo di uscita, senza dimenticare che potenza, autonomia e montaggio devono essere adeguati all'utilizzo.

 

 

Perché pedalare al buio può essere un modo diverso di vivere i nostri percorsi, ma la prima regola resta sempre la stessa: vedere dove stiamo andando e lasciare il tempo necessario per reagire.

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