Guermassa (Tunisia) - Il vento dei giorni precedenti pareva essersi placato di molto. Alla partenza nella cittadina di Guermassa la temperatura già alle 9.30 era molto gradevole tanto da convincere i bikers a partire senza protezioni per il vento ne per il freddo, come fosse insomma una calda giornata di inizio estate. Il tempio in cima alla prima ripidissima salita predominava la zona della partenza; una vista particolare e suggestiva, ma accompagnata da uno strappo davvero duro adatto a far subito selezione. In orario forse per la prima volta e senza nessun “intoppo”, alle 10 veniva dato il via libera alla tappa, con arrivo che era situato dopo 43 km a Chenini, altro paesino costruito interamente nella montagna, con cunicoli e gallerie scavate al proprio interno.

Paola Pezzo faceva subito capire che in salita ancora ce n'è per pochi, ed era infatti lei a scollinare per prima seguita a pochi metri da Giovanni Colagiacomi e Emanuele Iannarilli, che avevano come unico obiettivo quello di controllarsi a vicenda. Alla rampa seguiva poi un lungo e veloce trasferimento nel bel mezzo di una valle, durante il quale i tre collaboravano e procedevano senza scatti ne attacchi per almeno 35 chilometri.
Dietro il gruppo era sfilacciato e con il vento tornato a soffiare forte lateralmente diventava pressoché impossibile ricongiungersi ai tre di testa, che non avevano un'andatura impossibile ma costante. Le fatiche dei giorni precedenti si facevano sentire man mano che il chilometraggio aumentava e la paura di rimanere “senza benzina” era alta un po' per tutti. Così si cercava di gestire le proprie forze in base a quello che era rimasto nel serbatoio.

A circa 9 chilometri dal traguardo Iannarilli cominciava a sondare il terreno per capire chi poteva resistere ad un eventuale attacco. Gradatamente, seguito da Colagiacomi, l'andatura diventava molto sostenuta sulla pista in leggera pendenza che portava sull'altopiano che sovrastava Chenini. Paola Pezzo perdeva contatto dai battistrada, che però sbagliavamo clamorosamente un incrocio e le permettevano di rientrare alla fine della salita, prima dell'incredibile discesa a picco sull'arrivo, una discesa molto tecnica che si faceva sentire nelle braccia, fatta di sassoni, scaloni di terra, e curve a gomito quasi a strapiombo.

Iannarilli tentava ancora la fuga, arrivando a guadagnare circa due minuti sugli inseguitori, ma per la seconda volta sbagliava il percorso ed i tre si ricongiungevano nuovamente. Nel tratto in discesa era però Colagiacomi (A.S.D. S.C. Villa Sant'Antonio - Cicli Cocci) a fare la differenza, tagliando il traguardo per primo seguito a poca distanza da Iannarilli e Pezzo, arrivati quasi in volata. Quarto, a confermare l'ottima prova generale, Roberto Rosola davanti al padre Paolo, risultato che consentiva loro di cementare le rispettive posizioni nella classifica generale.

All'arrivo a sorpresa salame italiano “casareccio” per tutti, o meglio per i primi che ne facevano incetta riassaporando volentieri i sapori nazionali.
Terminata la Tunisia Desert Bike, è tempo di tirare le somme: soddisfatti tutti, sia i concorrenti che gli organizzatori, i quali hanno svolto un lavoro davvero ottimo per tutto quello che riguardava la gara, rifornimenti, navigazione, assistenza e sistemazione dei bikers. Era l'anno zero per loro e sanno da dove poter ripartire e dove poter ulteriormente migliorare per rendere questo evento importante e ancora più piacevole per i partecipanti ma anche per le famiglie al seguito, che spesso venivano accompagnate sul percorso di gara per assistere ai passaggi dei loro atleti.

Disponibili ed esperti, hanno saputo far fronte a tutte le evenienze del caso e soprattutto a “ripescare” qualche biker disperso nel deserto per qualche errore di navigazione. Le basi ci sono, l'esperienza di Ciro De Petri e di Fabrizio Bruno, organizzatori della Tunisia Desert Bike, è una garanzia di continuità e di qualità, soprattutto nel venire incontro alle esigenze di tutti, caratteristiche indispensabili per proporre questo tipo di gare.


