D: Buongiorno presidente. E’ contento dell’arrivo dei nuovi bikers?
P: "Quando atleti importanti chiedono di poter gareggiare con il Torrevilla Mtb è sempre un piacere, quindi posso dire che si, sono contento dei nuovi arrivi".
D: Cosa pensa della sua società a livello agonostico, organizzativo e dirigenziale?
P: "Ho un pensiero positivo su tutti e tre questi fronti. Abbiamo atleti di livello che hanno dimostrato e dimostreranno il loro valore e le capacità atletiche. I dirigenti sono dei validi collaboratori, direi di più, degli amici, con i quali il confronto e la collaborazione sono costanti e sempre improntati all’ottenimento del risultato che ci siamo prefissati. L’organizzazione viene di conseguenza all’aver un ottimo gruppo dirigente e dei soci che sono parte attiva e propositiva, diversamente una manifestazione come la Pedala coi Lupi, non si potrebbe organizzare".
D: A proposito di organizzazione. Per anni avete fatto parte del circuito degli Internazionali d’Italia ed avete ospitato il Campionato Italiano di Cross Country. C’è volonta da parte sua e della società di ritornare ad organizzare qualcosa di importante?
P: "Come dicevo in precedenza il Torrevilla Mtb organizza già da anni una manifestazione importante, Pedala coi Lupi, siamo impegnati per un paio di mesi nell’organizzazione ed un mese per realizzare il tutto al meglio. Le gare agonistiche sono diventate troppo impegnative, costose ed a volte rivolte solo agli addetti ai lavori. Preferiamo concentrarci su progetti che avvicinino la gente alla pratica della mountain bike. Nel contempo dico, mai dire mai".
D: Come presidente quale è stata la sua più bella soddisfazione a livello personale?
P: "L’organizzazione del Campionato Italiano Cross Country e tutte le edizioni della Pedala coi Lupi. Sono soddisfazioni personali ma soprattutto di un Team, e per me il gruppo ha una grande importanza".
D: Presidente, cosa ne pensa della mountain bike di oggi?
P: "Ne penso bene, è migliorata grazie alle innovazioni tecnologiche, ma è rimasta uno sport duro e di fatica. Le innovazioni non hanno tolto nulla allo spettacolo ed all’agonismo, anzi probabilmente lo hanno aumentato, rendendolo più spettacolare".
D: Lei preferisce la gare di cross country o le marathon?
P: "Sono due specialità diverse, entrambi con un loro fascino. Le cross country sono velocita’ ed adrenalina al massimo, spettacolari da guardare soprattutto in alucni percorsi tecnici. Le marathon danno maggiormente la dimensione della fatica e della capacità di gestione del proprio corpo, sicuramente meno spettacolari, perù più coinvolgenti".
D: Anche quest’anno aziende importanti a livello internazionale, come Ktm e Stihl, hanno confermato il loro sostegno. Cosa significa per la vostra società e per il movimento?
P: "Per noi è un segnale importante, significa che siamo apprezzati per quello che facciamo, non solo per i risultati degli atleti. Soddisfazione che aumenta se considero che tutti gli sponsor del 2012 hanno confermato il loro sostegno. Il messaggio è chiaro: il merito viene pagato; questo è il messaggio che va esteso al movimento".
D: Le aziende credono ancora nel ciclismo, nello sport?
P: "Le notizie che quotidianamente ci arrivano sui problemi del doping hanno sicuramente allontanato i grossi sponsor, quelli che permettevano di strutturare team di livello importante e gare di prestigio. Per fortuna la mtb è meno toccata da questi scandali e quindi si risente meno questa sfiducia. Certo che questi scandali sommato al momento economico non favorevole fanno si che molti si allontanino dal ciclismo e dallo sport in generale".
D: Il presidente Pirovano cosa vorrebbe festeggiare nel il 2013?
P: "Un’annata di vittorie".
D: Un messaggio da rivolgere agli atleti.
P: "Che si comportino da atleti, accettando le sconfitte così come si gioisce per le vittorie, senza trovare scuse in fattori esterni quando le cose vanno male, ma di impegnarsi perchè tutto vada bene. Questa èuna regola che devono applicare sia sui campi di gara che nella vita di tutti i giorni".
D: Il sogno nel cassetto di Fabrizio Pirovano?
P: "C’è ma non si dice. E’ fatto di tre colori. Non dico altro".


