I muscoli. La "testa". Una squadra che ti ricorda quanto vali. Nessuna ossessione. E una bici che ti porta dove vuoi. Gerhard Kerschbaumer, campione italiano e mondiale U23 di cross country, svela tutti gli ingredienti che lo hanno portato sulla strada del successo mondiale. In attesa di una nuova avventura olimpica, per ora lontana, l'atleta del team TX Active-Bianchi parla della stagione 2013, che lo ha visto emergere alla distanza e confermare le sue grandi doti e la bontà del lavoro di Bianchi, sia in fase di progettazione, sia in fase di organizzazione di squadra.
L'INIZIO STAGIONE - "All'inizio della stagione non ero al top, eppure in allenamento andavo forte. Non mi sentivo diverso. Mi ha aiutato la fiducia della squadra - racconta Kerschbaumer- e dalla prova di Coppa del Mondo in Val di Sole, dove sono giunto 12°, ho cominciato ad andar forte. Sono arrivate le prime vittorie, ho conservato la maglia tricolore. Il quinto posto in Coppa del Mondo a Vallnord è stato molto importante: ho avuto la certezza che, quando sto bene, posso competere ad altissimi livelli anche con gli élite. Mi ha dato ulteriore sicurezza", le parole del biker del team Bianchi.

IL MONDIALE - "Il mondiale è una gara molto difficile e ricca di imprevisti. Il percorso mi piaceva molto e a Pietermaritzburg avevo già vinto due anni fa in Coppa, oltre a essere giunto secondo nel 2012. C'era una salita lunghissima - racconta Gerhard - sulla quale avevo pensato di attaccare. Sono andato via subito, poi sono rimasto con il mio connazionale Braidot per un paio di giri. Quando lui è caduto, ho continuato con il mio ritmo fino all'ultimo giro, quando è arrivata la pioggia e ho pensato bene di gestire un vantaggio che si era fatto consistente".
LA VITTORIA - "Per vincere, in generale, ci vuole testa. Se manca quella, non girano neppure le gambe. Poi occorre serenità. Se l'obiettivo diventa un ossessione, rischi di mancarlo nettamente. E poi, ovviamente, ci vuole una squadra, una grande squadra. Come la Bianchi. Tre mesi fa, quando i risultati stentavano ad arrivare, il presidente Gimondi mi disse: 'Tranquillo, noi sappiamo che vai forte'. Per un atleta è importante avere queste iniezioni di fiducia, soprattutto in quei momenti", le parole dell'altoatesino.
LA BIKE - La bike di Kerschbaumer è la Bianchi Methanol 29 SL. Gerhard ne parla come fosse una compagna: "Quando la vedo, penso che è davvero bellissima, dal telaio a tutti i componenti. E poi è ancora più leggera dello scorso anno, è rigida, è cattiva nel senso che riesce ad assecondarmi quando decido di attaccare, e mi dà grande sicurezza in discesa. Non avevo mai avuto una bici così", ammette Kerschbaumer. La Bianchi Methanol 29 SL è caratterizzata dalla geometria Bianchi Racing testata in gara, finalizzata a massimizzare la prestazione agonistica. Il suo cuore è il telaio monoscocca in carbonio. La tecnologia Triple Wall Tube (TWT) rende il telaio più rigido, reattivo e resistente grazie ad una lamina in carbonio all'interno del tubo obliquo. La progettazione ERC (Embedded Reinforcement Construction) riduce significativamente la dispersione di potenza e contribuisce ad accrescere la rigidità del telaio mediante nervature di rinforzo in carbonio integrate nei tubi sottoposti a maggiore torsione e stress. Il tubo obliquo della Methanol 29 SL presenta una lamina in titanio integrata nella fibra di carbonio per proteggere il telaio da urti e dall'impatto con pietre e detriti.
29 MA ANCHE 27.5 - Kerschbaumer pedala abitualmente su una Methanol 29" ma ha già testato con riscontri estremamente positivi la nuova Methanol 27.5 SL, utilizzata in gara alla Gimondi Bike (domenica 29 settembre). Kerschbaumer, cosi come tutto il team TX Active-Bianchi avrà a disposizione nel 2014 tutte le opzioni telaio per poter affrontare al meglio ogni tracciato.
L'OLIMPIADE - L'obiettivo a lungo termine sono le Olimpiadi di Rio 2016. Gerhard prova a non pensarci, per ora: "In tre anni possono succedere tante cose, per questo dico che guardo cosa succede domani o il prossimo anno. Certo, le Olimpiadi sono l'evento più l'importante per un atleta. Da bambino, sognavo una medaglia ai Giochi. Oggi il sogno c'è ancora".
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