Piccola, minuta, 46 Kg di grinta e potenza, inconfondibile, Irina Kalentieva, ogni anno, dal 2005 lascia la Russia per trasferirsi in Europa per andare a vivere ad Aalen, una città della Germania di circa 67.000 abitanti situata nella parte orientale del Baden-Württemberg per stare vicina al suo team, il Topeak Ergon con cui gareggia dal 2006, dopo aver lasciato il Multivan Merida nel 2005.
Dopo aver vinto due medaglie d'argento ai Campionati Europei in Turchia (2007) e nel 2009 in Olanda "Ira" aspettava il 2012 per cercare in Russia quell'oro europeo che sognava di mettersi al collo tra gli
applausi dei suoi tifosi mentre dagli altoparlanti uscivano le note del suo inno nazionale e intorno a lei sentiva solo la sua lingua. La tensione era tanta, i titoli sui giornali sportivi erano tutti per lei, Irina era una delle favorite di quella che considerava quest'anno come la seconda gara più importante della stagione, dopo le olimpiadi, il desiderio di aggiungere l'oro europeo ai suoi trofei non era l'unica ragione che la motivava come in poche altre occasioni.
La gara era a Mosca, una gara di casa per Irina che è nata nel novembre del 1977 in un piccolo villaggio chiamato Norwash-Sigali, 350 Km a est della capitale sovietica, da lì erano arrivati tutti i suoi amici e la sua famiglia per vederla correre. L'interesse dei media russi per lei che nel 2007 (Gran Bretagna) e nel 2009 (Australia) era stata Campionessa del Mondo e l'anno dopo alle olimpiadi di Pechino aveva vinto il bronzo era estremamente grande, in patria Irina è trattata come una superstar e viene seguita spesso dalle telecamere anche nella vita privata, ma lei c'era abituata, sapeva che la sua gente da lei si aspettava qualcosa di grande e lei era pronta, ma anche la sfortuna si era preparata per mandare all'aria quello che sarebbe stato l'avverarsi di un sogno.
La gara femminile di domenica a Mosca ha avuto luogo nelle condizioni più estreme che si possa immaginare, la pioggiaha trasformato il percorso in un bagno di fango enorme e a causa di questo e questo ha messo a dura prova atlete e biciclette, i problemi tecnici alla trasmissione e ai freni sono stati all'ordine del giorno, per tutti, ma per Irina hanno rappresentato le condizioni di una sconfitta.
La gara era iniziata bene, Irina si era messa in una buona posizione nel gruppo delle prime, quando la futura vincitrice dell'oro, Gunn-Rita Dahle era riuscita a scappare alla fine del secondo giro, Irina è rimasta nel gruppo delle quattro inseguitrici, in lotta per le rimaneti medaglie. Tuttavia nel secondo giro per la rappresentante della Russia è stato anche quando ai freni Magura Marta SL Team della sua Canyon "Grand Canyon CF" sono comparsi problemi e il fango ha riempito la cassetta del suo SRAM XX, rendendo impossibile la cambiata. Al quarto giro la due volte campionessa del mondo si è anche fermata nella zona tecnica e ha provato insieme al meccanico della squadra a rimettere a posto le cose, purtroppo senza successo. Nell'ultimo giro Irina aveva praticamente una bici senza freni e un solo rapporto al cambio, ha finito la gara a 5' 46" dalla Dahle, scendendo in nona posizione.
"Naturalmente sono molto delusa" - ha detto la Kelentieva mentre si puliva il viso infangato- "Avevo come obiettivo di vincere una medaglia qui, era difficile battere la Dahle, ma l'argento o il bronzo era nelle mie possibilità. Mi sentivo veramente bene quando ero nel gruppo delle inseguitrici, la preparazione era stata perfetta, l'allenamento e la condizione eccellenti, quindi scaglio la mia ira al tempo e alle condizioni del tracciato, tuttavia sorrido per il livello della mia prestazione in una gara difficilissima, sono convinta che per le Olimpiadi, sto andando nella giusta direzione".


