L' edizione 2011 del Mongolia Bike Challenge, conclusa il 12 agosto a Karakorum, ha visto per il secondo anno consecutivo, il successo finale di Marzio Deho. Il bergamasco della Olympia però non era l' unico italiano, infatti
altri 10 corridori hanno concluso la gara pedalando per 1.200 chilometri e alcuni di questi sono riusciti anche ad entrare nella top ten. Quinto Mauro Canale, sesto Daniele Sassaroli e decimo Leonardo Ambrosi.
Noi di pianetamountainbike.it ad alcuni mesi dalla conclusione della corsa, abbiamo pensato di chiedere a Daniele Sassaroli che ci raccontasse la sua avventura. Lui risiede nelle Marche a Jesi in provincia di Ancona dove di professione è idraulico. Ha 38 anni e corre per il Bici Shop Factory team di Jesi assieme a Leonardo Ambrosi, che ha concluso la corsa al decimo posto.
Daniele : "Il Mongolia Bike Challenge è partito da Dalanzagad nel deserto del Gobi e dopo nove tappe (c'è stato anche un giorno di riposo) e 1.200 chilometri si è concluso a Karakorum l'antica capitale dell'impero Mongolo di Genghis Khaan oggi sede del più grande monastero buddista. Un'esperienza unica in una terra che ha del misterioso e a volte dell'incantevole dove inizialmente il protagonista è stato i deserto del Gobi. Li il caldo, il vento e il fondo del terreno che non scorreva, la facevano da padrone per poi arrivare su in montagna dove l'escursione termica (40 gradi di girno e meno 5 di notte) metteva a dura prova il fisici dei corridori .
Le difficoltà sono state molteplici, ad esempio nella prima tappa faceva un gran caldo ed il vento forte, che spirava in dire
zione contraria unito al fondo poco scorrevole mettevano a dura prova non solo le bici ma anche il fisico dei corridori. Nelle tappe successive c' era sempre il rischio di restare vittima dei crampi. Un' altra insidia era rappresentata da fiumi che bisognava guadare.
Nove le giornate scandite da quesi ritmi: sveglia alle 5.30, colazione, bagaglio consegnato all'organizzazione per il trasporto al campo successivo e poi alle 7.30 partenza della gara per affrontare dalle 4 alle 7 ore sella fino all'arrivo dove ci aspettava l'organizzazione con un bel pranzo. Riposo in tenda, premiazione della tappa, briefing del giorno dopo, cena e subito di nuovo in tenda a dormire e recuperare energie per la tappa del giorno successivo.
Non avevo mai partecipato a gare a tappe e soprattutto in un a terra come la Mongolia. Ricordo che
dopo la prima e durissima tappa, la mattina successiva fu dura ripartire e devo ringraziare soltanto l'organizzazione per aver messo a disposizione il servizio massaggi. Ma sicuramente la tappa che non potrò mai dimenticare è stata la settima dopo il giorno di riposo e dopo aver già messo alle spalle la tappa regina quella di 132 km e 2620mt di dislivello che sulla carta doveva essere "abbastanza tranquilla".
Invece quel giorno abbiamo superato 57 guadi e fiumi con acqua abbastanza fredda ma il momento critico è arrivato quando ho rotto la sella e ho dovuto percorrere gli ultimi 45 km sui pedali. Quella tappa è stata decisiva per quanto riguardava la classifica generale, perché persi più di mezz'ora sul mio diretto inseguitore e persi la prima posizione di categoria Master 1.
Il nostro obiettivo, mio e del mio amico Leonardo Ambrosi, dopo un anno di dura preparazione, era quello di prendere la maglia di finischer. Ci siamo riusciti anche con un discreto risultato, sesto io e decimo Leonardo. In questa gara abbiamo dato tanto ma allo stesso tempo abbiamo ricevuto tanto, iniziando con la soddisfazione personale per finire con lo splendido paesaggio che la Mongolia ci ha offerto e alla ospitale naturalezza che questo popolo riesce a dare anche se di per se sono poveri.
Mi resteranno sempre impresse nella memoria alcune immagini, la maestosità del deserto con le sue aride steppe affiancate dalle dune di sabbia e i loro abitanti, i cammelli. Ma anche le lunghe vallate verdi con i loro yak e le mandrie di cavalli selvaggi.
Questa esperienza è stata non bella ma bellisima e tutte le fatiche fatte alla fine sono svanite con l'indossare la maglia di finisher. "


