I due biker trentini Lorenza Menapace (team Carpentari - bici Titici) e Paolo Alverà (Olympia), sono rientrati in Italia dopo aver partecipato in coppia, al Brasil Ride, Lorenza per la seconda volta mentre per Paolo era il "battesimo del fuoco". E' stata un' esperienza importante in quanto dopo il quarto posto nella prima prova, Paolo come molti altri atleti, durante la seconda tappa è stato male e si è dovuto ritirare. Poi per fortuna si è ripreso e seppur fuori classifica hanno deciso di continuare la corsa.
La loro avventura era iniziata dall' aeroporto di Linate (Milano), dove accompagnati dal loro amico Ivan alle 4 del mattino si erano messi in file per prendere il volo TAP versoo Lisbona (Portogallo) e da quì con un volo transatlantico di otto ore sono atterrati a Salvador de Bahia. Li lo staff dell'organizzazione li ha portati all'albergo in pieno centro riservato ai partecipanti al Brasil Ride (c'erano ad esempio la tedesca Ivonne Kraft, i team Ergon USA e numerosi altri atleti di livello internazionale). Al mattino successivo hanno fatto un viaggio in pulman di 8 ore verso la Chapada Diamantina, scortati dal corpo militare speciale brasiliano.
Verso le 16 del pomeriggio di sabato 22 ottobre sono arrivati a Mucugè ed hanno visto lo spettacolo di 200 tende rosse appoggiate su un tappeto di erba verdissimo tra le rocce della Chapada. Era lì che avrebbero poi dormito i partecipanti alla gara, lunga 1 settimana. Il giorno successivo, domenica è iniziato il Brasil Ride con il prologo (tappa a noi meno congeniale) che li vedeva arrivate in quarta posizione e pienamente soddisfatti. La tappa la vincevano i coniugi Jennifer e Brian Smith (lei neozelandese, lui statunitense). 
Ma Paolo e Lorenza non sapevamo quello che sarebbe successo il giorno dopo.....
Lorenza Menapace si è ritrovata dopo l'abbandono di una gara a tappe, accanto al proprio compagno Paolo Alverà, e insieme hanno deciso di proseguire, pur sapendo che non avrebbero mai potuto indossare la maglietta di finisher, ne comparire nelle classifiche. Non è una scelta facile, quella dei due atleti trentini che però sono orgogliosi della loro gran scelta.
Adesso vi spieghiamo cosa è successo, per la verità è proprio Lorenza a spiegarcelo.
"Il secondo stage è stata una delle situazioni più drammatiche a livello emotivo nelle quali io mi sia mai trovata. Essere li a combattere per quasi 90 km per il primo posto, vedersi passare davanti coppie sicuramente meno forti di noi, incapaci non solo di reagire ma nemmeno di camminare, è stato durissimo. Paolo non stava bene fin dal mattino ma l'inizio della sua crisi di vomito è iniziata dopo 80 km di fatica, che da fatica si sono trasformati in un vera e propria passione. Il vomito ha procurato a Paolo una forte disidratazione che gli causava spasmi di crampi causa dei quali non solo non riusciva a pedalare ma nemmeno a camminare". E mancavano solo 14 chilometri al Water Point/punto ristoro (la gara era lunga 145 chilometri)
In quelle condizioni Alverà decideva di passare la sua mtb alla Menapace che così, con due bici si dirigeva verso il Water point, salendo sull'ultimo picco 2 km di salita interminabili sotto il sole che spaccava le pietre. I due stringevano i denti e alla fine raggiungevano la loro metà, li nonostante vari tentativi, Alverà ha capito che non era più in condizioni di continuare. Veniva chiamata l'ambulanza che lo portava all' ospedale mentre la Menapace concludeva la tappa da sola. Si scoprirà poi che gli intossicati saranno una decina, tutti maschi. Ignote le cause.
Racconta Lorenza : "La nostra vittoria più grande, nonostante tutto, nonostante i mille contrattempi è stata quella di rimetterci in sella, partire in fondissimo alla griglia e cercare, pur senza poter spingere sul gas data la debolezza del post intossicazione di Paolo, di raggiungere ogni giornata il podio (seppur ormai fuori classifica), di percorrere quelle caldissime e polverose strade di un meraviglioso Brasile, insieme, come un team, come doveva essere fin dall'inizio....ed essere riusciti a fare tutto questo, è stato decisamente una grande vittoria umana e morale".
A una nostra domenda su come erano i percorsi, così ci ha risposto la Menapace: "Il nostro fisico è stato davvero messo alla dura prova sia dal caldo tremendo, raggiungeva anche i 44 C° verso mezzogiorno, e dai percorsi davvero tortuosi ed insidiosi. Sabbia, sassi, corsi d'acqua da attraversare, single trek davvero tecnici a livello di Coppa del Mondo che si susseguivano anche per una decina di km consecutivi, tra sassi, radici o grandi canne di bambù. Poi larghe strade rosse polverose che fiancheggiavano piccole cascine circondate da grandi alberi verde smeraldo e dalle foglie rosse, sul cui uscio si affacciavano anziani, bimbi e donne con la manina allungata per un cinque.
Ecco questa che Vi abbiamo raccontato è una storia non solo di mountain bike ma anche della forza di volontà delle persone che di fronte alle difficoltà sanno reagire positivamente.


