Il clamore della vittoria del titolo mondiale marathon di mountain bike è arrivato presto in Svizzera e in Danimarca, dove le imprese di Christop Sauser e ad Annika Langvad al Montello sono state riprese
lunedì dalle pagine sportive dei giornali dei loro paesi che gli hanno dedicato l'apertura delle notizie di ciclismo.
Le cronache del Neue Zurcher Zeitung e del Folkebladet hanno dato merito ai loro campioni, due storie diverse quelle di "Susi" e di Annika, lo stesso il loro oro che si sono messi al collo sul palco di Montebelluna in una giornata caldissima in cui hanno "cotto" gli avversari. Se per la 27enne di Silkeborg che sta completando gli studi dentistici e che solo dall'anno scorso gareggia nelle gare internazionali l'emozione per il titolo è stata fortissima, per Sauser che nel 2008 in Val di Sole aveva vinto il suo primo titolo mondiale nel cross country e l'anno prima quello marathon in Belgio, la vittoria al Montello non è giunta così inattesa "L'esperienza della Cape Epic mi ha reso sicuro del fatto che potevo continuare a tutta per oltre quattro ore" ha detto lo svizzero, ma per capire meglio il senso delle imprese dei due campioni del mondo, lasciamo alle loro parole i racconti della giornata iridata del Montello.
Il primo a raccontarsi è Christoph Sauser: "Ho avuto delle
sensazioni straordinarie nel tornare a vincere una grande gara. Spesso in questi ultime stagioni non ho avuto la condizione per farlo o mi è mancata semplicemente la fortuna necessaria. E' semplicemente incredibile che finalmente questi due fattori si siano riuniti di nuovo per questa gara, mi sono allenato molto duramente per questo nelle ultime tre settimane e incluso un sacco di potenza, sprint e lunghi uscite di 4-5 ore.
Penso che quelle settimane di allenamento che mi hanno portano al campionato mondiale siano state molto importanti per la mia testa, ho pensato solo pensare a questa gara e quando è scattata, mentre in tanti l'agitazione saliva, ho controllato la corsa per i primi 25 Km. Il percorso era difficile da memorizzare e così ho pensato di affrontare con cautela la sezione centrale e una volta superata la metà gara mi sono sentito come a casa, le gambe giravano come se avessi inserito il pilota automatico e avevo il perfetto controllo della mia Stumpjumper 29er Hardtail. Sulla linea di partenza ho capito che potevo essere molto veloce con le gomme Renegade che hanno reso la mia Specialized stabile e scorrevole.
Tutta l'esperienza fatta alla Cape Epic mi è stata di grande aiuto perchè all'inizio la gara è stata molto polverosa, ho mantenuto la calma e risparmiato un sacco di energie, dopo metà gara sono andato in testa e aumentato il ritmo. Questo ha rapidamente formato un piccolo gruppo con Absalon, Kulhavy, Böhme e me. Mi sentivo ancora con tanta energia, dopo tre ore di gara e non vedevo l'ora per la
battaglia finale, Absalon e Böhme sono saltati e sono rimasto con la gara con il mio compagno di squadra, Kulhavy, così ho tenuto gli ultimi 50' per me! Non ho voluto rischiare nulla, duro in salita e tranquillo in discesa dato che non avevo con me alcun ricambio.
Non ho mai visto una folla grande come ai Mondiali Marathon di Montebelluna, più numerosa che di tanti mondiali cross country. Il momento in cui ho attraversato un traguardo come questo non lo scorderò facilmente, come non mi dimenticherò l'entusiamo del mio team, inoltre era il compleanno del mio meccanico, Benno, noi siamo insieme da quasi dieci anni e credo di averlo fatto felice con quello che gli ho regalato..."
Un bel regalo se lo è anche fatto Annika Langvad, campionessa 2010 cross country mtb, strada e Time Trial: "Ci credete voi che solo alla seconda partecipazione al Campionato del Mondo Marathon ho già ottenuto il miglior risultato possibile? Dopo il bronzo dello scorso anno, quest'anno l'oro, questi grandi risultati arrivano da grandi storie. Dopo aver vinto anche quest'anno il titolo crono su strada, il mattino successivo sono partita per l'Italia, le mie prestazioni nella gara nazionale mi dicevano che ero pronta per l'Italia. Sono arrivata completamente esausta, e appena salita in albergo sono andata subito a letto pensando solo a dormire! Quando mi sono svegliata nel tardo pomeriggio mi sono resa
conto di essere in uno degli ambienti più belli del Nord Italia circondata da montagne. L'avvicinamento alla gara è stata abbastanza facile, dato che la maggior parte del tempo ho riposato e fatto del mio meglio per ricaricarmi.
Domenica mattina ero pronto a correre! Siamo arrivati a Montebelluna e sono andata a fare un giro veloce di riscaldamento, allo sparo del colpo della pistola mi sono sentita sicura e concentrata sulla gara. Non conoscevo il percorso, ma sapevo che le marathon richiedono resistenza e una buona gestione delle eenrgie, meglio di tutte sapevo che ero forte e che le cose non potevano andare che male. Ho affrontato passo dopo passa la gara, questo ha significato sapere dove si trovavano di volta i punti di ristoro dove ho puntualmente trovato i miei due supporters, Michael Borup e Lasse Spliid, le miei informazioni erano tutte raccolte nel mio computer Garmin e in un semplice pezzo di carta che mostrava le distanze tra le zone.
Dopo la partenza il gruppo si è diviso in due già sulla prima salita lunga e i primi 20 Km sono passati
abbastanza velocemente, poi il ritmo si è stabilizzato. Sono stata molto attenta ad alimentarmi e ho bevuto molto, l'atmosfera in una gara marathon è tanto diversa da una gara XCO, proprio perché non si può correre a tutta per più di 4 ore. Quando abbiamo raggiunto il penultimo feedzone eravamo in cinque ragazze davanti, ma poi all'ultimo siamo rimaste solo le favorite al podio. Dopo aver lasciato l'ultima area tecnica, quando mancavano 15 Km al traguardo era rimasta con me solo Sabine Spitz, sapevo che le ultime tre salite erano cattive e in quel momento, ho deciso di attaccare. E' stato incredibile! Ho cercato di non pensare troppo, ma in realtà stavo andando verso la medaglia d'oro, per tutto il tempo, sono stata seguita da una moto con le telecamere 20 centimetri dalla mia faccia e il rumore di un elicottero sopra la mia testa era così forte, che quasi sono saltata.
Gli ultimi 5 km dal traguardo era quasi tutta in discesa e quando sono uscita dalla foresta ho percorso gli ultimi chilometri nella città di Montebelluna, agli ultimi 500 metri la strada era fiancheggiata da persone e mi è venuta la pelle d'oca nel sentire i loro incitamenti. Attraversare la linea del traguardo è stato incredibile e fantastico!
Le maglia iridata che ho indossato sul palco è arrivata molto prima di quanto avessi mai osato sognare, quindi forse già oggi, devo dire che quello che davvero sogno sono ora le striscie arcobaleno XCO"


