La ROC D' AZUR E' DA FARE UNA VOLTA NELLA VITA

L' EVENTO PIU' IMPORTANTE D' EUROPA, ASPETTI POSITIVI E CONFRONTO CON GLI "STANDARD" DI CASA NOSTRA

19ª edizione e 19° successo di partecipazione per la Roc d'Azur, manifestazione che ha richiamato sulla costa sud della Francia, la Costa Azzurra famosa in tutto il mondo, oltre 18.000 concorrenti da ogni parte d'Europa.


L'evento, che segna la chiusura della stagione agonistica europea della MTB, ha raggruppato a Frejus, cittadina di origine romana posta a metà strada tra le rinomate località turistiche di Cannes e Saint-Tropez, gli appassionati di mtb e della bicicletta in generale non solo da tutta la Francia ma da tutta l'Europa Occidentale per una grande festa dedicata non solo cross-country ma a tutte le discipline del ciclismo fuoristrada, comprese quelle gravity e dirt.


Numerosissimi gli eventi dedicati all'xc e alle granfondo, sia agonistici che cicloturistici, ma anche tutte le altre discipline avevano un appuntamento dedicato, iniziato con la downhill e l'enduro e concluso con la bmx, con il pubblico assiepato sulle tribune e ai lati della pista, per la tappa conclusiva della World Cup. Sempre assiepate di ragazzi erano inoltre le aree dedicate allo street ed al dirt-jumping, sui quali giovani ragazzi in abbigliamento casual, gasati dalla musica a tutto volume e dagli speaker, si sfidavano in evoluzioni mozzafiato dove la classifica era decretata dall'applauso del pubblico, sempre presente numeroso sugli spalti dedicati.


A poco più di un'ora dal confine italiano di Ventimiglia era quindi possibile accedere al più bel parco giochi che un appassionato di mtb potesse desiderare, come ormai da molti anni ubicato presso la vecchia base aerea di Frejus, chiamata Base Nature, un'immensa pianura erbosa, solcata solo da alcune piste ciclabili e solo in piccola parte (rispetto alla sua area complessiva) occupata dalla manifestazione e dalle decine di migliaia di appassionati.


La Roc è iniziata sabato 2 ottobre con la prova di discesa (svolta nella vicina Saint-Maxim) ed è quindi ripresa giovedì 7, per quattro giorni di gare sino alla chiusura della domenica. Come anticipato oltre 18.000 i concorrenti, con la maggior parte delle prove che facevano segnare il esaurito già diversi mesi prima della manifestazione.


Incredibile poi la partecipazione di persone non direttamente iscritte alle prove: accompagnatori, amici o semplici appassionati, stimati in oltre 150.000 unità. Frejus, la vicina Saint-Raphael e le località limitrofe sono state per i quattro giorni invase dai bikers: hotel e ristorante quasi ovunque esauriti, a qualunque ora del giorno e della notte si vedevano persone di tutte le età per le strade e nei numerosi dehors dei locali in sella o a fianco delle proprie mountain bike con il proprio numero agganciato al manubrio e fissato al proprio zaino idrico.


Anche il meteo, una volta di più, ha favorito il grande afflusso di persone alla Roc, grazie a giornate soleggiate e temperature praticamente estive, benché il calendario segni già la stagione autunnale; anche la giornata di domenica, malgrado previsioni di pioggia, è rimasta asciutta, regalando ai concorrenti dell'ultimo appuntamento una giornata nuvolosa e molto ventosa.


Altro appuntamento imperdibile e che caratterizza fortemente la manifestazione è la zona espositiva: un'area coperta con una proposta di biciclette, accessori e attrattive turistiche assai vicina a quelle dei saloni del ciclo che vengono organizzati a settembre in Germania ed in Italia. A mio avviso però il clou è sempre rappresentato dagli stand situati al di fuori del padiglione espositivo, dove erano presenti i maggiori team professionistici oltre che numerosissimi servizi di assistenza tecnica e di possibilità di testare sul campo le novità delle maggiori case del settore.


Aggirarsi tra questi stand è un'esperienza unica
: è possibile incontrare e parlare con i campioni delle ruote grasse, sempre disponibili con tifosi e appassionati, ma soprattutto parlare e confrontarsi  con i meccanici ed i tecnici delle squadre, scoprendo chicche e soluzioni avveniristiche montate sulle bici dei campioni che magari non passeranno mai alla produzione di serie. Moltissime le case che mettevano a disposizione i nuovi modelli per un test sul campo, basta solo aver la pazienza di aspettare la bici dei propri sogni, lasciare un documento e partire per la prova.


Nel vecchio hangar dell'aeroporto anche quest'anno era ubicata la logistica della manifestazione per  la registrazione, verifica tessere e iscrizione (per i pochissimi eventi in cui era possibile) alle gare. Come in tutte le precedenti edizioni la Base Nature di Frejus si è rivelata una location perfetta per ospitare una manifestazione di questo tipo e con questi numeri, mettendo a disposizione un'area immensa dove parcheggiare comodamente la propria automobile e, inforcata la mtb, dimenticarsi completamente di essa, fino al momento in cui, a malincuore, si era costretti a tornare alle proprie abitazioni.


Difficile solo l'ingresso e l'uscita dalla base a causa della presenza di un unico punto di accesso, che soprattutto nella giornata clou di sabato pomeriggio, ha creato un ingorgo incredibile alle macchine che in serata cercavano di uscire dal sito, malgrado il numeroso personale addetto alla gestione della viabilità.


Molto ben gestiti i tracciati di gara, con percorsi segnati perfettamente: ogni gara aveva il suo colore caratteristico, presente sia sul pettorale dei partecipanti che nelle centinaia di frecce dislocate in ogni possibile bivio che si poteva incontrare. Centinaia di addetti sul percorso, anche personale dell'esercito, numerosi ristori, mediamente uno ogni 10 chilometri, ricchi e forniti di una buona dose di alimenti solidi e liquidi. I ristori, già a partire dal primo rifornimento non lontano dalla partenza, venivano presi letteralmente d'assalto da parte dei corridori e in alcune occasioni era necessario farsi largo per riuscire ad arrivare al tavolo del rifornimento.


Nei pressi di ogni ristoro erano inoltre dislocate delle zone di assistenza meccanica dove erano presenti attrezzi e a volte personale in grado di intervenire su possibili guasti, in maniera da garantire a tutti (salvo rotture irreparabili) di portare a termine la prova. Molto buona anche la gestione della sicurezza, al termine dei tratti più tecnici e praticamente in fondo ad ogni discesa erano presenti unità fuoristrada di soccorso, pronte ad intervenire per qualsiasi necessità.


Tutte le gare in programma avevano partenze scaglionate per permettere ai corridori di minimizzare i possibili ingorghi. La prova clou della domenica prevedeva una partenza di 500 concorrenti ogni 15 minuti, ma il grande afflusso di corridori in questo caso non riuscirà ad eliminare un paio di grossi tappi, in particolar modo quello all'ingresso del primo single-track nel bosco in salita dove era necessario per la maggior parte dei corridori scendere e spingere la propria mtb.


Nessun problema invece per le gare dei giorni precedenti, meno affollate e più scaglionate nei tempi tra una partenza ed la successiva. Domenica alle 9.30 la gara partiva puntuale con in prima fila tutti i maggiori campioni del nostro sport, pronti a sfidarsi per una prova la cui vittoria faceva gola al palmares di tutti i partenti.


Il percorso, abbastanza simile a quello dell'edizione precedente, misurava 56 chilometri ed aveva subito alcune modifiche a causa di un rovinoso alluvione che aveva colpito la zona all'inizio dell'estate causando parecchie vittime. Il tracciato come tradizione era caratterizzato da una interminabile sequenza di salite e discese, quasi tutte di pendenza molto elevata che richiedevano, oltre a doti fisiche, anche una discreta tecnica di guida. Se si eccettua il primo e l'ultimo tratto nei dintorni della base di Frejus, tutto il tracciato era un susseguirsi di strappi e single-track che impedivano praticamente qualsiasi tipo di recupero.


Benché privo di lunghe salite (non si superavano mai i 400 m. slm) l'altimetria molto nervosa accumulava alla fine del tracciato oltre 1.400 metri di dislivello.


Dopo la partenza ed  i primi strappi si creava  al comando un drappello di una decina di unità con in testa il sudafricano del team Specialized Burry Stander a dettare il ritmo. Al passaggio sul mitico Col de Bugnon, tra due ali incredibili di folla che quasi impedivano il passaggio dei concorrenti, si presentava in testa un gruppetto sempre comandato da Stander alla cui ruota transitava l'italiano Andrea Tiberi (Torpado), seguito dallo svizzero Voegel (Scott), dal francese Tempier (TX Active Bianchi) e dalle spagnolo Ivan Alvarez Gutierrez (Giant). Staccati di qualche secondo transitava un altro gruppetto composto dallo svedese Lingren, dall'austriaco Lakata (Topeak Ergon) e dai giovani e sorprendenti U23 Moolag e Diego Rosa (Giant).


Nei chilometri successivi si rimescolava qualche carta, Alban Lakata raggiungeva il gruppo di testa, dal quale perdeva invece contatto Tiberi che veniva raggiunto dal gruppetto inseguitore. Lo stretto, tortuoso e pieno di gradini "Sentiero dei Doganieri" battuto da un vento fortissimo, ed il successivo tratto su sabbia della spiaggia di St-Aygulf costringevano i biker al piede a terra in più punti, ed eliminava dalla vittoria finale Alvarez Gutierrez e Tempier a causa della caduta di quest'ultimo che in quarta posizione ostacolava lo spagnolo che lo seguiva.


Rimanevano quindi in tre a giocarsi la vittoria allo sprint, con l'austriaco Lakata che beffava il generoso Stander, sempre in testa per quasi tutta la gara. Terzo lo svizzero Voegel. Buon settimo e decimo posto per i giovani italiani Tiberi e Rosa protagonisti nelle posizioni di testa per tutta la gara.


Andrea Tiberi a fine gara ha dichiarato "Sì! Ero partito per salire sul podio perché in questo finale di stagione, seppur stanco, la forma è ancora buona. In partenza non sono uscito benissimo perché è sempre un terno al lotto ma poi ho ripreso subito contatto con i primi. Eravamo un gruppetto di cinque fino al Col Bougnon quando, a causa di un problema alla catena, sono stato costretto a rallentare perdendo terreno sul gruppetto. Purtroppo riprenderli era impossibile. Ho cercato di mantenere la mia posizione recuperando il più possibile. Sono arrivato settimo al traguardo a 1' 57" dal primo mentre i primi tre, con i quali ho combattuto fino a tre quarti di gara, si sono giocati la vittoria in volata".


A poco a poco giungevano al traguardo i quasi 4.000 partecipanti alla prova conclusiva della quattro giorni di gare. Appena superato lo striscione i concorrenti potevano vedere il proprio tempo sul tabellone elettronico e ritirare la maglietta riservata ai finisher.


Come già rilevato nelle edizioni degli anni scorsi, vi sono aspetti dell'organizzazione alquanto differenti rispetto agli standard italiani: pacco gara ridotto all'osso (una borraccia e una barretta) oltre alla t-shirt ritirabile appena dopo lo striscione di arrivo. Nessun pasta-party, per mangiare le possibilità erano numerose ma tutte a pagamento, e nessun servizio docce. Visto la giornata ventosa e nuvolosa neppure il mare a pochi metri dal traguardo poteva essere utilizzato.


In questa manifestazione sono curati invece tutta una serie di aspetti, differenti rispetto alle manifestazioni italiane (più vicine alle esigenze dei concorrenti), per costruire veri e propri eventi di massa, una bellissima festa per grandi e bambini, dove tutto è organizzato per coinvolgere il maggior numero di appassionati possibili.


Quindi anche per il 2010 un ennesimo grande successo per la Roc d'Azur, un happening sicuramente da consigliare a tutti gli appassionati della mtb italiani che non sono mai stati in questo angolo di Francia.

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