Fino a ieri parlavamo di prototipi, test e intuizioni viste nel paddock. Oggi no. Oggi una MTB con ruote da 32 pollici ha vinto alla Cape Epic, la gara a tappe più dura e iconica al mondo. Un risultato che è già parte della storia della MTB.
.jpg)
©Cape Epic Nick Muzik
Lo svizzero Felix Stehli, in coppia con il sudafricano Marc Pritzen, ha conquistato la quarta tappa dopo 140 km di gara, chiusi con una media di circa 32 km/h. Numeri che raccontano da soli il tipo di percorso: veloce, scorrevole, con strade larghe e battute. Non è solo una vittoria. È un passaggio chiave. Per la prima volta una bici con questo diametro non è più un esperimento, ma una piattaforma capace di vincere in un contesto reale e di altissimo livello.
«È incredibile quanto siano andati forte oggi i primi due», il commento di Luca Braidot a fine tappa, nuovo leader della generale insieme a Simone Avondetto.

La bici utilizzata è la Stoll P32, modello già entrato in produzione di serie. Un dettaglio tutt’altro che secondario: non si tratta di un prototipo isolato, ma di una piattaforma che è già disponibile sul mercato.
Il montaggio visto alla Cape Epic differisce in parte dalle versioni di catalogo, ma conferma molte delle scelte tecniche del progetto, a partire dalle ruote con cerchi Duke da 32 pollici abbinate a mozzi Tune, già presenti negli allestimenti ufficiali come alternativa alle quattro razze di Bike Ahead.

©Cape Epic Nick Muzik
Non è un dettaglio. In una fase in cui l’intero settore è ancora alla ricerca del giusto equilibrio tra stabilità, maneggevolezza e resistenza strutturale, vedere una soluzione già concreta vincere in gara dà un peso completamente diverso al discorso 32 pollici.

Fino a ieri erano una provocazione. Oggi hanno fatto check-in sul gradino più alto del podio.
Dal campo: cosa abbiamo visto (e sentito) in Sudafrica
Direttamente dalla Cape Epic arrivano ulteriori dettagli interessanti sulla Stoll P32, raccontati da Thomas Stoll, fondatore del brand, e osservabili anche nel video bike check realizzato sul campo gara a Greyton in Sudafrica.
Il progetto nasce attorno alle ruote da 32 pollici e prevede un telaio completamente riprogettato: nuovi angoli, nuova cinematica e una struttura interamente in carbonio sviluppata per gestire le forze superiori generate dal diametro maggiorato.


Uno degli elementi chiave è il nodo centrale: i due triangoli del telaio sono collegati sopra il movimento centrale per aumentare la resistenza torsionale. Il tubo obliquo appare molto massiccio e rinforzato, mentre il link della sospensione è realizzato in alluminio lavorato dal pieno.

Come prevedibile, i foderi posteriori risultano più lunghi per poter ospitare le ruote da 32”, una delle principali sfide progettuali di questo standard.
La configurazione utilizzata in gara prevede:
- Forcella: Intend Samurai a steli rovesciati (con Flight Attendant)
- Ammortizzatore: RockShox SIDLuxe Ultimate con Flight Attendant
- Reggisella: RockShox Reverb AXS
- Trasmissione: SRAM XX SL Transmission T-Type
- Freni: Shimano XTR
- Ruote: cerchi Duke con mozzi Tune
- Manubrio / Attacco: configurazione tradizionale (Syntace)
- Pneumatici: Maxxis Aspen 32 x 2.40 (MaxxSpeed EXO)
Un aspetto da non sottovalutare riguarda proprio le gomme: mentre alla Cape Epic i team possono scegliere tra diversi modelli e mescole, chi corre con le 32 pollici ha oggi a disposizione un’unica opzione reale, le Maxxis Aspen 32x2.40. Un limite evidente, che rende ancora più significativo il risultato ottenuto.
Molto interessante anche il tema sospensioni: sul mezzo è presente il sistema Flight Attendant e dalle immagini si nota la sua interfaccia anche nella zona della forcella Intend, segno di una possibile integrazione adattata su una piattaforma non nativa.

Il setup scelto è da 100 mm di escursione, una soluzione coerente con la filosofia del progetto: con ruote di questo diametro, una parte importante del lavoro viene già svolta dalla capacità di assorbimento e dalla scorrevolezza del sistema ruota.

Nonostante le dimensioni maggiorate e le lunghezze superiori dei tubi, il peso resta estremamente competitivo: inferiore agli 11 kg nella configurazione gara, quindi in linea con molte moderne 29 da competizione.
Ma il dato più importante resta quello sportivo: la P32 non solo ha preso parte alla Cape Epic, ma ha anche conquistato una tappa, la più lunga dell’edizione 2026. Un risultato che segna un passaggio chiave per questo nuovo standard.
Come dichiarato dal team sul campo: “I have no doubts anymore that the future on gravel and especially on marathon racing 32in bikes are going to be the future.”
E un altro segnale è già arrivato: la P32 è disponibile in preordine.


