State of the Nation 2026 Shimano: perché in Italia si usa sempre meno la bicicletta

Il nuovo report Shimano analizza 25.000 cittadini europei e mette in evidenza i veri ostacoli all’uso quotidiano della bicicletta, tra manutenzione difficile e sicurezza dei bambini

Il 74,7% degli italiani ha una bicicletta, siamo nella top five in Europa dove primeggia l'Olanda (91,1%), lassù ce l'hanno tutti, compresi bambini e nonni. Ma c'è un però, non basta possedere una bici per essere davvero ciclisti. Serve poterla usare con continuità, in sicurezza e senza ostacoli pratici. È quanto emerge  da State of the Nation 2026, il nuovo rapporto pubblicato da Shimano, che analizza il rapporto tra cittadini europei e ciclismo attraverso dati concreti e comparabili.

 

Ciclisti urbani


Lo studio, condotto su un campione rappresentativo di 25.000 persone in oltre 25 Paesi e regioni europee, affronta tre temi chiave per lo sviluppo della mobilità ciclistica:

 

- l’accesso alla manutenzione delle biciclette,

- la sicurezza dei bambini in bici

- la percezione delle infrastrutture ciclabili.

 

Tre aspetti diversi, ma strettamente collegati, che incidono in modo diretto sulla decisione di usare – o non usare – la bicicletta nella vita quotidiana.

 

Manutenzione e riparazioni: il vero ostacolo che fa scendere dalla sella

Il dato più critico che emerge dal rapporto riguarda l’accesso ai servizi di manutenzione e riparazione. In Europa, 121 milioni di persone dichiarano di utilizzare meno la bicicletta a causa delle difficoltà incontrate nel mantenerla in efficienza. Un numero che rende evidente come la manutenzione non sia un tema marginale, ma un vero fattore strutturale.

 

State of Nations - Rapporto sull'impatto della manutenzione sulle persone con età tra 18 e 79 anni

 

Ancora più preoccupante è il fatto che circa 65 milioni di persone affermino di aver ridotto drasticamente l’uso della bici, fino ad abbandonarla del tutto. Quando riparare una bicicletta diventa complicato, costoso o richiede tempi di attesa troppo lunghi, la conseguenza è immediata: si pedala meno, o non si pedala più. Il 23,4% degli italiani dichiara che proprio per questi motivi ha ridotto l'uso della sua bici.

 

Nel belpaese, il 46,9% di chi ha posseduto una bicicletta dichiara di aver riscontrato problemi nella manutenzione. Siamo nella media a livello continentale, con numeri simili a Germania e Francia ma come tutti gli stati lontani dalla patria dei ciclisti che è l'Olanda. Nel paese dei tuilipani solo il 35% si lamenta.

 

Grafico con le persone che si lamentano per i servizi di manutenzione delle bici

 

Oltre al costo della riparazione, i lunghi tempi di attesa presso i negozi di biciclette emergono come una criticità significativa, citata dal 28% di chi incontra problemi di manutenzione. Un segnale di una domanda che cresce più rapidamente dell'offerta di meccanici qualificati, soprattutto in un contesto in cui le biciclette stanno diventando sempre più tecnologiche, e le e-bike stanno cambiando profondamente il lavoro in officina.

 

Oggi, come avviene nel settore automobilistico, non basta più una chiave inglese: servono competenze specifiche e strumenti diagnostici in grado di dialogare con l'elettronica della bici. Questo richiede un'evoluzione continua delle competenze e un aggiornamento costante.

 

Rapporto State of the Nation 2026 - Shimano, ciclista urbano

 

Allo stesso tempo, emerge un paradosso che rende il quadro ancora più complesso: mentre aumentano le competenze richieste per lavorare sulle biciclette moderne, diventa sempre più difficile trovare qualcuno disponibile anche per interventi molto semplici, come la riparazione di una bicicletta tradizionale, ad esempio una "Graziella". Un segnale che la trasformazione del settore sta lasciando scoperti alcuni bisogni di base dell'utenza.

 

Piste ciclabili: progressi visibili, fiducia ancora fragile

Sul fronte delle piste ciclabili, solo 9,8% degli italiani ha avuto la percezione di miglioramenti nella propria zona negli ultimi 12 mesi. Siamo al diciottesimo posto in Europa.

 

Infrastrutture ciclabili - Rapporto State of Nations

 

Il confronto continentale mostra forti differenze tra i Paesi. Nazioni come Polonia (+46%) e Francia (40%) registrano un saldo nettamente più elevato, evidentemente le amministrazioni pubbloche di quei paesi hanno investito nelle ciclabili mentre Paesi storicamente considerati avanzati nella mobilità ciclistica, come Paesi Bassi, Belgio e Danimarca, mostrano risultati più bassi. Non per mancanza di infrastrutture, ma per aspettative molto elevate da parte dei cittadini.

 

Per l’Italia, il dato suggerisce che i progressi siano percepiti, ma non ancora sufficienti a cambiare in modo deciso l’opinione pubblica. Una spiegazione ci arriva da un altro rapporto, un'analisi che si affianca ai dati del report Shimano, quella dell'ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motocicli Accessori). Intitolata Focus 2R, dice che dal 2015 al 2023 le ciclabili sono aumentate del 44,9% ma poi sembra che ci sia stata unaa stasi negli investimenti nel 2024. La qualità complessiva dell’esperienza ciclistica resta quindi un tema aperto, soprattutto se l’obiettivo è aumentare la partecipazione e rendere la bicicletta una scelta quotidiana stabile.

 

Sicurezza dei bambini: il nodo che riguarda il futuro del ciclismo

Il terzo grande tema affrontato dal rapporto è la sicurezza dei bambini in bicicletta. Il 41% degli intervistati italiani non è d’accordo con l’affermazione secondo cui andare in bici sia diventato più sicuro per i bambini negli ultimi 12 mesi. Non è una sorpresa dopo aver letto i problemi emersi lato infrastrutture.

 

Sicurezza dei bambini in bicicletta

 

A livello europeo, meno di due quinti degli intervistati percepiscono un miglioramento. Questo dato apre una riflessione profonda: se i bambini non si sentono sicuri oggi, è meno probabile che sviluppino un’abitudine all’uso della bicicletta che li accompagni nell’adolescenza e nell’età adulta.

 

In Italia, il saldo tra percezione positiva e negativa sulla sicurezza dei bambini è leggermente negativo. Interessante il divario generazionale emerso dal sondaggio: i più giovani (18-24 anni) attribuiscono maggiore importanza ai programmi educativi e di sensibilizzazione nelle scuole, indicando che la sicurezza non è solo una questione infrastrutturale, ma anche culturale.

 

Dai dati alle decisioni: perché questo rapporto conta davvero

Lo State of the Nation 2026 non si limita a fotografare la situazione, ma fornisce una base concreta per il dialogo con istituzioni, politici e addetti ai lavori. Come sottolineato da Shimano, senza dati non si prendono decisioni e non si attivano investimenti.

 

Il messaggio che emerge è chiaro: migliorare le infrastrutture è fondamentale, ma non basta. Senza una rete di manutenzione efficiente e senza garantire sicurezza alle nuove generazioni, il rischio è quello di vedere ridursi l’uso della bicicletta proprio nel momento in cui la mobilità attiva è più necessaria.

 

Un campanello d’allarme, ma anche un’opportunità. Perché i numeri mostrano dove intervenire e indicano con precisione quali leve azionare per far crescere davvero il ciclismo in Italia e in Europa.

 

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