CANYON LUX WORLD CUP 2027, IL TEST: ABBIAMO PROVATO LA NUOVA MTB DI MATHIEU VAN DER POEL
Abbiamo finalmente provato la Canyon Lux World Cup 2027 durante una delle estati più calde degli ultimi anni, portandola soprattutto su uscite Marathon da oltre tre ore. Il nuovo sistema sospensivo ci ha sorpreso per sostegno e rigidità, anche utilizzando pressioni relativamente basse sull'ammortizzatore. Una bici da gara vera, ma più equilibrata e gestibile di quanto i suoi numeri possano far pensare.
La Canyon Lux World Cup 2027 nasce per fare una cosa molto precisa: andare forte nelle gare XC. Noi, però, durante questo test abbiamo scelto di utilizzarla in modo leggermente diverso. Il caldo dell'estate 2026 ci ha portato spesso a preferire uscite più lunghe, con meno attenzione al cronometro e più voglia di stare fuori. Così la Lux World Cup ha finito per affrontare soprattutto percorsi da Marathon MTB, con uscite frequentemente superiori alle tre ore, salite lunghe, discese tecniche e parecchi chilometri su terreni diversi.
È stato un test interessante proprio perché questa nuova Canyon ci ha permesso di capire cosa succede quando una bici progettata per l'XCO viene utilizzata per diverse ore consecutive. La risposta, in sintesi, è che la Lux rimane una race bike, ma non è una race bike estrema. Anzi, uno dei suoi punti di forza è proprio l'equilibrio.
UNA BICI CHE ABBIAMO DOVUTO CAPIRE
Partiamo da una sensazione che può sembrare strana con una mountain bike di ultima generazione. La nuova Lux World Cup non è stata una bici con la quale abbiamo trovato immediatamente il feeling. Non una di quelle su cui siamo saliti e ci siamo sentiti immediatamente a casa.
Nella prima uscita non ci sentivamo al 100%, eppure siamo riusciti a realizzare alcuni PR su segmenti che conosciamo bene. Quindi la Lux World Cup andava forte fin dal primo chilometro, ma noi non avevamo ancora la sensazione di averla completamente capita.
Ci sono biciclette che sembrano subito naturali, quasi facili da interpretare. La Lux non è esattamente così. Ci ha chiesto qualche uscita per capire come caricarla, dove stare con il corpo e soprattutto quanto fidarci della sua capacità di rimanere a terra.
La posizione in sella è piuttosto tradizionale, la bici non è bassissima all'anteriore, un giusto compromesso tra racing e comfort, con il manubrio a -10° e un reach ormai "classico" da 455 in taglia M, la Lux rientra nella geometria moderna, nonostante questo la posizione non è estrema, anche dopo 6 ore di riding intenso nessun fastidio alla schiena.
Modello in test: Lux World Cup CFR XTR Di2
Forcella: Fox 34 SL Factory 120 mm
Ammortizzatore: Fox Float SL Factory 120 mm
Cambio: Shimano XTR Di2
Guarnitura: Shimano XTR, corona 34t
Cassetta: Shimano XTR 10-51t
Cockpit: Canyon CP0036
Freni: Shimano XTR M9220/9200 con dischi 180/160 mm
Ruote: Shimano WH-M9200 XTR
Copertoni: Pirelli Scorpion XC RC 29x2.40''
Reggisella: Ergon SRS Pro Carbon
Sella: Ergon SRS Pro Carbon
Prezzo: 7.999 euro **
Peso riscontrato: 10,5 kg
**Nota: trattandosi di vendita diretta online, ai prezzi indicati da Canyon va aggiunto un costo di spedizione e imballo pari a 79,90 euro. C'è anche un'alternativa, il servizio Collect & Ride. La bici parte da Coblenza ed arriva in Italia in un Canyon Service Partner dove viene assemblata da un meccanico. Non ci arriva a casa ma è lì che la si ritira. Il servizio costa 129,90 euro (comprende già spedizione e imballaggio).
IL SETUP DEL SAG: SIAMO SCESI FINO A 125 PSI
Una delle prime cose che ci ha stupito è stato il comportamento dell'ammortizzatore. Per ottenere un sag intorno al 25%, siamo partiti da circa 135 psi, un valore già di per sè molto basso visti i circa 70 kg del tester, che normalmente con il Fox Float SL lavora a 180/190psi. Nelle uscite successive però la sensazione era quella di avere ancora parecchio sostegno nel tutto aperto.
Abbiamo quindi progressivamente ridotto la pressione fino ad arrivare a circa 125 psi. Una pressione molto bassa, nonostante questo il posteriore continua a rimanere molto sostenuto. La spiegazione va cercata anche nella cinematica e nel nuovo sistema di regolazione dell'anti-squat. La sospensione può quindi lavorare con una certa libertà sulle asperità, ma senza perdere quella piattaforma che serve quando si pedala forte.
FLIP CHIP: NOI ABBIAMO PREFERITO LA POSIZIONE ALTA
Un'altra regolazione importante è il Flip Chip, o meglio Quick Chip, che permette di modificare il comportamento della sospensione intervenendo sull'anti-squat. Per la maggior parte del nostro test abbiamo utilizzato la posizione alta, quella con maggiore anti-squat. È stata la configurazione nella quale abbiamo trovato il miglior equilibrio tra sostegno, reattività e capacità della bici di rimanere composta quando si spinge sui pedali.
La sensazione è quella di un posteriore molto sostenuto, che non si siede facilmente e che restituisce una risposta immediata quando si accelera o si rilancia.
Abbiamo poi provato anche la posizione opposta, con meno anti-squat, proprio per capire quanto cambiasse il carattere della bici. La differenza si sente. Con meno anti-squat la sospensione diventa più libera e la Lux guadagna qualcosa in termini di comfort. Sullo sconnesso il posteriore sembra seguire meglio il terreno e la bici appare leggermente più morbida. Allo stesso tempo, però, secondo noi perde una parte di quella reattività che rappresenta uno dei suoi punti forti.
Per questo siamo tornati alla posizione alta. Non perché quella con meno anti-squat non funzioni, ma perché per il nostro modo di guidare e per i percorsi sui quali abbiamo utilizzato la bici abbiamo preferito avere più sostegno e una risposta più pronta alla pedalata.
C'è però una cosa da sapere. Non è una regolazione da fare velocemente sul sentiero. Per modificare il Flip Chip bisogna intervenire nella zona del movimento centrale e rimuovere la guarnitura per poter accedere al sistema. È quindi una regolazione da fare in fase di setup, non qualcosa che immaginiamo di cambiare prima di ogni discesa.
Nel nostro caso, la posizione con maggiore anti-squat è stata quella utilizzata per la maggior parte dei chilometri ed è anche quella che abbiamo preferito. Anche perché è quella che Canyon consiglia con una corona da 34T, che già di per sé chiama un utilizzo racing.
IL POSTERIORE È DAVVERO MOLTO SOSTENUTO
La nuova Lux World Cup è una bici molto piantata. Il posteriore non affonda facilmente e non dà quella sensazione di sospensione che si muove continuamente sotto il rider. Quando si spinge sui pedali, la piattaforma rimane ferma. Quando si rilancia, la risposta è immediata.
E quando si entra in una sezione sconnessa, la bici mantiene comunque una notevole compostezza. In alcuni frangenti abbiamo addirittura percepito una rigidità posteriore elevata, eppure la bici non risulta secca e aggressiva come per esempio l'Orbea Oiz, la competitor diretta di questa Lux.
È una caratteristica che può piacere molto a chi cerca precisione e velocità, mentre chi preferisce una full più morbida e libera potrebbe dover lavorare maggiormente sul setup. La cosa interessante è che questa rigidità non rende automaticamente la bici scomoda. Con i 125 psi e il sag corretto, abbiamo trovato una piattaforma capace di assorbire bene le asperità, soprattutto considerando quanto rimanga sostenuta.
L'ANTERIORE VUOLE STARE A TERRA
Una delle caratteristiche più evidenti della Lux World Cup è il comportamento dell'avantreno. Rimane piantato a terra e non si alza facilmente. In salita, anche quando si aumenta la pendenza e si spinge forte sui pedali, l'anteriore rimane basso. La Lux è costruita per tenere la linea, mantenere velocità e rimanere composta. Non vuole saltare da una parte all'altra del sentiero. Vuole prendere la linea migliore e percorrerla il più velocemente possibile.
La bici sembra quasi voler stare a contatto con il terreno a tutti i costi. Questa sensazione si ritrova anche quando si mette aria tra gomme e terreno. Per alzare l'anteriore bisogna lavorare con il corpo: non è una bici che viene spontaneamente incontro al rider quando si cerca di alleggerirla, non è una bici con cui si gioca come con la Specialized Epic 9, questa è più simile alla Scott Spark RC, gomme a terra e velocità Mach 8.
IN DISCESA LA GUIDA È MOLTO CENTRALE
Non abbiamo avuto bisogno di stare particolarmente avanzati sull'anteriore. È una sensazione che abbiamo apprezzato molto perché alcune moderne XC richiedono invece una posizione più caricata davanti per funzionare al meglio.
La Lux è diversa. Ci siamo sentiti abbastanza centrali e soprattutto molto "dentro" alla bici. Il risultato è una sensazione di sicurezza interessante, soprattutto quando la velocità aumenta. La bici rimane composta e non dà l'impressione di voler scappare da sotto il rider.
E qui arriva un altro aspetto che ci ha convinto parecchio: la Lux si guida molto con i piedi. Si caricano i pedali, si lavora con il movimento centrale e si lascia correre la bici. È un modo di guidare leggermente diverso da quello che abbiamo percepito sulla Orbea Oiz, che secondo noi invita maggiormente a una guida più avanzata.
Non significa che una sia migliore. Sono due interpretazioni differenti della moderna full XC.
NON È AGGRESSIVA, MA È UNA RACE BIKE
Guardando i numeri, la Lux World Cup potrebbe sembrare una bici molto aggressiva. L'angolo di sterzo è di 66°, il reach è importante e il telaio è costruito attorno a una piattaforma molto rigida. Sul campo, però, non ci è sembrata aggressiva nel senso classico del termine.
È piuttosto una bici molto composta. La sensazione è quella di una piattaforma che vuole abbassare il baricentro e mantenere il controllo senza costringere il rider a una posizione estrema. Questo secondo noi è uno dei risultati più interessanti del progetto.
Canyon non ha cercato semplicemente di rendere la Lux più lunga, più aperta o più rigida. Ha lavorato sul modo in cui tutte queste caratteristiche interagiscono.
IL LAVORO NELLA ZONA DEL MOVIMENTO CENTRALE
Secondo noi, il vero cuore del progetto è proprio nella zona centrale del telaio. La sensazione di rigidità attorno al movimento centrale è molto elevata. Canyon ha lavorato sulla parte centrale del telaio e sulla struttura che collega il movimento centrale al resto del triangolo, costruendo una piattaforma estremamente solida.
È qui che la bici acquista quella sensazione di precisione che abbiamo percepito praticamente in ogni situazione. Nonostante l'escursione e un setup non particolarmente duro, il telaio rimane molto sostenuto. E questo contribuisce anche alla sensazione di avere una bici più "bassa" sul terreno.
IN SALITA SPINGE DAVVERO BENE
La nuova Canyon Lux World Cup non sorprende soltanto in discesa. In salita la risposta è molto buona. Quando si aumenta il ritmo, il sistema anti-squat aiuta a mantenere la piattaforma stabile e limita i movimenti indesiderati del posteriore. Non è necessario bloccare la sospensione per ottenere una sensazione di efficienza.
Anzi, abbiamo utilizzato parecchio la sospensione aperta. Il risultato è una bici che sale bene, accelera rapidamente e non trasmette quella sensazione di dispersione di energia che può emergere su alcune full quando si pedala forte. E questo è particolarmente interessante nelle Marathon, dove la capacità di pedalare in modo efficiente per diverse ore diventa più importante del semplice dato sul peso.
IL PESO RILEVATO: 10,5 KG
La nostra Canyon Lux World Cup CFR XTR Di2 ha fatto registrare sulla bilancia 10,5 kg in taglia M, senza pedali e senza il multitool di serie, con il quale arriva a circa 10.7 kg.
PERCHÉ CI È PIACIUTA ANCHE NELLE USCITE MARATHON
Abbiamo portato la Lux molto spesso oltre le tre ore. Non è il suo utilizzo principale, ma è stato proprio questo a farci apprezzare alcuni aspetti che in una gara XCO si percepiscono meno. Una bici molto reattiva può diventare stancante quando il tempo in sella aumenta. La Lux, invece, rimane molto composta. Non richiede continuamente correzioni della posizione. Non obbliga a stare caricati sull'anteriore. Non tende a muoversi troppo sotto il rider.
Questo significa che, quando dopo tre ore la freschezza inizia a diminuire, la bici continua a fare il suo lavoro senza chiedere troppo in cambio. Per questo la vediamo molto bene anche nelle Marathon faticose e tecniche. Non perché sia diventata una bici Marathon, ma perché il suo equilibrio la rende assolutamente utilizzabile anche in questo contesto.
Piccola nota a margine: il mini-tool integrato è in una posizione strategica, che permette di portare anche una camera d'aria (volendo c'è il punto di aggancio a vite) e fa sempre comodo averlo, mentre come tante cose siamo ben contenti non ci sia il vano portaoggetti, superfluo in una bici da gara.
LE PIRELLI SCORPION XC RC DA 2,4"
Un altro elemento che abbiamo apprezzato sono le gomme. La configurazione con Pirelli Scorpion XC RC da 2,4" ci sembra particolarmente coerente con il carattere della bici. La sezione generosa permette di sfruttare bene la capacità della Lux World Cup di rimanere piantata a terra. La bici è talmente stabile che non sentiamo la necessità di montare pneumatici estremamente tirati e leggeri per cercare l'ultimo grammo. Il risultato è un pacchetto equilibrato tra scorrevolezza, controllo e capacità di affrontare terreni sconnessi.
RAPPORTO QUALITÀ-PREZZO: CANYON TORNA A FARE CANYON?
La Lux World Cup CFR XTR Di2 che abbiamo testato ha un prezzo di 7.999 euro. È una cifra importante, naturalmente, ma stiamo parlando del top di gamma con telaio CFR, sospensioni Fox Factory, ruote e gruppo Shimano XTR Di2, ma forse ancora più interessante è la Lux World Cup CFR LTD che a 6.999 euro offre il sistema RockShox Flight Attendant, telaio CFR e gruppo Sram X0 e ruote in carbonio DT Swiss.
Per noi è una cifra che fa tornare alla mente la Canyon degli albori: quella capacità di proporre bici molto competitive tecnicamente a prezzi che costringono inevitabilmente anche gli altri marchi a guardarsi intorno. Non significa che 7.999 euro siano pochi soldi, perché non lo sono. Ma nel segmento delle full XC top di gamma, dove è ormai facile superare gli 8.000, 9.000 o addirittura 10.000 euro, il posizionamento della Lux appare particolarmente aggressivo.
Forse Canyon sta tornando a giocare la partita sul prezzo. Dopo anni nei quali anche il marchio tedesco si era spostato verso listini sempre più importanti, vedere una full da gara di questo livello a questo prezzo è una scelta che potrebbe avere conseguenze anche sul resto del mercato. Perché quando un marchio come Canyon propone un prodotto così competitivo a quella cifra, gli altri produttori devono necessariamente chiedersi se sia ancora possibile mantenere prezzi sensibilmente superiori a parità di categoria e livello di componentistica. E questo, per chi compra una mountain bike, è positivo.
COSA CAMBIEREMMO?
L'approccio con la serie sterzo non è stato semplice, abbiamo tolto il manubrio per togliere uno spessore da sotto l'attacco e una volta riassemblato tutto abbiamo avuto qualche difficoltà ad allineare le varie calotte in modo che non ci fosse gioco nelle serie sterzo. Un sistema più semplice ci avrebbe fatto più piacere.
A CHI LA CONSIGLIAMO
La Canyon Lux World Cup 2027 la consigliamo prima di tutto a chi cerca una full XC da gara vera, ma non vuole necessariamente una bici estrema o difficile da gestire. È una bici che dà il meglio quando si spinge, quando si cerca la linea e quando si vuole mantenere velocità senza dover continuamente correggere l'assetto. Il suo punto forte è proprio la capacità di rimanere molto composta: l'avantreno non tende ad alleggerirsi, il posteriore è sostenuto e la piattaforma centrale trasmette una sensazione di grande solidità.
Per questo la vediamo bene nelle gare XCO, ma anche nelle Marathon MTB, soprattutto per chi vuole una bici che dopo tre o quattro ore continui a essere efficace senza diventare troppo impegnativa fisicamente.
Non è invece la nostra prima scelta per chi cerca una full XC molto giocosa, con un posteriore libero e una guida fatta di continui cambi di direzione e alleggerimenti dell'anteriore. La Lux ha una personalità precisa: vuole stare giù, seguire la linea e andare forte.
La consigliamo quindi soprattutto a un rider che cerca sostegno e apprezza una bici stabile e precisa. In definitiva, è una bici che non ci ha dato il feeling immediato al primo metro, ma che più abbiamo guidato e più abbiamo imparato ad apprezzare. E per noi questo è un punto importante: non è una bici che deve impressionare il rider ma che vuole portarlo velocemente alla fine del sentiero.
Info line
Il sito dove comperare la bici è www.canyon.com/it-it/