Cape Epic: La Torpado Nearco ha superato il test sudafricano

La hardtail da 27,5 pollici, "creatura" di Yader Zoli in Sudafrica ha dimostrato la validità del progetto (sono arrivati decimi) e si è confrontata con tutti i più importanti marchi del mondo.

Noi di pianetamountainbike.it avevamo già pubblicato un articolo post Cape Epic nel quale avevamo evidenziato che se i top team delle multinazionali avevano corso con le full, i due marchi italiani presenti, Torpado e Axevo avevano dimostrato la validità delle loro hardtail da 27,5''.

 

 

Oggi vi sveliamo alcuni anedotti che sono stati raccontati da atleti (Zoli e Paulissen) e staff (Michele Leonardi, la moglie e Ingrid Pallhuber) del Torpado Surfing Shop, dopo il loro rientro in Italia da Città del Capo. La Cape Epic era il primo vero test in una gara internazionale per la nuova Nearco Carbon, la bici da 27,5'' prodotta da Torpado. Esame brillantemente superato dal momento che il team ha concluso la gara al decimo posto.

 

 

Yader Zoli che oltre ad aver corso insieme a Roel Paulissen è il "padre" del progetto Nearco. "Pensavo, dopo così tante e diverse gare in mountain bike, dai mondiali alle Olimpiadi, di aver fatto tutto e, invece, mi mancava la Cape Epic. Quando ho tagliato l'ultimo traguardo mi son venuti i brividi, mai mi era capitato in passato. Sono sette giorni intensi, a livelli molto alti dove le difficoltà si superano insieme. Tutto va vissuto con grande concentrazione, entri in un meccanismo perfetto, necessario per non fare errori. Tutto questo ho potuto farlo grazie alla grande esperienza di Roel e Ingrid."

 

Alla fine della gara gli atleti hanno ricevuto in regalato un libro della Cape Epic, ogni anno un'edizione nuova, quest'anno era dedicato a Burry Stander, il campione sudafricano deceduto in gennaio, dopo essere stato investito mentre si stava allenando. A questo proposito dice Zoli:  "Mi ha colpito una sua frase. Hai fatto la Cape Epic? Ehi! Allora sei dei nostri, sei del club- Ora ho capito cos'è veramente la mountain bike".

 

 

La Cape Epic è una corsa durissima, con delle caratteristiche dei tracciati che noi non abbiamo in Europa, i concorrenti infatti trovano sabbia, polvere, sassi e rocce. Il lunedì dopo l'ultimo stage, i primi 10 team classificati, hanno fatto colazione assieme agli organizzatori per scambiare opininioni e suggerimentio sull'evento. Quando Yader ha detto che la corsa è troppo dura loro hanno risposto che lo sanno, ed è proprio questa la chiave del successo della Cape Epic, non hanno nessuna intenzione di "intenerirla" anzi sarà sempre più tosta.

 

Ecco perché in alcune situazioni la full sarebbe stata ottimale ma in altre avrebbe penalizzato. Full o front, si tratta di una scelta.

 

 

Roel Paulissen invece ha detto: "In una gara a coppie, è importante stare vicino al proprio compagno, non solo in gara ma nella gestione del tutto, in questo modo si impara a conoscersi molto bene. La stessa cosa succede con lo staff, in una trasferta di questo tipo è richiesto il massimo da tutti per portare a buon fine l'impresa. Noi ne siamo usciti bene, perché ora siamo amici e affiatati professionalmente." Il belga che vinse la Cape Epic nel 2006 e nel 2008 ha poi aggiunto: "Rispetto alle passate edizioni il percorso era più roccioso, scabro, irregolare con tanti single track. La Nearco ha reagito benissimo, abbiamo vinto due traguardi volanti sicuramente anche grazie alle proprietà di questa bici: è più esplosiva delle 29", anche nelle salite molto dure e ripide si sentivano i vantaggi di una 27,5".

 

 

Un importante partner nello sviluppo tecnico di tutti i mezzi Torpado è l'azienda toscana Leonardi di Sansepolcro. Proprio il titolare Michele Leonardi accompagnato dalla moglie, ha chiuso temporaneamente il negozio per fare assistenza tecnica ai due rider del Team Torpado: "E' stata la mia prima esperienza in una corsa a tappe, abbiamo lavorato sette giorni su sette dalle cinque del mattino fino la sera. Le bici le montavo e smontavo tutti i giorni, pulivo guaine, fili e freni per la sabbia che entrava dappertutto. Sono rimasto sbalordito dal telaio della Nearco, non si è mosso di una virgola nonostante i chilometri percorsi su un terreno così accidentato e anche i componenti hanno reagito benissimo. In alcuni contesti, una Nearco 27,5" bi-ammortizzata, sarebbe stata il top anche se, la front, più leggera e reattiva dava il massimo soprattutto nei single track veloci".

 

 

(Nella foto Paulissen, Zoli, Michele Leonardi e la moglie all'aeroporto. La foto l'ha scattata sicuramente Ingrid Pallhuber)

 

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