Trek lancia l'allarme e-MTB: senza limiti chiari i sentieri rischiano di chiudere alle e-bike

Negli Stati Uniti la situazione è già molto delicata, ma il messaggio riguarda anche l'Europa: se l'industria non si autoregola e continua la corsa verso e-MTB sempre più potenti, il rischio è che l'accesso ai trail venga messo in discussione.

Il tema delle e-MTB sempre più potenti non è più soltanto una questione tecnica o commerciale. Sta diventando un tema politico, ambientale e di convivenza sui sentieri. Trek lo dice chiaramente: se l'industria della bicicletta non si dà regole responsabili, il rischio è che siano altri a imporle. E quando succede, spesso arrivano divieti e limitazioni.

 

Il marchio americano ha annunciato negli Stati Uniti nuovi standard volontari per le e-bike, invitando anche gli altri produttori a seguire la stessa strada. L'obiettivo dichiarato è proteggere l'accesso ai trail, migliorare la sicurezza e preservare i luoghi dove pedalare per le future generazioni.

 

 

Il messaggio è molto semplice: meglio mettere dei limiti oggi, prima che la crescita di mezzi sempre più veloci e potenti porti alla chiusura dei sentieri alle e-bike.

 

Trek: e-MTB solo a pedalata assistita e senza acceleratore

Negli Stati Uniti Trek ha deciso che tutte le sue mountain bike elettriche saranno di Classe 1. Tradotto: pedalata assistita fino a 20 miglia orarie, circa 32 km/h, e nessun acceleratore.

 

Per il mercato americano si tratta di un passaggio importante, perché negli USA il limite delle e-bike è già più alto rispetto a quello europeo. Da noi, come noto, una bicicletta a pedalata assistita deve interrompere l'assistenza a 25 km/h e il motore ha il limite dei 250 watt nominali.

 

Il punto, però, non è soltanto il numero scritto nella norma. Il punto è la direzione che sta prendendo il mercato. Trek teme che, senza una linea condivisa, le e-bike possano essere sempre più confuse con mezzi elettrici molto più potenti, vicini alle e-moto più che alle biciclette.

 

 

Perché l'allarme riguarda anche l'Europa

In Europa potremmo pensare di essere più tranquilli, perché il limite dei 25 km/h è più basso rispetto ai 32 km/h americani. Ma sarebbe un errore abbassare la guardia.

 

Negli ultimi anni il mondo delle e-mtb ha visto una crescita continua dei numeri: più coppia, più watt di picco, batterie più grandi, motori sempre più performanti, modalità di assistenza sempre più aggressive. Tutto molto interessante per il ciclista e per l'e-rider che cerca una mountain bike elettrica capace di spingere forte in salita, ma il rischio è che questa corsa senza fine cambi la percezione della categoria.

 

Se una ebike viene percepita come una piccola moto elettrica, anche quando resta formalmente dentro i limiti di legge, il problema non è più solo tecnico. Diventa un problema di accettazione sui trail, nei parchi, sui percorsi condivisi e nei territori dove la convivenza tra biker, camminatori, enti locali e proprietari dei terreni è già delicata.

 

 

Il rischio vero: perdere l'accesso ai sentieri

Trek lo dice in modo esplicito: l'accesso ai luoghi condivisi dove si pedala potrebbe essere a rischio se i produttori non rispettano limiti responsabili. Negli Stati Uniti, secondo quanto riportato dal marchio, nel 2025 sono state aperte alle e-bike oltre 17.000 miglia di nuovi trail per mountain bike.

 

Un risultato enorme, costruito nel tempo da associazioni, volontari, comunità locali, proprietari dei terreni e gruppi di advocacy. Proprio per questo Trek invita l'industria a non bruciare quel lavoro inseguendo solo la prestazione e i numeri da copertina.

 

La domanda di fondo è questa: quanta potenza possiamo aggiungere a una e-MTB prima che chi gestisce i sentieri smetta di considerarla una bicicletta?

 

 

Il collegamento con l'appello di Hans Rey

La posizione di Trek va nella stessa direzione della lettera aperta pubblicata nei mesi scorsi da Hans Rey. L'ex campione del mondo di trials aveva chiesto all'industria della bicicletta di usare parole più precise e di distinguere chiaramente le vere e-bike a pedalata assistita dai mezzi elettrici più potenti.

 

Il problema è proprio questo: se tutto viene chiamato genericamente "e-bike", dalla bicicletta elettrica al mezzo con acceleratore, fino alle e-moto, allora per chi deve scrivere regolamenti o decidere l'accesso ai trail diventa più facile fare di tutta l'erba un fascio.

 

Ed è lì che il rischio diventa concreto: non una regolamentazione più intelligente, ma una chiusura generalizzata.

 

Una scelta di responsabilità, non un freno all'innovazione

La posizione di Trek non va letta come un attacco alle e-bike. Al contrario, è un tentativo di proteggerle. Perché una emtb ha senso se resta una bicicletta: si pedala, si rispetta il trail, si condivide lo spazio con gli altri utenti e si mantiene un comportamento coerente con il mondo della mountain bike.

 

Il problema nasce quando la comunicazione si concentra solo su watt, coppia e accelerazione. Numeri croccanti, certo, ma anche potenzialmente pericolosi se diventano l'unico modo per raccontare una mountain bike elettrica.

 

Oggi una e-mtb moderna può permettere a molti rider di fare più dislivello, più giri, più flow e più avventura. Ma se la categoria viene spinta troppo vicino al mondo moto, il rischio è di dinamitare proprio quello che l'ha resa così forte: l'accesso ai sentieri.

 

 

Il futuro delle e-MTB passa anche da qui

La presa di posizione di Trek pesa perché arriva da uno dei marchi più importanti al mondo. E anche se il comunicato riguarda gli Stati Uniti, il messaggio è globale: il futuro delle e-MTB non dipenderà soltanto da motori più potenti, batterie più grandi e modalità di assistenza sempre più pimpate.

 

Dipenderà anche dalla capacità dell'industria di difendere la bicicletta elettrica come bicicletta, prima che venga percepita come qualcosa di diverso.

 

Perché il vero rischio non è avere qualche watt in meno. Il vero rischio è arrivare al trail e trovare un cartello con scritto: vietato alle e-bike.

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