32 pollici: vera rivoluzione o vantaggio per pochi? Starling lancia una provocazione con la prima Mullet 32/29
Un piccolo marchio inglese presenta una mullet con ruota anteriore da 32”. Ma il tema vero è un altro: accesso ai prototipi, componenti introvabili e vantaggio industriale per i team di Coppa del Mondo.
Le 32 pollici stanno arrivando, ma servono davvero? C’è chi cavalca l’onda. C’è chi costruisce prototipi per far parlare. E poi c’è chi, come Starling Cycles, Un piccolo marchio inglese, decide di realizzare una 32 pollici… e contemporaneamente mette in discussione tutto il senso dell’operazione. La notizia non è solo la bici: è il dibattito che riapre su standard, accesso alla tecnologia e futuro della Coppa del Mondo.
Il marchio di Bristol ha presentato la Big Bird, una mullet con ruota anteriore da 32” e posteriore da 29”, 120 mm di escursione davanti e dietro, telaio in acciaio costruito a mano nel Regno Unito e disponibile in serie limitata. Il kit telaio, senza ammortizzatore, costa 2.456 sterline.
29 dietro, 32 davanti: scelta tecnica o strategica?
Ma il punto non è la bici. Il punto sono le domande che solleva. La Big Bird nasce partendo dalla Murmur 29”, adattando l’anteriore per ospitare la ruota maggiorata. Il mozzo di una 32” è circa 40 mm più alto rispetto a una 29”, quindi è stato necessario alzare il tubo sterzo e ridurre leggermente il reach (da 485 mm a 470 mm nella taglia Large).
Perché non una 32” anche dietro? In parte per ragioni ingegneristiche, in parte per scelta di guida. Ripensare completamente il carro avrebbe richiesto un progetto molto più radicale. Inoltre, in Starling apprezzano le mixed wheels: posteriore più giocoso, anteriore più stabile.
Il vero problema: i componenti non esistono (ancora)
Qui emerge il nodo centrale. Oggi trovare componenti da 32” è estremamente complicato, soprattutto spesso sono componenti da 29" modificati, non nativi 32".
Ed è anche uno dei motivi per cui qui a PianetaMTB.it stiamo aspettando a privare una 32", vogliamo farlo quando i componenti e le geometrie saranno native, non abbozzate.
- Forcella: IntendBC Samurai 32” prototipo, derivata da una 29” con forcellini estesi. (Prezzo 1.550 sterline). L'ammortizzatore Intend Hover è proposto da Sterling Cycles a 860 sterline.
- Ruote: assemblate artigianalmente con cerchi Nextie e mozzi Hope. Prezzo 1.550 sterline.
- Coperture: Maxxis Aspen, una delle pochissime opzioni disponibili ma Sterling Cycles non ne conosce ancora il prezzo.
Questo conferma ciò che stiamo raccontando da mesi: si parla molto di 32”, ma l’ecosistema industriale non è ancora pronto. E senza un ecosistema completo, non può esistere uno standard consolidato.
Il divario invisibile: chi ha accesso ai prototipi e chi no
C’è poi un aspetto ancora più delicato. I grandi brand che corrono in Coppa del Mondo hanno accesso diretto ai produttori di componenti. Se si sviluppa una forcella, una ruota o una gomma da 32”, i primi prototipi finiscono nei camion dei team ufficiali. Le sospensioni vengono adattate, i cerchi prodotti in piccole serie, le coperture testate in segreto.
I piccoli produttori non hanno queste possibilità.
Un marchio indipendente come Starling deve arrangiarsi: cercare un partner disposto a fornire un prototipo, adattare componenti esistenti, farsi costruire ruote su misura. Non ha accesso a un reparto R&D condiviso con i colossi della componentistica.
E questo apre un tema più ampio: se le 32” diventano uno standard agonistico, il vantaggio iniziale sarà anche industriale. Chi è dentro il sistema Coppa del Mondo potrà muoversi prima. Gli altri dovranno inseguire. Nel breve termine può diventare un vantaggio competitivo. Nel lungo termine il mercato si riallineerà. Ma nella fase della transizione il divario rischia di ampliarsi.
Come si guida una 32”?
Secondo Joe McEwan, fondatore di Starling, la 32” è divertente. Non è lenta né ingombrante come molti immaginano. La ruota anteriore offre maggiore stabilità giroscopica, migliore capacità di superare radici e rocce e più compostezza nei tratti sconnessi. Tuttavia richiede più impegno in curva: bisogna inclinare la bici con maggiore decisione e anticipare le traiettorie. In pratica esattamente quello che si è dovuto imparare nel passaggio da 26" a 29". "Non è un mostro ingestibile" dice Joe McEwan.
Il tema vero: serve un nuovo standard?
Le 32” rendono la mountain bike più accessibile?
Più economica?
Portano più persone in bici?
Probabilmente no.
Eppure il cambiamento sembra in arrivo. KTM, BMC, Bike Ahead hanno già mostrato prototipi. Nel gravel Schwalbe ha annunciato lo sviluppo delle prime coperture da 32”. Nei paddock si sussurra che i test siano più avanti di quanto sembri.
La domanda ora non è più se arriveranno in gara, ma chi farà la prima mossa.
©Staron Photo - KTM Factory MTB Racing
Coppa del Mondo: il rischio vale il vantaggio?
Schierare una 32” nel 2026 significherebbe affrontare una stagione con componenti ancora in fase di sviluppo, ricambi limitati e standard non consolidati. Ma se il vantaggio in stabilità e scorrevolezza fosse reale e misurabile, le adotteranno tutte le squadre.
Se accade, il mercato seguirà.
La voce dei pro: cosa ne pensa Martina Berta
Durante un ritiro a Finale Ligure del team Origine, il tema delle 32 pollici ha occupato – ci ha detto Martina Berta – “diverse cene”. Segno che non è solo una suggestione da giornalisti, ma un argomento molto discusso anche tra gli atleti.
Martina Berta, che è alta 1,63 m, è stata molto chiara: al momento non ha ancora provato una 32", ma un prototipo dovrebbe arrivargli in questi primi mesi dell’anno.
Sulla guida, Martina è prudente ma lucida: “Finché non la provi è difficile capire dove può essere utile e dove no. Bisogna vedere su quali percorsi può funzionare”. E qui entra in gioco la sua statura. “Mi immagino un Val di Sole con curve strette nel bosco… sono 1,63 m, non so quanto sia semplice girare una 32 in mezzo agli alberi”. Diverso il discorso su tracciati più scorrevoli come Nove Mesto, dove radici e sezioni veloci potrebbero esaltare la capacità di roll-over.
Il punto però non è solo provarla. È tutto ciò che sta attorno. “Assemblare una 32 non è solo una questione del marchio che decide di farla. Servono sospensioni pronte, cerchi pronti, copertoni pronti. Negli anni scorsi magari qualcuno diceva di essere pronto, ma poi mancava un pezzo del puzzle”.
Ed è esattamente il tema che stiamo vedendo emergere anche tra i produttori: non basta il telaio, serve un ecosistema completo.
C’è poi il tema peso: una ruota più grande significa inevitabilmente più massa rotante. E in Coppa del Mondo ogni grammo conta. Il paragone che fa è interessante: “Mi ricordo le prime 29, erano inguidabili. Oggi abbiamo raggiunto un livello altissimo. Bisogna vedere come usciranno le prime 32 e se daranno davvero un vantaggio”. Non entusiasmo cieco, non chiusura totale. Solo realismo da atleta che sa che in Coppa del Mondo non si corre con le suggestioni, ma con i cronometri.
Conclusione
La Starling Big Bird non è la bici che cambierà il mondo. È però la prima che affronta il tema con onestà: costruire, testare, valutare.
Le 32 pollici stanno arrivando. Ma la vera domanda non è se funzionano.
È capire se servono davvero.