Riflessioni sul movimento cross country, dopo il mondiale di Nove Mesto

Queste righe sono lo spunto per una riflessione sul movimento cross country, specialità divenuta olimpica esattamente da 20 anni (Atlanta 1996) ma che tuttora stenta a crescere a livello economico e mediatico.

 

 

Lo spunto mi è venuto in occasione dei Campionati del Mondo che si sono svolti in Repubblica Ceca (Nove Mesto Na Morave). Il contesto organizzativo, il percorso, il pubblico e gli sponsor presenti sono stati di alto livello nella qualità e nei numeri ma nel momento in cui mi sono avvicinato nell'area team riservata alle squadre nazionali si è rivelato la pochezza di mezzi a disposizione del movimento e delle Federazioni.

 

 

Seguendo da oltre 10 anni sia la World Cup che i Campionati del Mondo, come fotografo, ho una certa confidenza nel leggere attraverso le mie fotocamere la situazione che ho di fronte e mai come in questa circostanza ho visto tanta pochezza. Volevo fare degli scatti agli atleti, un breve reportage prima delle gare ma trovatomi di fronte all'area riservata alla nazionale italiana non ho trovato nessuno.

 

Sono tornato indietro per verificare sul tabellone con la legenda dei posti assegnati il numero dell'Italia (posto n.23) ma benché la squadra azzurra fosse segnata nel loro spazio c'era nulla.

 

 

Immaginavo ad un ritardo ma la realtà era ben diversa. A poco meno di due ore della gara ecco un tendone che ben poco aveva di istituzionale e successivamente ho scoperto che era stato prestato dall'albergo dove erano alloggiati gli azzurri. Sotto il gazebo nulla, qualche ruota, un cavalletto, e poco altro.

 

 

Il furgone preso a noleggio. Desolazione. Sparare a zero sarebbe stato facile e poco costruttivo e allora mi sono detto che era meglio farsi un giro e la realtà delle altre nazionali era un pochino migliore ma tendenzialmente analoga.

 

 

Le immagini potranno descrivere meglio la situazione, le nazionali sono rappresentate sono la Francia, Germania, Olanda, Spagna, Polonia, Inghilterra, Stati Uniti oltre alla nostra Italia.

 

 

In queste circostanze credo che bisogna lodare chi ha gestito gli atleti (meccanici ed accompagnatori) in quanto con poco non si può fare molto.

 

 

Gli atleti Elite dei "Top Team" hanno ovviamente ripiegato sui loro meccanici e sulle loro esclusive aree ospitality (per intenderci le Factory, le squadre presenti in Coppa del Mondo per esporre i loro prodotti e fare giustamente "il cinema" per le ovvie ragioni del marketing).

 

 

Ma i giovani atleti come gli uomini e donne junior? Si sono arrangiati e in questo gli italiani sono fenomenali ma in un Campionato del Mondo non ci si può arrangiare.

 

 

Mancano chiaramente le risorse, immagine zero, gli sponsor per le Federazioni non esistono eppure quando si proclamava a gran voce negli anni 2000 la necessità dell'arrivo della televisione in percorsi cittadini che scusa ci sono adesso che è arrivata Red Bull TV con le sue dirette gratuite e visibili anche da un semplice tablet? I percorsi artificiali per chi sono stati creati?

 

 

A volte ho l'impressione che forse è il movimento stesso del fuoristrada che vuole rimanere nel suo limbo, forse è meglio stare nella sicurezza della famiglia ristretta piuttosto che aprirsi al mondo esterno.

 

 

Un esempio può essere la nazionale rumena che, consapevole delle sue risorse, è stata affiancata da un team privato che quantomeno, oltre all'immagine decorosa, ha supportato gli atleti in modo adeguato.

 

Apri articolo completo


Vedi altri articoli