La notizia è arrivata il 19 agosto 2026 da UCI-WBD e sembra quasi una buona notizia. L'Enduro non viene cancellato, ci viene spiegato, ma viene semplicemente accompagnato verso una nuova struttura, più adatta alle sue caratteristiche.

©WHOOP UCI Mountain Bike World Series / Rick Schubert
I Mondiali continueranno, e quest'anno ricordiamo che saranno a Finale Ligure dal 16 al 18 ottobre, e dal 2027 diventeranno il principale appuntamento internazionale della disciplina. Lo abbiamo già visto succedere con il 4X...

Potrebbero inoltre arrivare nuovi eventi Open inseriti all'interno di alcuni weekend della WHOOP UCI Mountain Bike World Series. Tutto molto ragionevole. Ma dietro questa narrazione rimane un fatto difficile da aggirare: dal 2027 non esisterà più una UCI Enduro World Cup nella forma che abbiamo conosciuto negli ultimi anni.
E quando scompare una Coppa del Mondo, non scompare soltanto un calendario. Cambiano gli equilibri economici, i programmi dei team, gli investimenti degli sponsor e, soprattutto, le prospettive degli atleti. Per questo crediamo che la notizia meriti di essere letta andando oltre le parole "nuovo capitolo".

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LA COPPA DEL MONDO FINISCE NEL 2026
Dopo oltre dieci anni di Enduro World Series e poi di integrazione nel sistema UCI e WBD, il 2026 sarà quindi l'ultimo anno della World Cup Enduro nell'attuale formato. Secondo UCI e WBD, l'Enduro ha caratteristiche, comunità e necessità differenti rispetto alle altre discipline e avrebbe bisogno di maggiore libertà, flessibilità e spazio per svilupparsi autonomamente.
Non è un ragionamento sbagliato. L'Enduro è realmente diverso dall'XCO e dalla Downhill. Ha percorsi lunghi, trasferimenti, prove speciali differenti, atleti distribuiti sul territorio e una componente amatoriale enorme. Il problema è che queste caratteristiche non sono nate ieri.

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Se sapevamo da sempre che l'Enduro era diverso, perché siamo arrivati a eliminare la Coppa del Mondo invece di costruirne una più adatta alle sue caratteristiche?
È questa la domanda che, secondo noi, rimane senza risposta.
WBD HA UCCISO L'ENDURO?
Il titolo è volutamente provocatorio, perché dare tutta la colpa a Warner Bros. Discovery sarebbe troppo semplice. Anzi, bisogna riconoscere che negli ultimi anni l'organizzazione dell'Enduro ha contribuito alla professionalizzazione della disciplina, alla sua crescita internazionale e alla creazione di un circuito capace di portare i migliori rider del mondo in destinazioni importanti.
Ma proprio qui nasce il dubbio. Il modello World Series era davvero quello giusto per l'Enduro?

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Una gara XCO è relativamente semplice da raccontare: circuito chiuso, passaggi ripetuti, classifica visibile. Una Downhill è ancora più immediata: partenza, discesa, cronometro, traguardo. L'Enduro invece vive di prove speciali distribuite su una montagna, trasferimenti, tempi intermedi e atleti che non sono tutti contemporaneamente nello stesso punto.
Per chi ama l'Enduro, però, è esattamente il suo bello. Per un broadcaster è un prodotto complesso. Anche se degli esempi, come l'Enduro Nightfall di La Thuile (Italia, giusto per sottolineare) hanno dimostrato che si può innovare creando spettacolo e facendo del bene alla disciplina...
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L'ENDURO NON È UNA XCO CON LE PROVE SPECIALI
Forse il problema è stato proprio questo: cercare di inserire l'Enduro dentro un modello televisivo e organizzativo nato per discipline differenti, invece di costruire un modello intorno all'Enduro. Perché l'Enduro non è soltanto una gara.
È il territorio, è il trasferimento, è il gruppo di amici, è la scoperta di un sentiero, è la possibilità per un amatore di condividere lo stesso evento con i professionisti. Il risultato conta, naturalmente, ma non è necessariamente l'unico elemento che rende importante una giornata in bici.

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Da questo punto di vista, la decisione di cambiare potrebbe persino rappresentare un'opportunità. Il nuovo modello potrebbe essere più vicino alla natura della disciplina, con eventi internazionali più concentrati, una forte componente amatoriale e un rapporto più stretto con le destinazioni.
Ma per funzionare dovrà essere qualcosa di realmente nuovo e non semplicemente una World Cup mutilata.
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E ADESSO CHE FINE FANNO I TEAM?
Qui, però, arriviamo al punto che ci interessa maggiormente. Che cosa succederà a squadre e atleti che hanno costruito una parte della propria carriera proprio sulla Coppa del Mondo?
Pensiamo a nomi come Nadine Ellecosta, Tommaso Francardo e Mirco Vendemmia. Pensiamo all'Abetone Gravity Team, che negli ultimi anni ha investito nell'Enduro internazionale, oppure ad Appennino Bike, che ha costruito un progetto nel quale la crescita dei giovani rappresenta una parte importante dell'attività.

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Per queste realtà la Coppa del Mondo non è semplicemente una gara da mettere sul calendario. È un progetto sportivo. È un elemento da utilizzare per convincere uno sponsor a investire, per programmare una stagione, per organizzare trasferte, allenamenti e obiettivi.
Se il contenitore cambia, cambia anche il modello economico. Ed è qui che oggi abbiamo più domande che risposte.
IL CASO DEI GIOVANI È ANCORA PIÙ DELICATO
La questione diventa ancora più importante quando guardiamo agli Juniores. Perché una Coppa del Mondo non serve soltanto a incoronare il migliore della stagione: serve anche a creare una strada per chi migliore vuole diventarlo.
Lorenzo Cesari è un esempio perfetto. È uno dei giovani italiani che stanno emergendo nell'Enduro e che hanno iniziato a trasformare il talento giovanile in risultati internazionali. Nel 2026 è arrivato anche un importante podio nella categoria Juniores in Coppa del Mondo.
Ed è proprio qui che il paradosso diventa evidente: un ragazzo sta crescendo, arriva sul podio internazionale e nello stesso momento scopre che dal prossimo anno il circuito nel quale sta costruendo la propria esperienza non esisterà più.
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Naturalmente correrà ancora. Avrà i Mondiali, gli eventi internazionali e probabilmente nuovi appuntamenti. Ma quale sarà il percorso per arrivare dagli Junior agli Elite? Quale sarà il calendario? Quali saranno i team disposti a investire? E soprattutto, quale sarà il valore commerciale di un programma Enduro professionistico senza una vera Coppa del Mondo?
Sono domande che riguardano Cesari, ma anche tutti i ragazzi che oggi stanno facendo bene nelle categorie giovanili.

@NicolaDamonte
IL RISCHIO È PERDERE LA FILIERA
Il problema, quindi, potrebbe non essere il 2027. Nel 2027 i Mondiali continueranno, i migliori rider correranno e probabilmente gli sponsor più importanti troveranno comunque il modo di esserci. Il vero rischio è quello che potrebbe succedere negli anni successivi.

Una disciplina professionistica ha bisogno di una filiera. Un ragazzo deve poter iniziare da giovane, entrare in una squadra, confrontarsi con i migliori, costruire esperienza internazionale e avere davanti a sé la possibilità concreta di diventare professionista.
Se questo percorso si interrompe, il problema non emerge immediatamente. Lo vediamo qualche anno dopo, quando ci accorgiamo che sono diminuiti i team, che sono diminuiti gli atleti e che i giovani più interessanti hanno scelto altre strade.

E questo sarebbe un prezzo molto più alto della semplice cancellazione di una Coppa del Mondo.
FORSE NON SERVIVA ELIMINARE LA WORLD CUP
La nostra provocazione, allora, è abbastanza semplice: forse non serviva eliminare la World Cup. Forse serviva cambiarla.

Una Coppa del Mondo Enduro con meno appuntamenti, più sostenibile economicamente, più concentrata sui territori e con una maggiore integrazione tra professionisti e amatori avrebbe potuto essere una strada.
Quattro o cinque gare internazionali davvero importanti avrebbero potuto costruire comunque una stagione, mantenendo una classifica generale e offrendo ai team un prodotto riconoscibile da presentare agli sponsor. Intorno a queste gare avrebbero potuto crescere eventi Open e festival, creando quel legame con il territorio che è sempre stato una delle caratteristiche più forti dell'Enduro.
Non sappiamo se avrebbe funzionato. Ma sappiamo che questa strada avrebbe mantenuto una cosa fondamentale: un percorso internazionale riconoscibile.
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Ma per riuscirci serviranno risposte concrete, perché gli atleti e i team devono programmare il futuro prima che il nuovo capitolo venga ufficialmente scritto.
Nadine Ellecosta, Tommaso Francardo, Mirco Vendemmia, l'Abetone Gravity Team, Appennino Bike e tutti i giovani come Lorenzo Cesari non possono vivere soltanto di buone intenzioni. Loro corrono oggi. I team devono costruire i budget oggi. Gli sponsor decidono oggi.
E allora la vera domanda che lasciamo sul tavolo non è se l'Enduro sia morto, ma come fare a far vivere l'enduro. Perché eliminare una Coppa del Mondo può essere una scelta strategica. Perdere una generazione di atleti sarebbe invece un errore molto più difficile da recuperare.