Dopo aver conquistato il quinto Tour de France, Pogacar si è preso qualche giorno di recupero prima di tornare progressivamente al lavoro. Ma prima della strada sono arrivate due uscite consecutive in gravel, entrambe in Slovenia.

La prima di circa 64 km, la seconda di 39 km, per un totale di oltre 100 chilometri su strade bianche e percorsi misti. Una scelta curiosa, soprattutto perché arriva pochi giorni dopo la vittoria di Parigi e prima del ritorno agli allenamenti su strada in vista dei prossimi appuntamenti stagionali. E qui ci viene subito in mente un altro grande del WorldTour.
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Sì, perché noi avevamo già raccontato Wout van Aert in gravel a Livigno, durante il suo periodo di preparazione in altura. Il belga aveva utilizzato la gravel bike per pedalare sui percorsi sterrati dell'Alta Valtellina e anche in quel caso la scelta aveva mostrato quanto queste biciclette siano ormai entrate nella routine dei professionisti della strada. Ora Pogacar fa qualcosa di molto simile, anche se sulle strade di casa. Tutti a copiare Van Aert? Ovviamente no, ma la coincidenza è abbastanza divertente.
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LA COLNAGO C68 GRAVEL, E NON LA G4-X DEL MONDIALE
Per le due uscite in Slovenia Pogacar ha scelto una Colnago C68 Gravel, e qui c'è un dettaglio che merita attenzione. La scelta più "ovvia" sarebbe potuta essere la G4-X, la gravel race di Colnago che nel 2025 ha portato Florian Vermeersch alla conquista del titolo mondiale Gravel UCI e che viene utilizzata anche nel ciclocross di Coppa del Mondo.

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Pogacar, invece, ha optato per la C68 Gravel, un progetto più vicino alla filosofia della famiglia C68 e pensato per un utilizzo gravel ad alte prestazioni, ma con un'impostazione più raffinata e versatile. Sulla bici dello sloveno spicca inoltre il cockpit integrato ENVE, che rende l'insieme particolarmente pulito e racing. Una scelta curiosa, soprattutto considerando che Colnago aveva già in casa una piattaforma gravel con un pedigree agonistico decisamente importante.

La G4-X nasce invece con un'impostazione molto vicina al mondo road, adattata però alle esigenze del gravel veloce, con telaio in carbonio, geometria orientata alla precisione e alla stabilità, spazio per pneumatici fino a 45 mm.

Dopo i due giorni su sterrato è poi tornato alla strada con due allenamenti importanti, prima da 130,5 km e 2.195 metri di dislivello e poi da 121,6 km e 2.262 metri, con il significativo "Back to work" pubblicato su Strava. Insomma, il gravel è stato probabilmente parte del recupero, ma intanto anche Pogacar sembra aver scoperto che, ogni tanto, cambiare fondo fa bene... e magari alla prossima Strade Bianche terrà la scia di Pidcock in discesa.
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