:: LEOGANG XCO, IL DOPPIO STANDARD: ANCHE RISSVEDS DA SQUALIFICARE?

A Leogang due episodi distinti che coinvolgono pit lane e uscita di percorso riportano al centro il tema dell’interpretazione del regolamento UCI, tra applicazione rigorosa delle regole e valutazione discrezionale del contesto di gara da parte dei commissari.

15 giugno 2026

Nel weekend di Leogang la prova XCO ha riportato al centro del dibattito non solo la prestazione sportiva, ma soprattutto l'interpretazione dei regolamenti UCI in gara, con due episodi distinti che coinvolgono da una parte Jenny Rissveds e dall'altra Mathis Azzaro.

 

azzaro mathis

©Clement.Siegfried

 

Da un lato una  entrata "sporca" con conseguente deviazione di percorso, senza rientrare dal  punto esatto, ma avvenuta nei primi giri e giudicata non sanzionabile dopo verifica ufficiale, dall'altro una penalizzazione arrivata post gara per utilizzo improprio della pit lane. Il risultato è una sensazione diffusa di applicazione non perfettamente omogenea del regolamento, soprattutto su episodi che, pur diversi, toccano lo stesso principio: il rispetto del tracciato e delle sue regole di percorrenza.

 

leogang 2026 crash

 

IL CASO RISSVEDS

Jenny Rissveds nel primo giro, come al suo solito voleva stare davanti a tutte, questo l'ha portata ad una entrata piuttosto sporca  ai danni di Savilia Blunk. La Svedese ha preso la curva  interna, non è riuscita a frenare a causa del fango ed ha usato l'americana come sponda. Conseguenza: Blunk a terra malamente, Rissveds esce dalle fettucce, taglia la curva  all'interno e rientra qualche metro dopo. L'episodio è stato successivamente analizzato dai commissari UCI, che hanno escluso una sanzione, probabilmente considerando il contesto di gara iniziale e la natura non intenzionale dell'accaduto.

 

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Dal punto di vista regolamentare, togliendo l'interpretazione della collisione che (benchè sembri aggressiva) vogliamo credere non sia intenzionale, la situazione regolamentare è successiva alla collisione e richiama la norma UCI 4.1.035, secondo cui un atleta che esce dal percorso deve rientrare esattamente dal punto di uscita. Nella fattispecie, questo rientro non è avvenuto in modo perfettamente aderente alla regola, ma la decisione finale è stata quella di non procedere con alcuna penalità.

 

Qui il punto non è tanto la dinamica tecnica, quanto l'interpretazione: la scelta dei commissari sembra aver privilegiato una lettura "contestuale", dove il primo giro e la dinamica del contatto hanno pesato nella valutazione complessiva.

 

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IL CASO AZZARO

Scenario diverso, ma con un principio regolamentare simile, quello che ha coinvolto Azzaro, sanzionato dopo gara per aver effettuato un sorpasso all'interno della pit lane. Nel corso del penultimo giro, mentre guidava il terzetto di testa, il francese invece che transitare nella  line di tracciato è entrato nella pit lane senza prendere borraccia o usufruire dell'assistenza, apparentemente lo ha fatto per "disattenzione" anche perchè primo era e primo è uscito, certamente senza guadagnare metri o posizioni. 

 

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In questo caso si  applica sempre  la stessa regola UCI 4.1.035, ma con una specifica: "In caso venga prevista una pit lane, i corridori non sono autorizzati a utilizzarla per ottenere un vantaggio in gara. Qualora i corridori dovessero utilizzare la pit lane senza un motivo valido, i commissari possono squalificarli.". 

 

Nel caso Azzaro però la violazione viene letta in maniera più lineare e ha portato alla decisione di squalifica successiva alla revisione dei fatti. Qui la lettura dei commissari è stata più rigida, applicando il principio di vantaggio competitivo in modo diretto, senza margini interpretativi legati forse anche all'essere nelle fasi finali di gara.

 

IL NODO REGOLAMENTARE

E proprio qui si apre la riflessione: la decisione per Azzaro è arrivata in modo successivo, con un'applicazione piuttosto rigorosa della norma, quasi "alla lettera", su un episodio in cui la violazione era evidente ma anche molto lineare nella sua lettura.

 

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Azzaro entra e esce dalla pit lane mantenendo la prima posizione. Il tema è quindi stabilire se il semplice utilizzo improprio della corsia costituisca di per sé una violazione sanzionabile oppure se debba essere dimostrato un vantaggio effettivo.

 

Ma in un contesto di gara così complesso, con variabili continue e situazioni al limite, la domanda che ci si può porre è se la scelta più corretta fosse quella di lasciar correre l'episodio in prima battuta, demandando eventualmente la valutazione a un ricorso o a una revisione su richiesta delle squadre, invece di intervenire direttamente con una sanzione post gara.

 

leogang 2026 crash

 

Non si tratta di mettere in discussione la legittimità della decisione, quanto piuttosto di interrogarsi sull'elasticità del sistema: il regolamento è una "legge" sportiva e come tale va rispettato, ma l'attività dei commissari di gara vive anche di interpretazione del contesto, soprattutto quando si parla di episodi non strutturali ma legati alla dinamica della competizione.

 

leogang 2026 crash

 

Diverso, ma utile per il confronto, il caso di Jenny Rissveds, coinvolta in un episodio al primo giro con uscita di traiettoria e successivo rientro non perfettamente conforme alla norma, tra. l'altro. entra seconda ed esce prima, con un guadagno di posizione. In questo caso la decisione finale è stata quella di non procedere con alcuna sanzione, probabilmente valutando il contesto del primo giro e la natura non chiaramente volontaria dell'azione.

 

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Il confronto tra i due episodi non è tanto tecnico quanto filosofico: da un lato una violazione interpretata in modo rigido, dall'altro una violazione altrettanto chiara con maggiore flessibilità. Il risultato è una percezione di doppio livello decisionale che non riguarda la correttezza delle singole scelte, ma la coerenza complessiva dell'approccio. 

 

La sensazione è che nei due episodi sia prevalsa una diversa interpretazione del contesto di gara. Nel caso Rissveds i commissari hanno considerato la dinamica complessiva dell'incidente e il fatto che l'episodio sia avvenuto nelle primissime fasi della corsa. Nel caso Azzaro si è invece scelto un approccio più rigoroso alla norma. Proprio questa differenza di approccio è ciò che oggi alimenta il dibattito tra addetti ai lavori e appassionati.