:: LA 32” TRIONFA ANCHE NEL GRAVEL, ROBIN GEMPERLE VINCE UNBOUND 360

La vittoria dello svizzero nel cuore del Kansas riporta sotto i riflettori sulla 32 pollici, una piattaforma che continua a raccogliere risultati dove resistenza, comfort ed efficienza fanno la differenza. Robert Gemperle ha vinto la Unbound 360 con un prototipo Scott 32"...

01 giugno 2026

La vittoria di Robin Gemperle alla Unbound 360 è uno di quei risultati destinati a lasciare il segno nel mondo del gravel e dell'ultra endurance. Lo svizzero ha conquistato una delle competizioni più dure e prestigiose del calendario internazionale, confermando tutte le sue qualità di atleta nelle gare di lunghissima distanza.

 

UNBOUND 360

©Ri Ganey

 

Ma se il successo di Gemperle rappresenta una grande impresa sportiva, c'è un altro elemento che merita attenzione: la bicicletta utilizzata dal vincitore.

 

©Rachael Galipo - Scott Sports

 

La 32” che Scott ha realizzato solo ed esclusivamente come prototipo per questa competizione. Un formato che continua a raccogliere risultati di altissimo livello e a dimostrare che il suo progetto potrebbe essere molto più rivoluzionario di quanto inizialmente immaginato.

 

ROBIN GEMPERLE CONQUISTA LA UNBOUND 360

Prima della bicicletta c’è l’atleta, perché questo articolo non ha lo scopo di conferire alla 32” il pregio di aver permesso di vincere a Gemperle.

 

UNBOUND 360

©Ri Ganey 

 

La Unbound 360 è considerata una delle sfide più impegnative del panorama gravel mondiale. Oltre 350 miglia attraverso gli sterrati del Kansas, condizioni ambientali estreme e una gara che spesso si trasforma in una vera battaglia di resistenza fisica e mentale.

 

UNBOUND 360

©Ri Ganey 

 

In questo contesto Robin Gemperle ha costruito una prestazione impeccabile, riuscendo a gestire ritmo, energie e strategia fino a conquistare una vittoria di assoluto prestigio. Un risultato che conferma il valore dell'atleta svizzero e la sua capacità di eccellere nelle competizioni ultra endurance terminando in 21 ore e 16 minuti.

 

PERCHÉ LA 32" CONTINUA A FAR DISCUTERE

Tuttavia, il dato più interessante potrebbe essere un altro. La 32” sta infatti iniziando a comparire con una frequenza sempre maggiore nelle posizioni che contano delle gare più dure al mondo.

 

 

Una soluzione diversa dagli standard tradizionali, destinata forse a ritagliarsi uno spazio limitato all'interno del mercato ma che comincia ad attirare più curiosità che scetticismo. Lo scetticismo è ancora il sentimento che molti provano, ma questo diametro, in determinate situazioni di gara, si sta dimostrando un vero game changer. Il fattore che probabilmente ancora non tutti riescono a digerire è l'estetica, ancora troppo lontana dalla cura e il livello raggiunto dalle 29" e anche la paura di non poterla usare in tracciati più tecnici e tortuosi. 

 

DALLA CAPE EPIC ALLA UNBOUND: I RISULTATI SI RIPETONO

La vittoria alla Unbound 360 rappresenta infatti un'ulteriore conferma delle potenzialità di una bicicletta che sembra esprimere il meglio proprio quando la distanza aumenta e la fatica diventa il fattore determinante.

 

©Nick Muzik

 

In Sudafrica Felix Stehli aveva impressionato con la tappa più atipica della Cape Epic 2026, quella da 140 km caratterizzata da lunghi rettilinei e velocità elevate, dimostrando come la 32” potesse essere estremamente competitiva su una specifica tipologia di terreni.

 

UNBOUND 360

©Ri Ganey

 

Molti osservatori avevano interpretato quel risultato come un caso isolato. Oggi, dopo il successo di Robin Gemperle alla Unbound 360, quella lettura appare decisamente più difficile da sostenere. Due discipline differenti, due contesti completamente diversi e un denominatore comune: la capacità della 32” di emergere quando le ore in sella si accumulano e la gestione delle energie diventa decisiva.

 

LA 32" È LA BICI IDEALE PER LE LUNGHE DISTANZE?

Naturalmente una bicicletta non può sostituire il talento e la preparazione di un atleta. Le vittorie nascono sempre dalle gambe, dalla testa e dalla capacità di soffrire.

 

 

Eppure, quando una piattaforma ottiene risultati importanti nella mountain bike marathon e nel gravel ultra endurance, è inevitabile iniziare a porsi delle domande.

 

[unbound360]

 

La 32” sembra offrire caratteristiche particolarmente efficaci nelle competizioni di lunghissima distanza, dove comfort, controllo ed efficienza possono diventare determinanti quanto la pura prestazione. Lo stesso Robin Gemperle, dopo l'arrivo della Unbound 360, ha dichiarato: «È una bici assolutamente più veloce di qualsiasi altra esistente che avrei potuto usare».

 

QUALE FUTURO PER IL FORMATO 32"?

La 32” era arrivata sul mercato quasi in punta di piedi. Un progetto innovativo, osservato con curiosità ma anche con una certa dose di scetticismo.

Oggi, tra la Cape Epic 2026 e la vittoria di Robin Gemperle alla Unbound 360, quella stessa bicicletta sta iniziando a costruirsi una credibilità sempre più solida.

 

 

Forse è ancora presto per parlare di rivoluzione. Ma una cosa appare evidente: la 32” sta facendo molto più rumore di quanto molti avessero previsto e, soprattutto, rider di ogni statura e provenienti da discipline differenti continuano a dimostrare che i limiti di utilizzo sembrano essere pochi. Discorso diverso per l'XCO, dove restano ancora interrogativi importanti, ma il segmento 32” potrebbe presto dare vita a una nuova categoria dedicata alle competizioni di lunga distanza e ad utilizzi molto specifici.