La Focus JAM² NEXT avrebbe dovuto essere definita una delle e-MTB più innovative sul mercato, ma sul mercato non ci arriverà mai. Eppure noi l'abbiamo guidata e abbiamo amato il progetto da cui si è sviluppata. Avrebbe potuto cambiare il mondo delle biciclette... AVREBBE!

Negli ultimi anni abbiamo visto comparire la parola "sostenibilità" praticamente ovunque nel mondo bike. Ma tra dichiarazioni di intenti e operazioni di marketing, le innovazioni davvero strutturali sono poche. La Focus JAM² NEXT nasceva con un obiettivo diverso: non raccontare un'idea, ma dimostrare con un prodotto finito che un telaio in carbonio riciclabile, industrializzato e prodotto in Europa era tecnicamente pronto per il mercato. Non un prototipo da laboratorio, ma una e-MTB completa, testata e guidata sui trail. Poi qualcosa si è fermato. Ma quello che questa bici rappresenta resta, e merita di essere raccontato.
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La storia della JAM² NEXT inizia così. Con entusiasmo, con investimenti importanti, con una visione chiara: dimostrare che una e-MTB in carbonio riciclabile, prodotta in Europa in modo automatizzato, non solo è possibile, ma è pronta per il mercato.

Poi, quando tutto era pronto, è successo qualcosa che nessuno poteva controllare: l'azienda che produceva quei telai, la belga REIN4CED, è fallita. E con lei si è fermata l'unica linea produttiva capace di realizzare quel carbonio termoplastico con quel processo specifico.
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Risultato? La bici non sarà mai in vendita! Eppure è reale. Io l'ho guidata.

NON UN PROTOTIPO. UNA BICI FINITA.
La cosa che colpisce di più è questa: non stiamo parlando di un concept acerbo o di un esercizio di stile da salone. La JAM² NEXT era completamente sviluppata, validata, pronta per la produzione in serie.

Dal punto di vista tecnico non c'erano problemi:
- I test erano stati superati.
- I feedback dei rider erano ottimi.
- La produzione automatizzata funzionava.

Se REIN4CED non avesse chiuso, oggi parleremmo di una delle e-MTB più innovative sul mercato. Ed è proprio questo che rende la vicenda ancora più amara.

COSA AVEVA DI DIVERSO?
La base tecnica è quella della piattaforma JAM² di Focus Bikes. Geometrie moderne, 150 mm di escursione posteriore con cinematica F.O.L.D., forcella da 160 mm, ruote da 29". Motorizzazione Bosch Performance Line CX da 85 Nm (con boost fino a 100 Nm), batteria da 600 Wh espandibile a 800 Wh, display Bosch Kiox 400 integrato nel tubo orizzontale. Montaggio di altissimo livello: Fox Factory, Shimano XT Di2, DT Swiss.

La differenza stava nel triangolo anteriore. Invece del classico carbonio con resina epossidica, qui veniva utilizzato un carbonio termoplastico.

Un materiale che può essere rifuso più volte. Niente colle strutturali, niente mix complesso di materiali difficili da separare. Un vero mono-composito pensato fin dall'inizio per essere riciclato.

A fine vita, il telaio poteva essere triturato, trasformato in granuli e riutilizzato per nuovi componenti.
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Anche gli scarti di produzione rientravano nel ciclo. Non era la bici "perfetta" dal punto di vista ambientale. Ma era un passo concreto verso un modello circolare. E soprattutto, era industrializzata in Europa.
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LA PRODUZIONE CHE GUARDAVA ALL'EUROPA
Un altro aspetto fondamentale era il processo. Il carbonio termoplastico veniva tagliato, posizionato in un foglio unico con già la forma della bici e i singoli strati posizionati da una macchina per lavorare in modo da reggere i carichi e rendere la giusta rigidezza del telaio. Il foglio veniva pressato in modo completamente automatizzato.

Le due metà del telaio venivano poi fuse insieme a caldo, senza aggiungere materiali esterni. Niente laminazione manuale come nei telai tradizionali. Il tempo ciclo era sorprendentemente breve, meno di due ore per un telaio che normalmente richiede un giorno intero.

E la produzione avveniva in Belgio, a poche centinaia di chilometri da Focus. Meno trasporti, meno emissioni, meno dipendenza dalle filiere asiatiche. Non era solo una questione di materiale. Era un cambio di paradigma industriale.

Un processo molto costoso, ma che permetteva di risparmiare da altre parti tanto che la Focus JAM² NEXT aveva un prezzo di 8.999 euro, per i soli 200 esemplari programmati. Una cifra elevata, ma ben più bassa si tanti altri top di gamma presenti sul mercato.

IN SELLA, SOTTO LA PIOGGIA
L'ho provata nei Vosgi, in Francia, in una di quelle giornate in cui il meteo decide di metterti alla prova: freddo, vento, pioggia, rocce viscide. Sono le condizioni perfette per capire se ti puoi fidare di una bici. E la risposta è stata semplice: sì.

La JAM² NEXT si comportava esattamente come una JAM² deve comportarsi. Stabile, intuitiva, prevedibile. Se proprio devo cercare una differenza, ho percepito un leggerissimo filtraggio in più delle vibrazioni all'anteriore. Nulla di eclatante, ma abbastanza per aumentare quella sensazione di sicurezza quando il terreno è cattivo. La cosa più interessante? Non mi sono mai sentito sopra qualcosa di "sperimentale". Era una bici finita. Punto.

COSA RESTA DI NEXT?
Il fallimento di REIN4CED non cancella il senso del progetto. Focus continuerà a parlare di NEXT come piattaforma di ricerca e sviluppo: carbonio termoplastico, plastiche riciclate, leghe green, design orientato alla riciclabilità. Tutte queste strade restano aperte.

Ma questa specifica JAM² NEXT rimarrà un concept. Ed è un peccato, perché dimostrava una cosa molto chiara: dal punto di vista tecnico, costruire una bici in carbonio riciclabile pronta per il mercato è possibile. Non è una questione di limiti ingegneristici. È una questione puramente industriale.

UNA RIFLESSIONE FINALE
Questa storia racconta qualcosa che va oltre una singola bici. L'innovazione, soprattutto quando prova a cambiare modelli produttivi consolidati, è fragile. Ha bisogno di investimenti, di partner solidi, di un'industria che creda davvero nel cambiamento.

La JAM² NEXT non arriverà nei negozi. Ma esiste. È stata guidata, testata, approvata. E ha dimostrato che un altro modo di produrre telai in carbonio non è utopia. Forse il vero valore di questo progetto sta proprio qui: aver dimostrato che si può fare.

E adesso la domanda non è più "funziona?". La risposta l'abbiamo avuta. La domanda è: il settore è pronto a sostenere un cambiamento davvero?