Nel dibattito globale sulle e-MTB interviene una delle figure più iconiche della mountain bike mondiale. Hans Rey (Hansjörg Rey), classe 1966, ex campione del mondo di trials, pioniere della MTB anni ’90 e oggi ambasciatore internazionale del ciclismo off-road, ha pubblicato una lettera aperta rivolta ai dirigenti della bike industry.

Rey, tedesco di nascita ma da anni residente negli Stati Uniti (Laguna Beach), è una figura che attraversa epoche e discipline: dai primi anni della mountain bike al freeride, fino alla diffusione delle e-MTB. È stato tra i primi atleti a portare la MTB fuori dall’ambito puramente agonistico, trasformandola in strumento di esplorazione attraverso le spedizioni dell’Hans Rey Adventure Team, con cui ha pedalato in oltre 60 Paesi contribuendo alla diffusione globale del movimento mountain bike.

Oggi collabora con Bosch eBike Systems ed è attivamente coinvolto nella promozione delle biciclette a pedalata assistita, soprattutto nel mercato nordamericano. Non è un dettaglio secondario: nella sua lettera parla di 20 mph (32 km/h) e di 750 watt di picco, parametri che fanno riferimento alla normativa statunitense per le e-bike di Classe 1. In Europa, come noto, il limite è diverso (25 km/h e 250W nominali), ma il tema sollevato va oltre i numeri: riguarda definizioni, categorie e il rischio concreto che le e-bike vengano assimilate a mezzi più potenti, con conseguenze dirette sull’accesso ai trail e sulla regolamentazione.
Il suo intervento arriva in un momento delicato per il settore, tra escalation di potenze, dibattiti legislativi e crescenti tensioni sull’utilizzo dei sentieri.
Di seguito, la traduzione integrale della sua lettera.
UNA LETTERA APERTA ALL'INDUSTRIA DELLA BICICLETTA
di Hans Rey

Ai leader, ai costruttori, ai promotori e ai rider che danno forma alla nostra industria, scrivo perché mi sta profondamente a cuore la direzione che stanno prendendo le biciclette - e le biciclette elettriche. Siamo a un bivio. Le decisioni che prenderemo su linguaggio, limiti di potenza e definizioni determineranno se le e-bike di Classe 1 continueranno a essere accettate come biciclette - oppure verranno raggruppate con mezzi molto più potenti che non appartengono alla stessa categoria.
È il momento di definire il nostro linguaggio. Ed è il momento di tracciare una linea chiara oltre la quale le e-bike diventano troppo potenti.

LE PAROLE CONTANO
Oggi il termine "e-bike" viene usato per descrivere qualsiasi cosa: da una leggera mountain bike a pedalata assistita fino a ciclomotori elettrici e vere e proprie moto elettriche. Questa mancanza di precisione genera confusione - e conflitti - con gestori del territorio, altri utenti dei sentieri, genitori e legislatori.
Se non definiamo noi i termini, lo faranno altri al posto nostro.
Idealmente, "e-bike" dovrebbe significare una cosa sola:
- una bicicletta a pedalata assistita di Classe 1, con assistenza fino a 20 mph (32 km/h), senza acceleratore (throttle) e con un motore che non superi i 750 watt di potenza di picco.
Invece, questa etichetta oggi comprende veicoli con acceleratore, velocità superiori e potenze ben maggiori. Questa sovrapposizione di categorie mette a rischio l'accesso ai trail.

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CATEGORIE CHIARE, ASPETTATIVE CHIARE
Abbiamo bisogno di nomi distinti per mezzi distinti:
- E-bicycle (EMTB): solo pedalata assistita di Classe 1 (max 20 mph / 32 km/h, 750W di picco).
- E-moped: con acceleratore o assistenza oltre i 20 mph o potenza superiore a 750W (incluse Classe 2 e 3).
- E-motorcycle: motocicli elettrici ad alta potenza, ben oltre le prestazioni di una bicicletta.
L'etichettatura chiara dovrebbe essere obbligatoria. Ogni veicolo elettrico dovrebbe indicare visibilmente la propria categoria, la velocità massima di assistenza e la potenza di picco del motore. Non si tratta di controllo, ma di chiarezza e responsabilità.
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LA SOGLIA DEI 750 WATT CONTA
Il limite dei 750 watt di picco non è arbitrario. Aiuta a stabilire se un mezzo venga considerato una bicicletta o una motocicletta - e quindi se possa continuare a essere ammesso su sentieri e piste ciclabili.
Potenza massima di picco e potenza nominale (o media) non sono la stessa cosa.
Una bici limitata a 750 watt di picco non supera mai quella soglia. Un motore dichiarato a 750 watt nominali può invece generare picchi ben più elevati. La differenza è sostanziale.
Le e-bike di Classe 1 hanno ottenuto accettazione perché si comportano come biciclette: solo pedalata assistita, niente acceleratore, velocità limitata e potenza moderata. Se consentiamo una progressiva escalation di potenza - più coppia, accelerazioni più rapide, prestazioni simili a una moto - non dovremmo sorprenderci se l'accesso verrà revocato e le regolamentazioni aumenteranno.
I segnali di allarme sono già visibili. In New Jersey è stata proposta una normativa che richiederebbe assicurazione, registrazione e casco da moto, oltre a restrizioni di accesso ai trail per le biciclette elettriche.
In California, i legislatori stanno lavorando per rafforzare il limite dei 750W di picco, con l'obiettivo di migliorare la sicurezza e preservare la legalità sui sentieri. Non si tratta di ipotesi teoriche: il dibattito è in corso ora.
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UN APPELLO ALLA RESPONSABILITÀ
Ai produttori: resistete alla tentazione di inseguire numeri sempre più grandi a scapito dell'accesso nel lungo periodo. Guadagni di vendita nel breve termine potrebbero tradursi in un crollo futuro.
Ai media e al marketing: usate un linguaggio preciso, anche quando è meno comodo. Aiutate a tracciare e difendere la linea che protegge questa categoria.
Ai rider: pedalate in modo responsabile. Siate consapevoli di ciò che è in gioco. Non date per scontato l'accesso ai sentieri.
Ad associazioni e gruppi di settore: difendete la Classe 1 in modo chiaro e coerente. L'industria deve autoregolamentarsi finché le leggi non saranno definite.
Per proteggere ciò che abbiamo conquistato, dobbiamo smettere di chiederci quanta potenza possiamo "permetterci" - e iniziare a chiederci quanta potenza sia troppa.
- Hans Rey
