Il 2026 si apre con un segnale forte e piuttosto chiaro: la Coppa del Mondo MTB non è più un ecosistema stabile come lo abbiamo conosciuto negli ultimi dieci-quindici anni viste le annunciate chiusure di Lapierre Racing Unity, dopo oltre 25 stagioni, e quella di Ghost Factory Racing, al termine di un percorso lungo 15 anni, rappresentano molto più di due semplici fine-progetto. Sono due campanelli d'allarme che suonano insieme e che ci obbligano a leggere tra le righe.

LAPIERRE RACING UNITY: UNA STORIA CHE HA FATTO LA STORIA
Lapierre Racing Unity ha annunciato la propria chiusura con parole che pesano come macigni. Venticinque anni di Coppa del Mondo, titoli nazionali, vittorie, podi, una medaglia olimpica e persino il primo posto nel ranking mondiale UCI. Un palmarès che pochi team possono vantare.

Ma il messaggio è chiaro: non è solo una questione di risultati. Il progetto si chiude nonostante il valore sportivo, segno che la sostenibilità economica e strutturale di un team World Cup oggi conta almeno quanto le vittorie. Forse di più. Gestire un team di vertice richiede investimenti sempre più alti, in un contesto dove sponsor e brand stanno razionalizzando ogni voce di spesa.

GHOST FACTORY RACING: UN ADDIO CHE LASCIA APERTA UNA PORTA
Diverso il tono, ma non meno significativo, dell'annuncio Ghost Factory Racing. Qui la chiusura viene raccontata come la fine di un capitolo, non della storia. La frase finale - "No need to be sad... A new one will be written soon" - non passa inosservata.
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È una chiusura che profuma di trasformazione più che di stop definitivo. E apre inevitabilmente a ipotesi. Ghost e Lapierre fanno entrambe capo ad Accell Group, un colosso industriale che negli ultimi anni non ha nascosto alcune difficoltà finanziarie e una profonda fase di riorganizzazione interna.
Meno team ufficiali separati, più progetti condivisi? Meno presenza diretta e più supporto a strutture satellite? Sono scenari plausibili, soprattutto in un momento in cui Accell Group - come altri grandi player del settore bike - sta cercando equilibrio tra mercato, produzione e comunicazione.

COPPA DEL MONDO: IL CONTESTO NON È DEI MIGLIORI
Al di là dei singoli marchi, il dato più evidente è uno: se due dei team più longevi e riconoscibili alzano bandiera bianca nello stesso anno, la situazione generale non può essere definita rosea.
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Costi in crescita, ritorni mediatici non sempre proporzionati, calendari complessi e un pubblico che cambia modo di seguire lo sport. La Coppa del Mondo MTB resta il massimo livello, ma non è più automaticamente sostenibile per tutti, nemmeno per i grandi nomi.
Meno certezze, più progetti fluidi, più storytelling e meno strutture monolitiche. La chiusura di Lapierre Racing Unity e Ghost Factory Racing fa male, soprattutto a livello emotivo. Il trail va avanti, come hanno scritto da Ghost. E probabilmente lo farà in modo diverso da come lo conoscevamo. Sta a team, brand e organizzatori capire come rendere questo nuovo capitolo davvero sostenibile. Per tutti.