Rio de Janeiro (Brasile): Vincere una delle tre medaglie olimpiche è un sogno degli atleti di tutto il mondo ma anche delle loro nazionali, purtroppo a salire sul podio sono solo in 3 e quindi moltissimi tornano a casa con il morale a terra perchè per vari motivi non sono riusciti a conseguire un obiettivo. Oggi facciamo un bilancio, prendendo in considerazione le nazioni più rappresentative e quelle emergenti. Nella nostra analisi non abbiamo considerato la variabile "impazzita" rappresentata da Peter Sagan.
2 GARE, MEDAGLIE A SEI DIVERSE NAZIONI
Nessuna nazione è riuscita a conquistare due medaglie, basta guardare il medagliere.
- Oro: Svizzera, Svezia
- Argento: Repubblica Ceca, Polonia
- Bronzo: Spagna, Canada

ITALIA CON BUONE SPERANZE PER IL FUTURO IN CAMPO MASCHILE
Gli azzurri sono rientrati oggi a Roma e si chiude così la loro esperienza in terra brasiliana. Visto e considerato lo stato in cui si trova il cross country in Italia (squadre con budget ridotti) essere riusciti a portare 3 atleti uomini è stato un grande risultato, grazie al rush finale con il quale eravamo riusciti a sopravanzare la Germania. Luca Braidot rappresenta sicuramente il futuro, quanto di buono fatto intravedere in Coppa del Mondo e nella preolimpica all'Hadleigh Park, ha avuto una conferma nella gara a cinque cerchi. Fontana dopo la fiammata iniziale, subito spenta dalla foratura, ora tra 2 week-end ad Andorra avrà la possibilità di riscattarsi. Andrea Tiberi, la sua olimpiade l'aveva già vinta prima, tornando a correre.
Eva Lechner, con la sua attuale condizione, di più non poteva fare. Il problema è che a breve, manca un'altra atleta in grado di sostituirla ad alti livelli. In prospettiva per fortuna abbiamo Martina Berta e vedremo Chiara Teocchi quando passerà tra le elite.

FRANCIA: DELUDONO I "BLEUS" MA E ' UNA NAZIONALE CON GRANDI PROSPETTIVE
I nostri amici d'oltralpe, i galletti francesi, erano atterrati a Rio de Janeiro con grandi ambizioni, per lo meno nella gara maschile, dal momento occupavano quasi metà della prima griglia con 3 degli otto top rider schierati. Julien Absalon, Victor Koretzky e Maxime Marotte. Le "roi" Absalon non è mai entrato in gara, ma lui ha già dato tutto alla mountain bike, quindi è difficile addebitargli colpe. Marotte (il vincitore del Trofeo Delcar a Montichiari) ha fatto una gran gara lottando fino all'ultimo giro ma alla fine il bronzo è andato allo spagnolo Coloma e lui è rimasto con l'amaro in bocca. E lo si può capire quando a fine gara ha dichiarato: "Lo sport a volte sa essere terribilmente crudele."

Lo spettacolo però lo ha dato all'inizio l'astro nascente Victor Koretzky, pensate che compirà i 22 anni, venerdì 26 agosto. Victor, che a Mont Sainte Anne era arrivato secondo (è un under che ha scelto di correre con gli elite), al Deodoro Olympic Park è partito come un razzo e si è portato al comando insieme a Schurter, al Prorider e a Sagan ma anche lui, come gli ultimi due, purtroppo è stato messo subito fuori dai giochi a causa di una foratura. Però non ha mollato ed è riuscito a concludere la gara in decima posizione. Lui che è molto "social" ha poi twittato: "E' una grande delusione perchè per colpa di una foratura ogni speranza di vincere una medaglia se ne è volata via." E qualche ora dopo ha scritto un secondo messaggio: "Anche a freddo è difficile da accettare perchè purtroppo nel nostro sport non dipende solo dalle nostre gambe ma anche dal mezzo meccanico. E non ho avuto fortuna, ma ci rivedremo tra 4 anni."

E la Francia in campo maschile ha un grande futuro, sta sfornando annate con grandi talenti. Tra gli under 23, nella Coppa del Mondo, il primo, terzo e quinto parlano francese e tra gli Juniores vanno pure fortissimo. Bonnet ha vinto le UCI/UEC Junior Series e nella top ten ci sono 5 francesi.
SVIZZERA: SCHURTER DIPENDENTE E FLOP DELLA NEFF
La Svizzera insieme alla Francia è una delle due corazzate del movimento mondiale della mountain bike, su questo nessuno ha dubbi. Chi si ricorda un terzo posto di Nino Schurter (senza forature) alzi la mano, quando gli va storta arriva secondo, ora ha 30anni, con questo ritmo può andare avanti fino a Tokio senza problemi, asfaltando tutti gli avversari. In campo femminile Jolanda Neff quest'anno non ne ha combinata una giusta, eppure in un'annata così è riuscita a vincere il mondiale marathon, tenendo conto che non partecipa mai a gare off road long distance.

A Rio è stata una meteora nelle prime posizioni, poi è "sparita", finendo alla fine sesta. Se l'anno prossimo si concentrerà solo sulla mtb, sicuramente ritornerà a fare la differenza, perchè nessuno ha dubbi sul suo talento.

Il problema la Svizzera potrebbe averlo invece in campo maschile in prospettiva futura. Ha 10 bikers tra i primi 30 nella classifica della World Cup, ma l'unico vincente è Schurter, gli altri di fatto sono forti ma eterni piazzati. I giovani talenti dovrebbero arrivare dagli under 23 ma Andri Frischknecht non è mai sbocciato e Marcel Guerini è un ottimo bikers ma non è nemmeno lui un vincente. Per capirci non si è ancora visto il Koretzy o l'Andreassen svizzero o forse è più corretto dire, il nuovo "Schurter".
SPAGNA, LA SORPRESA DELLA MEDAGLIA A 34 ANNI
Nessuno avrebbe scommesso un euro, su una medaglia conquistata dalla Spagna in mountain bike, invece domenica il baffuto Nicolas Carlos Coloma ha stupito tutti vincendo uno storico bronzo, all'età di 34 anni. Piangendo dopo aver ricevuto la medaglia ha detto: "Non posso nascondere quello che provo, dopo tanti anni di sacrifici."Arriva dalla regione La Rioja, nel centro nord della Spagna. C'è da dire che la Spagna oltre a Coloma, in prima fila aveva anche il 27enne David Valero e nella seconda griglia Josè Antonio Hermida, che al termine della sua quinta olimpiade, si avvicina alla fine di una gloriosa carriera. Talenti spagnoli giovani poi ce ne sono, il 23enne galiziano Pablo Guede Rodriguez (team MMR) dopo aver vinto l'Europeo tra gli under 23 a Chies d'Alpago, quest'anno è passato elite mentre tra gli juniores c'è Jofre Cullel che ha chiuso al terzo posto le UCI/UEC Junior Series.

JHONATAN BOTERO VILLEGAS, ORGOGLIO DELLA COLOMBIA E DI KTM. STUPISCE TUTTI CON UN QUINTO POSTO.
Vi abbiamo parlato degli italiani con grande dovizia di particolari, come è giusto che sia visto che alle Olimpiadi si tifa per la propria nazione, però c'è un dettaglio che non ci è sfuggito. Davanti ai nostri, in quinta posizione è arrivato Jhonatan Botero Villegas, un ragazzo di soli 24 anni che tutti conosciamo.

Dalla Colombia è arrivato in Italia grazie al team KTM Protek Dama che gli ha dato l'opportunità di correre ad alto livello nel cross country. Così lo definisce il suo Presidente Fabrizio Pirovano: "Un atleta che abbiamo accompagnato in questi due anni per arrivare a Rio2016 al meglio della forma ed in una condizione di serenità e senza pressioni. Poi lui ha fatto il resto. Un'atleta straordinario e di grande correttezza nonché di capacità tecniche. Posso dire con orgoglio, bravi anche noi a capire le qualità di questo atleta, che ovviamente, ci teniamo stretti".

Jhonathan che ha corso in sella alla sua KTM Myroon Boost, domenica era già alla sua seconda partecipazione ad una Olimpiade. La prima volta, nel 2010, ai Giochi olimpici giovanili di Singapore, tornò a casa con la medaglia d'oro tra gli juniores, sempre in mountain bike. Il suo commento su Instagram: "Devo ringrazio tutti per il sostegno, l'appoggio e l'aiuto che mi hanno permesso di arrivare a questa gara nelle migliori condizioni. Grazie alla mia famiglia, a mio zio Jhon, a tutti i tifosi in Colombia ed in Italia, al Team ed agli sponsor che mi hanno dato la possibilità di realizzare un sogno. Grazie a tutti."
LA REPUBBLICA CECA RINGRAZIA ANCORA UNA VOLTA IL SUO "JARO"
Dopo aver vinto quattro anni fa a Londra, Jaroslav Kulhavy, a 31 anni ha dimostrato che lui negli appuntamenti importanti c'è. Ma lui, come molti slavi, è un cavallo pazzo, è capace di alternare grandi prestazioni a risultati deludenti, non è un martello come Schurter o Absalon che non sbagliano un colpo. La Repubblica Ceca se nelle competizioni internazionali vuole puntare al podio, ha solo "Jaro" come "cavallo" sul quale puntare. Ondrj Cink, che ha 25anni è un ottimo rider che può ancora crescere, mentre in campo femminile a Rio i cechi hanno ottenuto il massimo con Katarina Nash che è riuscita addirittura ad arrivare quinta, all'età di 39 anni. Il problema è che non ha una sostituta. In pratica se si vanno ad analizzare i dati, si vede che sono poche le nazionali senza incognite nel futuro.

I TALENTI DEL FUTURO TUTTI IN CASA SPECIALIZED?
Il danese Simon Andreassen dopo aver schiacciato tutti gli avversari nei due anni tra gli juniores è stato preso subito sotto l'ala protettiva di Specialized. Ha partecipato alle Olimpiadi a 19 anni non ancora compiuti, il primo anno tra gli Under 23 in Coppa del Mondo, gli sta servendo come esperienza. Gli ha fatto capire che ci sono atleti che lo possono battere e che il periodo delle vittorie tutte le domeniche è finito, ma che è normale perchè il passaggio di categoria è sempre un pò traumatico all'inizio.

L'altro talento arriva dalla lontanissima Nuova Zelanda che dopo aver sfornato Anton Cooper, quest'anno bloccato da un problema fisico, ha un ragazzo ancora più giovane, il 20enne Samuel Gaze che quest'anno in Coppa del Mondo è stato a lungo a comando. Non è un caso se anche lui è stato tesserato da Specialized e il suo coach ora è Christoph Sauser.

E' UNA VIKINGA LA BIKER DEL FUTURO
Se è vero che tra le donne che corrono in mountain bike, ve ne sono parecchie su d'età (Dahle, Spitz, Pendrel, Nash), è anche vero che sono le ragazze giovanissime quelle che stanno facendo di avere di avere i numeri per essere protagoniste nei prossimi anni. La conferma la si è avuta proprio a Rio, con la medaglia d'oro conquistata da una 22enne, la svedese Jenny Rissveds, bionda anche lei come la rossocrociata Neff che ha solo un'anno in più.

IN NORD AMERICA, LA MOUNTAIN BIKE SI SALVA GRAZIE ALLE DONNE
La mountain bike l'hanno inventata gli americani, per la precisione i Californiani ma è in Europa che a livello agonistico riscuote maggior interesse. Una nazione grande come gli Stati Uniti, da tantissimi anni non riesce a portare ad alto livello nessun atleta in campo maschile, se la cavano un pò meglio i loro "cugini" canadesi. Per fortuna ci sono le donne che invece competono ad alto livello, sia le canadesi che le statunitensi. L'unica medaglia in nord America l'ha infatti portata la canadese Pendrel.

Photo: RIO 2016 | UCI MTB