Val Gardena: Ma chi se lo sarebbe mai aspettato? Mai nella storia della MTB italiana avevamo assistito a tanto: 4.014 pettorali per il Südtirol Sellaronda Hero 2014 letteralmente sfumati in sole 24 ore! Una gara iniziata al momento dell'iscrizione, dove chi si è fatto cogliere impreparato è rimasto tagliato fuori dalla sfida già ad ottobre dell'anno scorso. Un successo così, per una corsa giovane giunta appena alla V° edizione, ha lasciato a bocca aperta perfino gli organizzatori.
Mancavano ancora 8 mesi alla manifestazione, ma non c'era molto tempo per ragionare sul successo, bisognava mettersi subito al lavoro. Gli organizzatori, per non tradire la fiducia riposta dai 4.014 aspiranti Hero, hanno dovuto far fronte ad una logistica già collaudata ma da ridimensionare per accogliere 1001 partenti in più rispetto all'anno precedente.

E i bikers, iscrizione alla mano, 4014 veloci e fortunati prescelti, subito a macinare chilometri e dislivello, per affrontare preparati il gigante dolomitico del gruppo del Sella, impersonato dal Gulliver, simbolo di questa edizione. Io ben sapevo cosa mi aspettava, essendo alla seconda partecipazione al Sellaronda dopo l'esordio dell'anno scorso.
Puoi fare anche oltre 30 gare in una stagione, cross country, granfondo, marathon, ma il Sellaronda è una gara troppo importante, troppo spettacolare, troppo dura, che non può che essere il tuo obiettivo principale sul quale basare la preparazione della stagione.
Risalendo la Val Gardena, mi assale un crescendo di emozioni e di colori: il verde lussureggiante dei prati si frappone alle divise più o meno sgargianti delle centinaia di bikers che affollano le strade, scaldando i motori per il grande giorno. E mentre Ortisei mi accoglie con uno sventolante "Welcome Heroes", il Sassolungo e il gruppo del Sella mi scrutano dall'alto, cercando di capire se noi piccoli lillipuzziani saremo in grado di domare il gigante Gulliver.
Giusto il tempo di sistemarci in hotel, e subito a ritirare il pacco gara. La maglietta della Gore Bike Wear è sempre bellissima, la indossano già tutti a Selva, e tutti la useranno, con orgoglio, in questa estate appena iniziata, nei momenti più importanti in mtb. Così come useremo certamente anche la custodia per fotocamera, un gadget molto apprezzato.

Non c'è persona che a Selva non indossi un capo griffato Sellaronda: cappellini, felpe, pantaloncini, canotte, il comitato organizzatore è riuscito a creare un brand di enorme successo, tant'è che i bikers hanno letteralmente preso d'assalto l'Hero Shop, dove si potevano acquistare anche altri originali gadget come la borsa portabici, il campanello, la sella e gli occhiali.
Il passo Sella e il passo Gardena a pochi chilometri da Selva sono un'attrazione troppo forte per l'allenamento di rifinitura pre gara, domani non ci sarà molto tempo per guardarsi intorno quindi approfittiamone oggi. Quasi non si sente la fatica a pedalare tra queste bellezze della natura, e la gamba sembra pronta per domani.

C'è anche occasione di trovarsi a centinaia sotto il tendone della Medal Plaza per guardare insieme la partita della nazionale con il Costa Rica, ma la prestazione degli azzurri consiglia che è meglio andare a cena e concentrarci sui nostri impegni sportivi, che sicuramente saranno più ricchi di soddisfazioni. La sfiziosissima cucina trentina ci vorrebbe prendere per la gola con canederli, panna, speck, stinco di maiale, formaggi d'alpeggio, ma stasera stiamo leggeri ed a dormire presto, domani sera ci si potrà sfogare per recuperare le energie con queste bontà tipiche tirolesi.
La sveglia è prestissimo, è ancora buio alle 5,15 quando mi alzo; per la colazione opto per la pasta integrale. Le prime a partire sono le donne che alle 7,10 si sfideranno sul percorso "corto", ma alle 7,20 tocca già a me, con l'onore di partire insieme agli elite. Le altre partenze si susseguiranno a distanza di 10 minuti fino alle 8,55.
Il Dantercepies è la prima salita, è duro, molto duro, ma è la prima ascesa e si è ancora freschi. Scollino brillantemente in modalità "risparmio energetico", perchè se si esagera già qui, sulle altre 3 salite saranno dolori. Quindi niente sorpassi azzardati, niente cambi di ritmo inopportuni, si viaggia sempre sulla scia più pulita, stretta, molto stretta, che se solo ne esci fuori per un attimo il grip del posteriore va a farsi benedire, su queste pendenze spesso vicine al 20%.
La discesa su Corvara è nuova, è stato preparato un sentiero di 2.700 m per 470 mt di dislivello interamente dedicato alle mountainbike, un vero e proprio bike park, più divertente e più sicuro. Imbocco il Pralongià concentrato, sempre ad andatura regolare, guai esagerare. Siamo a poco più di 20 km percorsi e le gambe mi dicono che per ora non devo preoccuparmi. La panoramica ciclabile sull'altopiano regala colpi d'occhio stupendi sul Sella e sulla Marmolada ancora scintillanti di neve, e siccome il cammino è agevole posso alzare la testa per qualche secondo ed ammirare questo spettacolo della natura in questa bella giornata di inizio estate.

Il traverso che porta al Campolongo ci dice che l'inverno qui sulle Dolomiti è stato particolarmente duro, e la primavera poco tiepida. Risultato: si può procedere in sella solo grazie al lavoro dei volontari che hanno aperto varchi tra la neve, poco propensa a sciogliere all'ombra della pineta.
La discesa verso Arabba mi regala una brutta sorpresa, che mi condizionerà per tutta la gara: la catena in discesa non vuole saperne di stare sulla guarnitura, sembra trovarsi meglio sul pedale o ancor peggio incastrata tra guarnitura e telaio. Fino a quando un sasso mi mette fuori uso definitivamente anche la guaina del cambio anteriore: i 50 chilometri che mancano li dovrò affrontare solo con il 25. Sarebbe stato decisamente peggio se mi fosse rimasto solo il 39! Però cavolo, proprio oggi doveva succedere? Quasi mi viene da piangere, cerco di prenderla con filosofia, anche se ho perso la concentrazione e il ritmo regolare, con tutte queste soste forzate.
In più cosa ci hanno riservato i bravissimi organizzatori della Hero? Poco dopo Arabba si inizia a salire su pendenze da brivido! Siamo già sull'Ornella? L'abbiamo imboccato da un altro lato? Lo imboccheremo da più in alto? Macchè, è solo una sadica variante per evitare l'asfalto giù dal Campolongo, ma tutti questi durissimi sali e scendi fanno male e alla fino sono sicuro che si sentiranno nella gambe. Eccomi all'Ornella. Lo ricordavo duro, ma non così tanto. Mi impongo di pedalare il più possibile, anche se la pendenza quasi mi impenna l'anteriore, e il fondo così sconnesso fa slittare il posteriore.

Intorno a me quasi tutti spingono, tranne un ragazzo americano, e anch'io pedalo, voglioso di recuperare il tempo perso per il cambio. Al bivio a destra guardo in alto e scendo a piedi pure io; penso a Paez, avrà camminato anche lui, questo tratto non è fattibile. Quando usciamo dalla pineta il Sourasass è ancora distante e la salita è ancora dura, di nuovo al limite del ribaltamento in cima, per fortuna due corsie di cemento consentono di pedalare anche questo tratto. Di nuovo intorno a me quasi tutti spingono, eppure saremo nei primi 50... non starò spendendo troppe energie?
Tra me e il Pordoi c'è un lungo traverso in single track, attraversiamo anche due tratti a piedi nella neve, anche questa è la Hero! Come l'anno scorso, in questo tratto arrivano i crampi, i muscoli sono provati dalla salita dell'Ornella: forse ho proprio esagerato, ma riesco a continuare e passo bene sul Pordoi. La bellissima quanto tecnica discesa su Canazei è sempre la mia preferita, tanto single track, a tratti molto stretto, tanto da guidare, tanti passaggi da urlo, qui si può fare la differenza e recuperare parecchio. Peccato per questa catena che continua ad andare dove vuole, che di tanto in tanto mi fa fermare e non mi permette di rilanciare dopo le curve.
Eccomi a Canazei. La risalita verso Campitello di Fassa ti fa subito capire come sarà il tuo Duron, il 4° colle, ovviamente il più duro e il più decisivo perchè lo si affronta con le forze ridotte al lumicino. Qui si possono perdere minuti su minuti se si va in crisi, come pure si potrebbe recuperare tantissimo. Il mio Sellaronda sembra la fotocopia dell'edizione scorsa: le prime rampe del Duron che conducono al falso piano a metà colle sono durissime e psicologicamente devastanti. Interrogo le gambe ma stavolta mi rispondono "arrangiati, noi più di tanto non possiamo più fare", quindi mi trascino. Ma il Duron non ha messo sotto solo me: nonostante la crisi mi passano solo due atleti, da dietro non arriva nessuno. Intanto penso nuovamente a Paez, che starà già festeggiando il suo terzo successo, mentre io arranco in salita. Per fortuna il falsopiano centrale permette di rifiatare, le gambe sembrano sciogliersi un pochino, e nel durissimo tratto verso lo scollinamento sto meglio, e tengo a distanza un biker che stava rientrando.

Scollino sul Duron, ma purtroppo è il mio secondo Sellaronda, quindi so bene che non è affatto finita: da qui al traguardo c'è poca discesa e ci sarà ancora tanto da spingere. Un gruppo di ragazzi mi offre un bicchiere di grappa... No grazie, altrimenti alla prima curva mi schianto! Ma loro "su dai, non muori mica!". Mi sa che i ragazzi ci hanno già dato dentro con il distillato! Per di più, qui all'Alpe di Siusi il percorso è stato allungato di alcune curve, e la risalita verso il rifugio Zallinger è ancora più lunga e impegnativa.
La coca cola al ristoro è provvidenziale, così come il ragazzino che mi corre dietro e mi infila di sua iniziativa una barretta in tasca. Solo qui succede! Non mi fermo di solito ai ristori, e neanche questa volta lo faccio, ma dietro di me molti lo faranno, trovando ogni ben di dio. I numeri dei ristori di questo Sellaronda fanno spavento: 4000 banane, 2000 marmellate, 4000 barrette Enervit, 3000 gel Enervit, 14000 litri di bevande energetiche, 1500 litri di Coca Cola, 260 kg di sali minerali, 4000 sport drink al traguardo, 1500 mele Marlene, 4300 panini imbottiti. Se non arrivi in fondo al Sellaronda, sicuramente non sarà colpa dei ristori scarsi!

Selva non è distante ma non ne ho proprio più, stringo i denti, ma oltretutto solo con il 25 non riesco a spingere più di tanto. Mi passano ancora un paio di biker ma pazienza, ormai sono alla fine e sono ben felice di aver portato a termine anche questo secondo Sellaronda, sofferto e con molte difficoltà. Ma proprio per questo tagliare il traguardo ha il sapore delle tenacia, della determinazione, della gioia per avercela fatta e per aver gustato a pieno questa bellissima gara per tutti i suoi 84 km e 4300 metri di dislivello.
Gli arrivi si susseguono a ritmo costante ed impressionante, mentre io mi sto facendo la doccia molti biker stanno ancora lottando, magari per passare i cancelli. Quando vado a cena alle 19.30 dalla finestra della mia camera d'albergo ammiro ancora i tanti bikers che stanno per portare a termine la loro gara, che stanno per diventare anche loro Hero. Non c'è ne uno che non esulti, alcuni anche più di Paez, perchè la vittoria personale non coincide quasi mai con quella assoluta o quella di categoria.
Dopo aver domato il Sellaronda, gli Hero sono bikers nuovi, nulla li può più spaventare, le altre gare e gli allenamenti assumono un aspetto particolare, diverso.
Qui la classifica conta per pochissimi, qui l'importante è arrivare in fondo, qui l'importante è essere Hero! E lo siamo, c'è l'abbiamo fatta!