:: Dopo 15 anni ha riportato in Canada il titolo mondiale. Intervista a Catharine Pendrel.

Nella stagione in cui è partita con la consapevolezza di essere la più forte, Catharine Pendrel, ha trovato un'avversaria difficile e tremendamente forte, Julie Bresset, più giovane di lei di nove anni, che l'ha costretta a riorganizzare le sue prestazioni per batterla. "Kika" è stata la più forte di tutte ai Mondiali di Champery vincendo con tattica e grande condizione, tra una sciata e l'altra nel suo Canada sulle piste di Sovereign Lake, ci ha rilasciato questa intervista in esclusiva.

17 dicembre 2011

Ciao Catharine, hai riportato la maglia iridata in Canada dopo tanti anni, dopo l'ultimo titolo mondiale conquistato nel 1996 da Alison Sydor, hai seguito allora quella gara?
Ho iniziato a correre nel 1997, e solo dopo ho appreso del successo di Alison Sydor.   Qualche gionro fa sono andata a fare un'escursione con Alison e proprio lei mi ha dato alcuni consigli su come affrontare, con la pressione addosso per aver vinto il titolo mondiale, le gare della prossima stagione.   Mi ha anche detto che indossare la maglia con le strisce arcobaleno è un grande onore e di godermi semplicemente questa occasione.  Io sono convinta che la pressione viene da te, non dagli altri, sei stata la migliore quel giorno e non sarà necessario dimostrare di esserlo ogni giorno, ho sempre desiderato di correre con la maglia iridata!

 

Quindici anni dopo come hai festeggiato il tuo titolo?
E' davvero bello.  Il Canada è felice di avere di nuovo una Campionessa del Mondo, il successo genera successo e in futuro vedremo altri uomini o donne canadesi portare a casa altri titoli mondiali.

 

Che accoglienza hai avuto al tuo ritorno in Canada?  Il titolo mondiale ha fatto crescere la tua popolarità?
E' stato divertente.  Ho avuto molta attenzione da parte dei principali media in tutto il mondo, il mio sponsor Luna ha preparato grandi posters che ho autografato a Interbike e ho fatto un' altro paio di eventi mediatici, ma la mia vita più o meno è come al solito.

 

La popolarità complica i rapporti umani?

Alla fine sei sempre solo una biker, non ci si deve montare la testa.  Per mia fortuna ho dalla mia famiglia un'incredibilmente supporto e io sono alla costante ricerca del giusto equilibrio tra l'essere una buona atleta e di essere una buona moglie, amica, figlia.

 

Ci racconti quali sono stati gli ingredienti del tuo titolo mondiale?
Anni di allenamento per raggiungerlo!  Un buon allenatore che mi fa sentire sicura della mia preparazione, una famiglia e un team a mio sostegno, una grande bicicletta, desiderio, fiducia, allenamenti mirati, amare quello che faccio e l'opportunità di correre per il mio paese.

 

Quando hai iniziato a correre in mountain bike credevi che diventare Campionessa del Mondo fosse una possibilità realistica?
Ho fatto la mia prima gara in bicicletta nel 1997, ma solo nel 2007 ho iniziato a rendermi conto di poter diventare Campionessa del Mondo.  Da quel momento, ci sono voluti altri quattro per diventarlo e ci sono riuscita.

 

Cosa si prova ad indossare la maglia iridata, sul podio che pensieri ti hanno attraversato?
Ci si sente impressionate ad avere addosso la maglia iridata!   Sicuramente ho sognato di salire sul podio e sentire il mio inno, è un'esperienza incredibilmente speciale che ti riempie di orgoglio.

 

A Champery hai battuto la campionessa uscente, ma una ragazzina ti ha messo sotto pressione in Coppa del Mondo, cosa ha avuto più di te Julie Bresset fino a Mont-Sainte Anne?
Ho iniziato la stagione convinta di poter essere la migliore quest'anno, ma mi sono resa conto che sarebbe stato difficile vincere contro Julie.  Sono stata mentalmente forte, l'ho marcata stretta, ho fatto pochi errori e ho affrontato le gare con un buon piano.  Sapevo che non ci saremmo incontrate ai Mondiali, quindi ho cercato di essere la più forte nella seconda metà della stagione, che avrebbe richiesto correre in modo intelligente e convinto.

 

Ci sono stati altri momenti di svolta alla tua stagione?
In ogni gara impari qualcosa.  A Windham ho capito che nonostante il mio ritmo non sarei riuscita a tenere la ruota di Julie, in Repubblica Ceca un mese dopo invece ho capito che potevo tornare a vincere.

 

Ci sono stati anche dei momenti difficili?
Ci sono sempre brutte giornate, ma davvero non posso lamentarmi di nulla quest'anno.  Penso che la cosa migliore sia stata quella di non mettere troppa pressione su me stessa per essere perfetta ai Campionati del Mondo.

 

La tua gara più bella e quella più brutta del 2011?
La più bella in Val di Sole, quel giorno è stato facile andare forte.  Alcuni potrebbero pensare che la mia gara peggiore possa essere stata Dalby Forest, dove sono arrivata settima e questo mi è costata la leadership in Coppa del Mondo, ma io considero la mia peggior gara la "Whiskey 50", una marathon.  Ad un certo punto ho perso le energie e non sono più riuscita a trovare il ritmo fino al traguardo perdendo la testa della corsa negli ultimi due minuti, dopo ore di gara.  Questo fa male!

 

La tua gara preferita?   Per quale motivi?
Quest'anno, la Repubblica Ceca, amo l'energia che danno luoghi nuovi.   La corsa è stata grande e la competizione dura, ho dovuto sudare davvero per mettere dietro Julie, dopo un'errore, quindi è stata una sfida dura anche mentalmente.

 

Hai vinto il test preolimpico di Hadleigh Farm, ci racconti le tue impressioni sul circuito di gara e che gara immagini?
La corsa sarà veloce e divertente, credo che ci vedrà in tante vicine.  Ci sono alcune salite molto impegnative e un paio di discese molto divertenti.

 

Dopo quella di Pechino, quella di Londra sarà la tua seconda olimpiade, proseguirai la tua carriera fino alla terza? "Dipende". Da cosa?
Sarà da decidere!  Io sicuramente continuerò a correre fino a quando sento la passione, quindi mi vedrete ancora anche nel 2013, ma voglio anche ottenere la laurea magistrale in terapia fisica e finalmente avere una famiglia, però senza fretta.

 

Come reggi lo stress delle gare e la lontananza per lunghi periodi dal tuo Canada?
Ho la fortuna di essere circondati da una squadra di grande sostegno.  Il Team Luna è la mia famiglia sulla strada, il mio allenatore e gli amici vengono spesso in Europa con la nazionale.  Skype e un telefono internazionale sono un grosso aiuto per sentirsi vicini al tuo mondo, anche solo un messaggio di testo al giorno fa passare il tempo più velocemente.
Lo stress: che cos'è lo stress?  Ancora una volta, se ti circondi di brave persone e risate, il tempo passa più facilmente.  Avere fiducia nel tuo allenamento riduce lo stress e ti avvicina alle gare come se fosse un qualsiasi lavoro normale. devi solo andare là fuori e fare quello che hai fatto già 100 volte prima, quello che hai fatto in ore di preparazione.   Quando ti senti pronta per la gara tutto è meno stressante.

 

Nelle settimane di permanenza in Europa in che nazione risiedi?
Dopo il test event olimpico io e mio marito abbiamo viaggiato in Svizzera, Francia e Italia come per una vacanza di lavoro.  Lui è un insegnante così l'estate è libero, è un grande mtb rider e il mio compagno di allenamento preferito.  Abbiamo trascorso tre giorni a Champery per prendere confidenza con la corsa ed esplorare la zona circostante e poi siamo andati in Francia, per pedalare sulla mitica Alpe d'Huez, poi abbiamo dato un'occhiata al Galibier al nostro ritorno a Zurigo.

 

C'è un'atleta, un'avversaria, con cui hai un rapporto "privilegiato", con la quale c'è maggior feeling di ogni altra?
Ho avuto modo di trascorrere una settimana a casa di Maja Wloszcwska in Polonia nel 2009, quando sono stata invitata alla sua gara, nella sua città di Jelenia Gora.  In quell'occasione ho acquisito un sacco di rispetto per lei come una persona, così come ho conosciuto la sua famiglia, quindi la sento molto amica e sono felice di vedere i suoi successi in gara.   Sin da Pechino, l'ho sempre considerata la mia avversaria più grande.

 

Qual'è la cosa che ti piace di più in questo sport?
E' molto dinamico, non ci sono due gare uguali e le persone che lo fanno sono grandi.

 

La tua principale avversaria in questa stagione è stata Julie Bresset, ma quando vi siete ritrovate nei corpo a corpo hai mostrato di avere qualcosa in più, ha fatto la differenza solo l'esperienza?
Julie è sicuramente un'atleta di talento, corre con intelligenza tattica ed è forte fisicamente e tecnicamente.  La sua forza mi ha costretto a usare la mia esperienza per batterla, sono dovuta diventare un'atleta più efficiente e paziente.

 

Fedele alla 26",  non ti abbiamo mai visto in gara con la 29er, sarà per l'anno prossimo?  Cosa ne pensi di questa svolta tecnica?
Ho trascorso del tempo questo autunno su una 29er e mi sono divertita, ma mi piacciono le sensazioni della mia 26 e continuerò con quella anche nel 2012.  Le 29er sono biciclette incredibilmente stabili che danno fiducia in discesa e aiutano il biker quando è più stanco, ma mi piace l'agilità della 26er su cui i rider piccoli sia adattano meglio.

 

Un tuo parere sulla mountain bike femminile.  C'è qualche volto nuovo che ti aspetti il prossimo anno tra le top riders?
La danese Annika Langvad ha mostrato il suo potenziale stando costantemente sul podio e credo che Eva Lechner continuerà a migliorare, così come le Under 23 Julie Bresset e Annie Last.   Non è un volto nuovo, ma sul podio tornerà di nuovo Gunn Rita Dahle.
Dal Nord America penso che ci si può aspettare di vedere Lea Davison e Emily Batty, sono costantemente nella top ten, ma anche Marie-Helene Premont tornerà sul podio più spesso.

 

E il tuo il futuro, come lo vedi?
Penso di fare ancora grandi gare, posso ancora migliorare come atleta e ogni anno ho più esperienza.  Voglio aggiungere una medaglia olimpica ai miei risultati, so che dovrò spingere più forte che mai per conquistarne una, ogni anno le gare diventano sempre più veloci, ma farò del mio meglio per essere sul podio a Londra.