:: L' avventura di Gianni Banterla al Crocodile Trophy 2011

E' uno dei cinque italiani che a fine ottobre ha partecipato al massacrante Crocodile Trophy, che quest' anno nelle prime 3 tappe è stato condizionato dalle piogge che avevano colpito il nord ovest dell' Australia.

03 dicembre 2011

A Cooktown (Queensland - Australia) il 27 ottobre quando si è conclusa l' edizione 2011 del Crocodile Trophy, oltre al vincitore Jerome Boelen, c'erano anche i cinque corridori italiani, che erano partiti da Cairns in questa edizione della gara (17ª) che è stata colpita dal maltempo nelle prime tre prove.

Addirittura la prima tappa era stata annullata perchè sembrava che stesse scendendo il diluvio universale sul nord ovest dell' Australia. Gli italiani però sono si sono fatti spaventare ed hanno portato a termine la loro imprese, tagliando il traguardo in tutte le nove tappe. Parliamo di Pio Tomasetig, Sebastian Favaro e Daniele Modolo che hanno corso in coppia con il tandem, e i veronesi Nicola Gianfranceschi e Gianni Banterla.

Ecco il racconto di Gianni, che è nato, vive e lavora nelle zone tra Caprino Veronese e Affi, in provincia di Verona, vicino al lago di Garda. Ha 43 anni ed è un imprenditore nel settore vivaistico, un lavoro che ama molto. La passione della bici, fa parte della sua vita, è iscritto alla Olympic Bike di Bardolino, squadra di Paolo Rosola e Paola Pezzo.

"Dopo l'esperienza del Mongolia Bike Challenge, ne è apparsa un'altra nella mia vita: Il Crocodile Trophy. Già al Mongolia Bike Challenge, le testimonianze di chi era stato in Australia mi avevano appassionato. Racconti di lunghi rettilinei immersi in un verde lussuoreggiante, ma la decisione di partire l'ho presa perchè avevo voglia di provare qualcosa che non avevo mai fatto, sperando di trovare nuovi stimoli e un mio nuovo io.

Dopo averci pensato per diverso tempo avevo deciso di andare solo, poi però un amico di avventure (Nicola Gianfranceschi) mi ha seguito. La mia preparazione è iniziata a gennaio con un'amica con la quale ci alleniamo costantemente durante le pause pranzo e le domeniche, con lunghe percorrenze. Abbiamo anche utilizzato delle gare per testarci, in particolar modo una gara a tappe durata 4 giorni a Schladming, in Austria (Alpentour Trophy). Ho intensificato gli allenamenti negli ultimi mesi prima della partenza e poi via!

Siamo arrivati a Cairns sabato 15 ottobre, abbiamo poi avuto 3 giorni di ambientazione per il jet leg e per conoscere gli altri atleti, di cui solo 5 italiani noi compresi, tutti con il Mongolia Bike Challenge alle spalle. Il giorno dell'inizio della gara siamo stati pesati, spostati in bici di 12 km e c' è stata la tanto attesa partenza ufficiale. La pioggia tropicale ci ha accompagnato insistentemente: dopo sole 24 ore erano già scesi 550 mm di acqua. Siamo stati fermati dopo 15 km, nei pressi del lago Morris, impossibile proseguire visti il freddo e la pioggia continua. La prima tappa è stata così annullata e siamo stati trasferiti in bici (comunque pedalando!) per 70 km circa fino alla tappa successiva, al Lago Tinaroo.

Sembrava che il tempo migliorasse... 2° tappa: mentre ci trasferivamo verso il paese dove c'era la partenza ufficiale, ha ricominciato a piovere. Abbiamo percorso tutta la tappa, in mezzo alla foresta, sotto una pioggia battente. All'arrivo eravamo fradici e stanchi, le tende erano bagnate anche dentro, ma erano l'unico posto dove potersi riparare. Non ci siamo neanche fatti la doccia riuscendo poi a mangiare in tenda solo un piatto di pasta fredda che per essere portato lì si era riempito d'acqua.

La partenza della terza stata è stata sempre sotto la pioggia. Ormai avevamo perso le speranze di uscire da questo nubifragio. Siamo arrivati a Irvine Rock, un vecchio borgo di minatori, dove siamo rimasti due giorni facendo una tappa a circuito di 28 km per tre giri. Nel frattempo finalmente aveva smesso di piovere ed è iniziato un caldo che è andato aumentando giorno dopo giorno. Le bici, visti i terreni particolarmente difficili che stavamo percorrendo (fango, sabbia, torrenti..) hanno iniziato ad avere problemi seri come l'usura delle pastiglie dei freni, l'allentamento dei pacchi pignoni, i fili dei cambi che non scorrevano e forature!

La tappa più lunga della gara consisteva in 189 km di sterrato con un continuo saliscendi, ogni tanto interrotto dal fastidioso corrugation. Abbiamo sofferto il caldo e bevuto tantissimo, circa 12 litri di liquidi. Ogni depot era un'oasi di felicità, un traguardo! Era l'unico modo per affrontare un percorso così lungo e difficile sotto un sole fortissimo. Ma la tappa più dura è stata la nona. 145 km con un caldo intenso e la continua necessità di scendere dalla bici per la sabbia che ha dominato l'intero percorso, mettendo in crisi anche gli elite.

Conclusa questa tappa volavamo già sulle ali della felicità, consapevoli di poter finire questa gara massacrante. Oltre alle condizioni fisiche in bici, negativamente indimenticabili sono state le difficoltà al campo. Al pomeriggio arrivavamo affamati e trovavamo ben poco da mangiare. Le tende, unico luogo di riposo e privacy, erano fradice i primi giorni e piene di polvere e sabbia gli altri. Le cene erano mediocri. Ci è voluto davvero molto spirito di adattamento. Ero partito convinto di trovare un'organizzazione impeccabile, ho purtroppo dovuto ricredermi.

Ma i lati positivi sono stati moltissimi. Il sostegno, la condivisione e la collaborazione con il mio amico Nicola, dalla prima all'ultima tappa, per perseguire il nostro comune obbiettivo: essere finisher! Conoscere persone fantastiche (come gli altri tre italiani) con le quali ci siamo scambiati racconti sulle nostre esperienze! L'espansione dello spirito di sacrifico, resistenza e sopportazione sia in bici, dovendo anche risolverne le problematiche tecniche, che dopo al campo. E pedalare in questa natura selvaggia e piena di fascino, dalla foresta tropicale al deserto più caldo, tramutandola mentalmente in un luogo che ti accoglie e non che ti è ostile.

All'arrivo essere finisher è un'esplosione di gioia. Le fatiche fatte restano nella mente come dei mezzi indispensabili di apprendimento, comprensione e crescita interiore che ti cambiano profondamente per sempre".