:: La Roc: la riunione di una grande famiglia!

12 ottobre 2010

Dopo 27 edizioni la Roc d'Azur riesce ancora a stupire, anche chi ormai la conosce bene e la apprezza per la sua grandezza e per la sua originalità, una grandezza che rapisce immediatamente chi la frequenta per la prima volta e capisce di trovarsi ad un'evento grandioso per la mountain bike, con pochi pari al mondo e assolutamente sconosciuto a noi in Italia.
Per i bikers francesi la Roc d'Azur è il momento clou dell'anno, la riunione di una grande famiglia che in Costa Azzurra riesce ad esprimere tutta la propria passione e a lasciare migliaia di tracce su sentieri dell'Esterel che silenziosi per tutto l'anno in un week end di ottobre si lasciano cavalcare dai campioni e da chi ha scelto di esserci, per trasformare la propria passione per la mountain bike in puro gusto per delle giornate da favola.

 

Dopo aver varcato i cancelli del grande luna park della mountain bike, si viene assaliti da una strana euforia, che poi in modo razionale trasforma lo stupore in uno stile di vita, lì capisci che per tutto il tempo che rimarrai nel grande perimetro della Base Nature di Frejus, il tuo senso di appartenenza non sarà più quello di una semplice passione per la bicicletta e così tutto quello che succede ti attrae come un magnete, per grandi e piccoli la Roc d'Azur diventa la festa tanto attesa a cui migliaia di bikers non vogliono mancare.
Spettacolo, tanto spettacolo, un fiume di gente, musica, campioni che firmano autografi, gli odori del cibo portati dal vento, il fumo delle caldarroste che ti ricorda comunque che in Costa Azzurra, nonostante il tempo sia ancora caldo, si è comunque in autunno e un'altra stagione stà per finire.    Si stà per ore a vedere chi sfida la legge di gravità e si tuffa in folli salti da una pedana, gli specialisti della BMX che a Frejus disputano l'ultima prova di Coppa del Mondo, gli equlibristi del Bike Trial e così tutto diventa puro spettacolo, si gira tra gli stand dell'expo a cercare le ultime novità tecniche per rendere più performante la propria mountain bike o sostituire la propria cavalcatura a cui si però si chiede ancora un'ultimo sforzo prima del riposo invernale, portarti al traguardo di una delle 17 gare dell'esteso programma sportivo che riserva alla domenica, l'ultima emozione, 4.500 bikers dietro ai grandi campioni della mountain bike che dopo essersi sfidati per mesi sui tracciati di tutto il mondo, vengono in Francia per cercare il colpaccio della stagione o per concludere con una passerella un'annata che ha riservato loro il sapore delle vittorie importanti.

 

Ecco girare nel parterre con un tutore sulla mano fratturata dopo i mondiali Julien Absalon, insieme alla moglie e al suo piccolo, il Campione del Mondo 2010 Josè Antonio Hermida ancora con i baffi sfoggiati sul podio di Mont-Sainte Anne a firmare autografi, sorride raggiante Maja Wloszczowska con la jersey iridata dopo aver vinto per la prima volta la gara femminile, si incontra in mezzo al gruppo Miguel Martinez, sempre amato dal pubblico, insieme ad un'amico pedalare in quella gara che in passato aveva vinto per due volte.  Il tifo dei francesi è per i loro campioni, ma quello che succede sulla salita del Col du Bugnon diventa un'apoteosi per tutti i corridori.  Migliaia di persone incitano tutti, a fatica Florian Vogel, Burry Stander, Alban Lakata a cui stà agganciato un francese, Stephane Tempier, riescono a passare tra la gente, suonano i campanacci e le trombe, le urla della gente scandiscono il loro ritmo e poi gasano chi sta dietro e sarà così per ore, nonostante manchi il sole e tiri forte il vento, il Mistral, che sulla spiaggia della Gàliote toglie il fiato e rende il mare impetuoso.   Dopo chilometri di salita e tante discese tra sassi e radici, la Roc per i primi è vicina al termine, si avvicina al traguardo e una conclusione in volata, la vince il Campione del Mondo, Alban Lakata, ma festeggiano tutti, lui ha vinto la Roc d'Azur, ma, ancora una volta, dopo 27 anni il bilancio dell'evenment è strepitoso, ancora una volta la Roc d'Azur è stata da record, si sono avvicinati a 18.000 i bikers che hanno pedalato sul Massif de L'Esterel.

 

Eppure, nonostante la sua grandezza, per tanti italiani la Roc d'Azur rimane ancora un mistero, le sue meraviglie arrivano anche da noi, ma una sorta di blocco culturale li tiene lontani dalle sue bellezze, certo il costo di iscrizione è superiore dallo standard delle nostre manifestazioni, la considerazione per i nostri bikers è piuttosto fredda, se poi si guarda alla qualità dei servizi in gara, al pacco gara e al gadget, elementi tanto importanti per il nostro movimento amatoriale, il rapporto qualità-prezzo ha una caduta in verticale.   Ma la Roc d'Azur non è solo questo, valutarla in questo senso è proprio l'errore più banale, i pezzi da mettere insieme sono altri e tutti concorrono all'evento, alla grande festa d'autunno della mountain bike che da alcuni anni stà riscuotendo gradimenti senza precedenti e adesioni sempre più numerose, trovarvi dei veri difetti per chi la segue come noi da una decina di anni è difficile, ma lasciando da parte l'affetto e l'ammirazione personale, quest'anno una cosa poco azzeccata c'erà: la prima salita dopo i campeggi, segnati ancora dalla pesante alluvione di giugno, uno stretto budello impossibile da percorrere in sella, in cui si sono formati grossi tappi in tutte le partenze, una modifica ad una parte di tracciato che negli ultimi tre anni non ha ancora trovato la sua definitiva geografia e che quest'anno ha proposto la peggiore delle soluzioni per aggirare un'evidente problema di permessi di transito su una via di scorrimento piuttosto critica per il traffico.

 

Sferzata dal Mistral che ha disteso al vento per tutto il giorno le centinaia di bandiere della Roc d'Azur e scompigliato i capelli del pubblico che l'ha seguita, si è conclusa per la 27ª volta l'avvenimento dell'anno, chi tra i 30 partenti della prima edizione nel 1984, poteva immaginare che la storia della Roc d'Azur avesse così tanti capitoli e migliaia di protagonisti?  Chi ci ha creduto gioisce del suo fascino e rimpiange uno dei suoi padri fondatori, Alain Bianchi, "Monsieur Roc d'Azur", scomparso per una crisi cardiaca in luglio e chi invece ha ancora bisogno di avvicinarsi, forse da oggi può lasciare che la sua curiosità superi i confini e corra verso la Costa Azzurra, vera mecca del turismo francese e cattedrale della mountain bike a cui almeno una volta vale la pena di fare una visita lasciandosi guidare solo dalla propria passione.