:: Il lungo “viaggio senza barriere” è iniziato

Pioggia, fango e freddo hanno caratterizzato le prime due tappe sulla Manali-Leh, la strada carrozzabile più alta del mondo, affrontata in mtb da Stefano Mattioli e dal ciclista disabile Andrea Devicenzi

27 luglio 2010

Dalla loro partenza da Manali (India del Nord) ieri 26 luglio, non li avevamo ancora sentiti a causa della difficoltà di contatti telefonici, ma oggi finalmente giungono le prime notizie da Jspa, dove Stefano Mattioli e Andrea Devicenzi sono giunti verso le ore 15.30 ora locale (12.00 ore italiane) dopo due tappe da 80 km l'una e un totale di 3500 metri di dislivello. I due portacolori del Team Endurancenter Trenkwalder Agisko stanno affrontando, in mountain bike, la Manali-Leh, la strada carrozzabile più alta del mondo.


Un'impresa ardua, ancor più per Devicenzi, atleta disabile, che pedala con una gamba sola.
Nonostante la stanchezza li abbiamo sentiti entusiasti: «La prima tappa è stata veramente dura - ha spiegato da una cabina telefonica Stefano Mattioli - perché qui piove da giorni quindi le strade, dissestate, sono piene di fango. Ieri abbiamo impiegato nove ore per percorrere i primi 80 km con 2500 metri di dislivello. Ma la parte più impegnativa sono stati gli ultimi 5 km, durante i quali a causa del molto fango siamo dovuti scendere dalle nostre bici per spingere».


E questo era proprio uno dei più grossi interrogativi dell'esperto biker, il quale temeva che il suo compagno di viaggio, a causa della sua disabilità (Andrea Devicenzi è amputato dell'arto inferiore sinistro) avrebbe avuto difficoltà a superare "questa barriera". «E invece Andrea se l'è cavata alla grande - ha affermato con entusiasmo Stefano -. Per lui è stata davvero dura spingere la sua bici carica e pesante nel fango, con le strade dissestate e anche molto trafficate, c'erano infatti moltissimi camion, ma è stato bravissimo e la cosa ci ha reso entrambi molto fieri ed entusiasti, perché stiamo dimostrando al mondo intero che non esistono barriere anche per persone che, come Andrea, hanno subito gravi amputazioni».


Andrea e Stefano sono arrivati fino a quota 4500 metri e già dopo i  3200 metri hanno dovuto coprirsi per bene, perché faceva molto freddo. La temperatura gelida ha così reso l'impresa ancora più ardua per entrambi.


La seconda tappa, quella di oggi 27 luglio, è stata leggermente meno pesante: sempre 80 km, ma con soli 1000 metri di dislivello. Tuttavia questa tappa, che si è conclusa nel paese di Jspa, è stata caratterizzata dalla pioggia, che ha accompagnato per tutto il tragitto i due avventurieri, che dopo cinque ore hanno potuto finalmente fare una doccia calda e riposarsi.